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Diario in Noir: giorni tra alti e bassi

DIARIO DEI FESTIVAL

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10 dicembre, giorno 5, e 11 dicembre, giorno 6,
nelle ultime giornate abbiamo vissuto alti e bassi dal punto di vista cinematografico. Promosso L’affaire Farewell. Bocciato invece Sinjuku Incident. Quest’ultimo tratta contemporaneamente immigrazione clandestina, disagio sociale, sfruttamento del lavoro, crimine organizzato, razzismo, connivenza tra stato e mafia, guerra tra bande. Sembra di essere di fronte al ritratto per punti del lato malsano di quel bel paese chiamato Italia. E invece non è l’Italia, è la Cina. O meglio, è il Giappone visto attraverso gli occhi di una comunità immigrata clandestinamente dalla Cina. Si tratta di individui disadattati e sfruttati sul lavoro, poi di piccoli criminali dediti alla scalata e alla risalita sociale, ingabbiati in una lotta tra poveri contro Stato, mafia e pregiudizi razziali. Per fortuna è solo un film. Anzi, un film solo. Un film che ragiona per macrotematiche, in modo univoco, condensando al suo interno i più vari cliché di genere, dalla costruzione dei personaggi - straniante un Jackie Chan che si prende troppo sul serio - alla struttura generale, passando per dialoghi troppo deboli. Per fortuna Sinjuku Incident è anche un gangster/action movie che a brevi tratti coinvolge e diverte. Ma senza pretese.
L’affaire Farewell - il cui trailer è linkato - invece è estremamente godibile, ma temo che avrà serie difficoltà nel trovare una degna distribuzione. La realizzazione è brillante e non banale, Emir Kusturica un degno protagonista, le valutazioni storiche significative. Questi sono elementi rilevanti che però devono fare i conti con una tematica da sempre delicata. Siamo infatti negli anni ’80, in Russia. E’ il culmine della Guerra Fredda. Pierre, giovane ingegnere Francese, viene coinvolto suo malgrado in una vicenda di spionaggio. Sergei/Kusturica passa informazioni riservate e fondamentali al Governo Francese. Da qui sono coinvolti Mitterand e Reagan e i servizi segreti delle rispettive nazioni. E’ una storia tragica, idealista.
E’ una storia tragica perché idealista, fatta di gente comune, con i vizi e le debolezze dell’uomo medio, ma con il cuore grande di chi sogna e crede gratuitamente, nella speranza di un giorno migliore. Il tradimento è accettato come condizione, come fattore interno all’uomo, come tappa necessaria. Sergei sogna la poesia e lo champagne Francese. Suo figlio canta i Queen. