Banner
HOME

...Siamo i soliti sognatori...

Per non smettere di sognare - MOUNTAIN PHOTO FESTIVAL



IL Festival

La nuova edizione del Mountain Photo Festival si svolgerà in Valle d'Aosta dal 17 al 26 settembre 2010 e si articolerà in tre sezioni, "young", "contemporary" e "open".

La sezione "young" ospiterà:

- la terza edizione della residenza artistica per giovani fotografi (19-26 settembre 2010, Colle del Gran San Bernardo)

- l'esposizione fotografica collettiva "Artist in residence 2008/2009" (Cittadella dei giovani, Aosta)

- progetto "Dentro lo sguardo. Fotografia e documentario: una forma d'arte o un'arte della forma?", un programma di proiezioni cinematografiche presso la Cittadella dei giovani di Aosta

La sezione "contemporary", curata dallo storico della fotografia Francesco Zanot, ospiterà:

- l'esposizione "Non si fa tempo ad avere paura" di Luca Andreoni(AlpinArt, Cogne)

- l'esposizione del lavoro di commissione fotografica affidata dall'Associazione Mountain Photo Festival a Luigi Gariglio (Centro espositivo di Etroubles)

- un programma di incontri di presentazione di libri e di iniziativededicate alla fotografia ed alla montagna

La sezione "open" ospiterà:

- un circuito espositivo nella città di Aosta aperto a quanti vogliano proporre i propri lavori fotografici al grande pubblico; a questa sezione sarà abbinato un contest sponsorizzato dalla Nikon con cui verrà scelta (e premiata) dal pubblico la mostra più apprezzata (PER PARTECIPARE inviare una mail a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

- un programma di workshop fotografici su alcune particolari tecniche di ripresa (HDR e foto in notturna), nonché sull'attualissimo tema dell'inserimento della fotografia nei sistemi dell'editoria, dell'advertising e dell'arte (workshop a cura dell'Agenzia Contrasto)



IL Programma

 

GIOVEDÌ 16

Cittadella dei Giovani (Aosta) _ ore 18

presentazione della nuova edizione del Mountain Photo Festival ed inaugurazione della mostra "Artist in residence 2008/2009"

(la mostra resterà aperta tutti i giorni dalle 9h00 alle 23h00)

Progetto finanziato dalla Fondazione CRT - esposizione realizzata in collaborazione con la Cittadella dei giovani di Aosta

 

A SEGUIRE _ Sedi varie (Aosta)

apertura del circuito espositivo cittadino OPEN

La sezione "open" del Mountain Photo Festival è sponsorizzata da Nikon

 

VENERDI 17

Centro espositivo Alpinart (Villaggio minatori, Cogne) _ ore 18

inaugura "Non si fa in tempo ad avere paura" di Luca Andreoni, a cura di Francesco Zanot

(la mostra resterà aperta tutti i giorni dalle 14h00 alle 18h00 - mercoledì CHIUSO)

Progetto finanziato dalla Compagnia San Paolo e dal Comune di Cogne - esposizione realizzata grazie al sostegno ed alla collaborazione della Fondazione Grand-Paradis ed del Comune di Cogne

 

 

Cittadella dei Giovani (Aosta) _ ore 21

"Dentro lo sguardo" _ proiezione del film "The Cambodian Room" di Giuseppe Schillaci e Tommaso Luserna, a seguire tavola rotonda con la partecipazione dei registi

Progetto a cura di Alessio Zemoz, finanziato dal Bando Giovani in M.O.T.O. - 2010 e realizzato in collaborazione con la Cittadella dei giovani di Aosta

 

 

SABATO 18

Centro espositivo (Etroubles) _ ore 18

inaugura "ALP_AGE" di Luigi Gariglio, a cura di Francesco Zanot

(la mostra resterà aperta tutti i giorni dalle 14h00 alle 19h00)

Progetto finanziato dalla Compagnia San Paolo e realizzato in collaborazione con Contrasto - esposizione realizzata grazie al sostegno ed alla collaborazione del Comune di Etroubles

