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Diario in Rose: la conclusione e i premi

DIARIO DEI FESTIVAL

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24 febbraio
, giorno 6, 25 febbraio, giorno 7, e 26 febbraio, giorno 8,
scrivo nel giorno dell’arresto di Jafar Panahi - Orso d’Oro 2006 a Berlino - cineasta Iraniano e oppositore del regime di Ahmadinejad. Le ragioni ufficiali dell’arresto non sono note. Il Governo di Teheran si è premurato però di precisare che i motivi non sono di natura politica. Attendiamo novità. In ogni caso non c’è bisogno di arrivare in Iran per trovare delle forme di censure e più avanti, nell’ultimo post, capirete il perché.
Intanto si è conclusa la 26esima edizione del Festival International du Film d’Amour de Mons, ed è di nuovo tempo di cinema, del grande cinema. E’ tempo di premi Oscar, di star e di passerelle, del “sogno Americano” ed io, invece, sto per raccontarvi un’altra storia, che termina nell’altrettanto lontana Abkhazia, in Georgia, passando per Bulgaria e Romania. E’ una storia vincente, piccola, fatta di piccoli gesti. Si dice che la felicità stia proprio nelle piccole cose, figuriamoci l’infelicità. E questa storia, con le sue piccole vicende, è il racconto degli andirivieni tra felicità e disagio, tra amore e violenza, tra guerre che desertificano l’anima e il paesaggio, ma che contemporaneamente fanno nascere nuovo coraggio. Un’eterna lotta tra grandi sogni e piccole utopie, un altrove/film e un qui/spettatore che parlano la stessa lingua dell’anima che provoca un’emozione irrimediabile e senza appello. Ecco la storia di questo Festival e dei suoi vincitori.
The other bank (L’altra riva) di George Ovashvili - il cui trailer è linkato - si aggiudica il Grand Prix du Festival. Tedo, dodici anni, vive a Tbilisi, capitale della Georgia. Ha conosciuto il conflitto, l’esilio, la miseria, l’odio etnico, la lontananza dal suo paese, l’Abkhazia, messo in ginocchio dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Per questo motivo intraprende un lungo viaggio verso la sua reale terra natale alla ricerca di un padre, di una patria, di un’identità scomparsa, verso “un’altra riva”, al di là della frontiera. La resa formale è sorprendente, ogni inquadratura è costruita su di una struttura poetica efficace, semplice, discreta, ma potente. L’occhio è esaltato poiché sapientemente guidato all’interno del quadro grazie alla sua impostazione fotografica. L’immagine è evocativa e dialoga dolcemente con un contenuto ed una trama toccanti, anche se con qualche piccola forzatura. Nel complesso essenziale, arcaico, umano, e forse per questo motivo tanto apprezzato.
Spiazzante, quasi destabilizzante, invece Eastern Plays, opera del Bulgaro Kamen Kalev, al suo primo lungometraggio, vincitore del Premio della Giuria Giovani. Ritratto disincantato di una generazione alla ricerca di se stessa, questo film mette in scena una vicenda biografica parzialmente reale. Un personaggio in cerca di una persona, un film che a tratti si maschera da documentario, uno sguardo lucido ed emozionato, che resta documento di una Sofia in conflittuale metamorfosi. Itzo è affetto da dipendenza da alcol e metadone, è infelice fuori e dentro la storia con la sua compagna. Vorrebbe vivere della sua arte, ma non può e lavora in un’officina. I contatti con la famiglia sono rari e complessi. Itzo è il vero soprannome di Christo Christov, attore protagonista di un film che rievoca a tratti episodi realmente accaduti. La dipendenza, la violenza, la famiglia. Un film completo, con una prossimità emotiva diretta, e uno stile moderno e fresco.
(1/CONTINUA...)

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Proiezione del film "War Photographer"

Oggi, Lunedì 20 settembre

Alle ore 21

In Cittadella, Aosta

 

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The Cambodian Room

 

Proiettato venerdì al MOUNTAIN PHOTO FESTIVAL

 
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