 

Cittadella dei Giovani (Aosta) _ ore 21

"Dentro lo sguardo" _ proiezione del film "Gente d'Alpe" di Nardi/Poldi Allai/Lilloni, a seguire tavola rotonda con la partecipazione dei registi, di Luigi Gariglio (autore del progetto fotografico "ALP_AGE") e di Joseph Péaquin (regista valdostano)

Progetto a cura di Alessio Zemoz, finanziato dal Bando Giovani in M.O.T.O. - 2010 e realizzato in collaborazione con la Cittadella dei giovani di Aosta

 

SABATO 18 - DOMENICA 19

Cittadella dei Giovani (Aosta) _ 9h00-19h00

workshop fotografico "Aosta romana in HDR", a cura di Samuel Giudice e Fabrizio Falcomatà

 

DOMENICA 19

Cittadella dei Giovani (Aosta) _ 21h00

"Dentro lo sguardo" _ proiezione del film "Traces of a diary" di Marco Martins e André Principe a seguire tavola rotonda con la partecipazione dei registi e di Luca Andreoni (curatore del progetto "Artist in residence" del festival)

Progetto a cura di Alessio Zemoz, finanziato dal Bando Giovani in M.O.T.O. - 2010 e realizzato in collaborazione con la Cittadella dei giovani di Aosta

 

LUNEDI 20

Cittadella dei Giovani (Aosta) _ 21h00

"Dentro lo sguardo" _ proiezione del film "War Photographer" di Christian Frei

Progetto a cura di Alessio Zemoz, finanziato dal Bando Giovani in M.O.T.O. - 2010 e realizzato in collaborazione con la Cittadella dei giovani di Aosta

 

MERCOLEDI 22

Libreria A' La Page _ 18h00

presentazione del libro "La metafora dell'alpinismo" di Enrico Camanni

incontro con l'autore, modera Federica Giommi

 

VENERDI 24 - SABATO 25

Cittadella dei Giovani (Aosta) _ 16h00-00h00/10h30-13h00

workshop fotografico "Castelli in notturna", a cura di Samuel Giudice e Fabrizio Falcomatà

 

SABATO 25

Libreria A' La Page _ 18h30

presentazione del libro "Collezionare fotografia. Panoramica sul mercato internazionale delle immagini" di Denis Curti _ incontro con l'autore

 

SABATO 25 - DOMENICA 26 Cittadella dei Giovani

9h00-17h00: workshop "L'inserimento della fotografia nei sistemi dell'editoria, dell'advertising e dell'arte", a cura di Denis Curti e Francesco Zanot

Workshop realizzato in collaborazione con l'Agenzia Contrasto

 

Il Mountain Photo Festival è reso possibile grazie anche al contributo dell'Assessorato regionale Turismo, sport, commercio e trasporti della Valle d'Aosta (L.R. 31/1992).

 

 


Read 0 Comments... >>

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 15 Settembre 2010 13:52)

 

Chi vuole male a Emergency?

NOTIZIE POLITICA / ATTUALITA'

JavaScript disabilitato!
Per visualizzare il contenuto devi abilitare il JavaScript dalle opzioni del tuo browser.


Sabato 10 aprile la polizia Afghana e l’Isaf - International Security Assistance Force - si introducono nell’ospedale di Emergency di Lashkar Gah per arrestare sei Afgani e tre Italiani - il medico Marco Garatti, il coordinatore medico Matteo Dell’Aira e il tecnico Matteo Pagani - accusati di essere dei “cospiratori”. Sparsasi la voce, accorrono sostenitori del Governo Karzai a manifestare e lunedì l’intero personale dell’ospedale è costretto a lasciare la struttura, lasciando in standby macchinari e pazienti. Chi si occuperà di loro? Nessuno. Non è normale? Poco normali sono tutti i contorni di questa vicenda.
Il nome Rahmatullah Hanefi vi ricorda qualcosa? L’episodio legato a quel nome è un po’ l’antesignano di ciò a cui stiamo assistendo oggi. Il giornalista Daniele Mastrogiacomo viene rapito il 5 marzo 2007 da una cellula Talebana. Mentre le istituzioni brancolano nel buio il collaboratore di Emergency Hanefi fa da intermediario per la liberazione, che avviene solo grazie al suo fondamentale apporto. Il Governo Karzai lo arresta e lo tiene rinchiuso in prigione per più di tre mesi - senza che all’esterno si abbiano notizie di lui - infine liberandolo perché non accusabile di nulla. Durante quei giorni critici Gino Strada irrompe in tutte le trasmissioni, urlando la sua indignazione verso Prodi e il Ministro degli Esteri D’Alema, rei di aver abbandonato al suo infausto destino Hanefi. Ma si sa, la politica segue percorsi ambigui e poco “etici”. Una volta “superato” lo scandalo Strada torna al suo lavoro silenzioso, 365 giorni su 365, nei luoghi più disperati del mondo.
Curare i paria della società moderna è la missione di Emergency e questo è ciò che non viene sopportato. Il suo dare importanza esclusivamente all’uomo, contemporaneamente al suo fregarsene di piacere ai “potenti”. I media si ricordano di Gino qualche giorno fa, quando Strada indice conferenze e partecipa a talk show - nel video linkato parte dell’intervista di Strada a Che tempo che fa - per dare la sua versione dei fatti. Sottolinea più volte come non gli interessino le simpatie del personale. L’importante è che i suoi collaboratori lavorino bene, poi, sostiene Strada, “come ci possono essere dei malfattori nell’ospedale di Milano questo può naturalmente accadere anche in Afghanistan” - stesso discorso per le armi ritrovate in un magazzino dell’ospedale di Lashkar Gah; secondo Strada la facilità con cui chiunque può lasciarle in quell’ospedale è uguale a ciò che potrebbe accadere in Italia, vista la latenza di controlli.
Il creatore di Emergency difende però i tre ed evidenzia come per ora non sia stata formulata alcuna accusa chiara. Nelle prime ore circola la voce che i tre medici sarebbero anche accusati dell’omicidio dell’interprete di Mastrogiacomo, ma gli Afgani ignorano che nei giorni del rapimento i tre non erano nemmeno presenti nel Paese. Poi, la presunta confessione sul complotto per uccidere il Governatore della provincia di Helmand, smentita. Intanto i tre italiani sono rinchiusi, senza assistenza medica e legale, e senza che giungano notizie sul loro stato. Questo assume sempre più i contorni di un attentato ad un’organizzazione umanitaria, fastidiosa agli occhi delle istituzioni Afgane - sia di Karzai che dei Taliban - per quel suo voler curare feriti di qualunque parte della barricata. E un attentato a tre italiani.
Non ci arriva il Ministro degli Esteri Frattini, il più giovane della nostra storia oltre che uno dei peggiori. Definisce da subito la possibile colpevolezza “una vergogna per l’Italia”, salvo poi rimangiarsi tutto e garantire pieno impegno, una volta che l’opinione pubblica gli morde le caviglie. Anche La Russa dapprima accusa, “Capita di avere infiltrati al proprio fianco”, e poi chiede rispetto al Governo di Kabul. A sinistra, come consuetudine, tutto tace. Si muove la società civile, giustamente “incazzata”, che pretende di conoscere cosa stia succedendo. I Soliti Sognatori firmano l’appello sul sito www.emergency.it e sostengono con convinzione Gino Strada e Emergency. Non lasciamoli soli.


Read 1 Comments... >>
 

Alice in Wonderland (2a Parte)

NOTIZIE CINEMA

JavaScript disabilitato!
Per visualizzare il contenuto devi abilitare il JavaScript dalle opzioni del tuo browser.


(CONTINUA da Alice in Wonderland (1a Parte))
Ciò che sorprende di tutte le immagini è la straordinaria serietà dei volti: Tutte hanno l’espressione malinconica del poeta, lo sguardo sognatore è esasperato ancor di più dalla lunga posa. Tutte le piccole modelle del poeta sembrano temere il fluire del tempo, il futuro incombente, il mondo degli adulti e mostrano la paura e il dolore di essere costrette ad abbandonare l’infanzia per crescere. Come se anch’esse provassero l’angoscia e il terrore di Alice “nel paese delle meraviglie” dinanzi alla prospettiva di risvegliarsi nel “paese degli incubi”.
La fotografia giocò quindi un ruolo essenziale nella vita di Lewis Carroll. Già nel suo primo incontro con essa la salutò come “la nuova meraviglia del mondo”. Fu uno dei primi a vedere in essa un mezzo espressivo degno di interesse. Una grande affinità legava del resto il suo universo, popolato da trabocchetti, giochi di specchi e magiche trasformazioni, a quello della fotografia. Carroll si trovava perfettamente a suo agio nello spazio irreale della camera oscura, dove i raggi luminosi, fissandosi, ricreano le apparenze fuggevoli e impalpabili della realtà. Rivelare le immagini latenti, captarle, fissarle per sempre e materializzarle. Questo è il prodigio della fotografia, che lo folgorò e lo indusse a coltivarla, ad amarla. La morte del soggetto, la sua resurrezione al di là del reale, l’arresto del tempo, la presenza di ciò che è assente e l’assenza del presente.
Carroll ha vissuto questi paradossi un’infinità di volte dietro il suo obiettivo. E la fotografia svolse un’altra funzione per il poeta, quella di essere la camera di compensazione della sua vita amorosa frustrata. Noi fotografi siamo una genia di bricconi, guardoni e ladri. Ci troviamo ovunque non siamo desiderati, tradiamo segreti che nessuno ci confida, sappiamo senza vergogna ciò che non ci riguarda e ci appropriamo di cose che non ci appartengono. E a lungo andare ci ritroviamo possessori di ricchezze di un mondo che abbiamo depredato. Fu la fotografia che permise a Lewis Carroll di esorcizzare i demoni che lo perseguitavano. L’intera vita amorosa di Carroll fu mediata dalla fotografia. Era il suo paese delle meraviglie, l’altro lato dello specchio.
Un gioco di specchi dunque tra il poeta scrittore ed il visionario fotografo, un dualismo all’interno del quale irrompe la non unica trasposizione cinematografica dell’altrettanto visionario Tim Burton. Nel film Alice in Wonderland Burton si fa effigie, riflesso del poeta Inglese e ne traduce in immagini l’opera letteraria prendendo spunto sia da Alice nel paese delle meraviglie sia da Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò. Ci si aspettava molto dal duo Burton-Carroll, ma la pellicola ha tradito le attese. E le ha tradite per una serie precisa di motivi. Il primo, e forse quello maggiormente d’impatto, concerne scelte di stile e di soggetto. Il tipico stile dark dell’autore è smorzato e indebolito da una stesura poco incisiva, convenzionale addirittura. Le ragioni di questo atteggiamento si possono individuare in primo luogo nella produzione firmata Disney, il lungometraggio ha tutta l’aria di una favola classica.
La protagonista lotta strenuamente contro una forma di destino prestabilito - quello sociale - dal quale comunque non potrà sottrarsi. Una lotta che le darà l’illusione di potersi avvalere di un libero arbitrio impotente di fronte ad un determinismo predestinato. Nasce borghese, entra nel paese delle meraviglie, sviluppa il suo percorso di maturazione, e ne esce destinata ad una carriera altrettanto borghese di commercio imperialista. L’emancipazione individuale non coinvolge quella dalla struttura generale del sistema. Ma d’altra parte il cinema di Burton si è sempre occupato di vicende di quella medio-piccola borghesia più o meno maltrattata. Da Edward Mani di forbice - le vicende si svolgono in una cittadina benestante e idiota - a Big Fish - i protagonisti godono di una condizione privilegiata - da La Fabbrica di cioccolato - il piccolo protagonista è destinato a salvare un’industria in declino - passando per La Sposa cadavere - contesto aristocratico Vittoriano. Nemmeno Alice in Wonderland si sottrae.


Read 0 Comments... >>

Leggi tutto...

 

Alice in Wonderland (1a Parte)

NOTIZIE CINEMA

JavaScript disabilitato!
Per visualizzare il contenuto devi abilitare il JavaScript dalle opzioni del tuo browser.


Lewis Carroll, Tim Burton e il loro paese delle meraviglie. Il vero nome di Lewis Carroll è Charles Lutwidge Dodgson, Inglese con origini Irlandesi di famiglia anglicana conservatrice. Destinato ad una carriera nell’esercito o nella chiesa, come da tradizione per gli appartenenti alla classe medio-alto borghese dell’epoca, Carroll fu reverendo, docente di matematica, logico, scrittore, poeta e soprattutto fotografo. Le vicende biografiche sono ormai note e con esse la loro ambiguità a causa delle poche fonti certe su cui fare riferimento. Alice nel paese delle meraviglie e Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò sono i testi più conosciuti dell’autore Inglese. Alla sua morte però, avvenuta nel 1898, furono trovati trentatre album, dodici dei quali contenenti sue fotografie. Si tratta di circa settecento immagini, di cui solo una parte sono state pubblicate - nel video linkato una serie di immagini di Carroll, l’ultima della sequenza è un falso.
Perché parlare di Lewis Carroll come fotografo? Perché la sua vicenda di fotografo è estremamente significativa per la comprensione del personaggio e della sua opera letteraria, oggi diventata anche cinematografica. Fu proprio nel 1863 e 1864, fra la nascita e la pubblicazione di Alice nel paese delle meraviglie, che va situato il periodo più fertile della sua attività di fotografo, ormai indissolubilmente legata alla sua opera poetica. Nel 1863 il procedimento al collodio - padre delle “attuali” pellicole negative - compiva solamente ventidue anni e Carroll apparteneva già alla categoria dei grandi nomi della storia della fotografia insieme ai contemporanei Oscar Rejlander - che proponeva già allora fotomontaggi, perlopiù onirici e surreali, di grande impatto - e Julia Margaret Cameron - altra grande ritrattista.
Tra il maggio 1856 e il luglio 1880 Carroll fotografava vescovi, professori, artisti, scrittori, attori e attrici, perlopiù soggetti dettati dallo snobismo dell’epoca. Tra i vari personaggi troviamo Rossetti, Ruskin, Browning e molti altri. I suoi ritratti denotano semplicità e naturalezza, si asteneva da stereotipi e convenzioni. Le ambientazioni erano modeste - un muro, un giardino, delle scale - e preferiva scattare fotografie di persone nella loro interezza. In numerosi testi Carroll, attraverso il suo humour tagliente, esprime le disillusioni, le difficoltà, le incomprensioni a cui andava incontro il cultore della nuova arte e stigmatizza l’ambiguo atteggiamento che la borghesia Vittoriana aveva nei confronti di essa. Ne era fortemente attratta e esigeva ritratti edulcorati, compiacenti e ritoccati. Quanto poco, in sostanza, è cambiato da quell’epoca!
Tutto mutò radicalmente dal momento in cui Carroll puntò il suo obiettivo su di un’Alice in carne e ossa. Egli seppe immortalare l’eroina della sua Alice non solo con il suo straordinario racconto, ma anche con i suoi ritratti, autentici capolavori. Alice fu la prima di una serie di “amiche-bambine” che rappresentava per l’autore “l’immagine impressa di colei che, nel mio cuore, fu la mia amica-bambina ideale nel corso degli anni” - tratto dal libro Lewis Carroll photographe ou l’autre coté du miroir di Bressai, 1970. Ebbe molte altre amiche-bambine e in alcuni casi produsse anche una serie di nudi che vennero restituiti alle rispettive fanciulle alla morte del poeta. Di che natura era il fascino che le bambine esercitavano su Carroll? Non è questa la sede per approfondire questo “caso” già indagato da psicoanalisti Americani e Inglesi.
Carroll amava attraverso ciascuna fanciulla un istante fugace, effimero, quel breve istante dall’alba tra il giorno e la notte. Tutte le amiche non erano che un medium per catturare un tale istante e fu grazie a loro che il poeta poté serbare un animo infantile. Denudare bambine è un atto estremamente ardito, ancor di più se compiuto da un pastore anglicano nell’Inghilterra Vittoriana. Carroll, precursore e innovatore in tanti settori, lo fu anche nella rivendicazione e nel culto della nudità integrale e di una morale libera, senza pregiudizi né costrizioni.
(1/CONTINUA...)


Read 0 Comments... >>
 

La cugina de Lo Stolto

LO STOLTO

JavaScript disabilitato!
Per visualizzare il contenuto devi abilitare il JavaScript dalle opzioni del tuo browser.


Carlo Lo Stolto ha una cugina, Francesca Melatiro, nata ad Aosta, 36mila abitanti, ci si conosce tutti lì. Tutti sanno cos’ha fatto tizio, tutti sanno che Caio è uscito con l’ex di Sempronio e che lui non l’ha presa bene. Insomma, Aosta è una piccola cittadina ed è difficile riuscire a distaccarsi dalla mentalità introversa e autarchica della gente. Francesca ha un’adolescenza non facile, o meglio, “facile” era lei, la classica ragazza del gruppo. “Limonava” con tutti, certo era una sorta di beneficenza, anche i meno bellini ne approfittavano. Certo che però svendersi in quel modo, per una ragazza che sta per diventare maggiorenne, è come gettare via la propria reputazione per sempre. Sono passati sette, otto anni e ad Aosta ci si chiede che fine abbia fatto la Melatiro.
Tutti la conoscono, “la sua fama la precedeva”, ci si dice tra amici. La tesi di un mio amico è che sia scappata in Egitto, con un animatore di villaggi turistici locali, uno di quelli che ha una moglie per ogni Paese Europeo. Qualcun altro invece sostiene che si sia fatta suora di clausura, chiusa come un’eremita in un piccolo monastero ai piedi del Monte Bianco. In sostanza nessuno l’ha più vista, la sua reputazione l’ha fatta sparire. E invece, “Signori e signore, benvenuti all’undicesima edizione del mitico Grande Fratello - la Marcuzzi, con una cintura al posto della gonna, continua entusiasta - ecco la prima concorrente, Francesca Melatiro, 24 anni di Milano”, due tette con una donna a seguire scendono dalla famosa auto aziendale di Mediaset.
Eccola, è lei, la donna del gruppo, con tre taglie di seno in più e un naso che faceva invidia alla Francese che ha inventato “il nasino alla Francese”. Milano, la grande metropoli, lì non la conosce nessuno, per lei Aosta non significa più nulla. Vent’anni cancellati. Quella ragazza è riuscita a cambiare, a trasformare un’adolescenza in cui per farsi accettare doveva darsi a tutto in un personaggio televisivo. Un ritocco qui, uno lì ed ecco la nuova Francesca da Milano. E’ lei il nuovo idolo della Gialappa’s, dieci giorni di permanenza nella Casa, quattro limonate e una “sveltina”. Francesca Melatiro, la ragazza della Casa. Il passato a volte ritorna.


Read 0 Comments... >>
 
I SOGNI DEL GIORNO

JavaScript disabilitato!
Per visualizzare il contenuto devi abilitare il JavaScript dalle opzioni del tuo browser.

Proiezione del film "War Photographer"

Oggi, Lunedì 20 settembre

Alle ore 21

In Cittadella, Aosta

 

JavaScript disabilitato!
Per visualizzare il contenuto devi abilitare il JavaScript dalle opzioni del tuo browser.


The Cambodian Room

 

Proiettato venerdì al MOUNTAIN PHOTO FESTIVAL

 
Banner
Banner

Banner
Banner
Banner
Gli incontri degli amici di Beppe Grillo
Banner
Banner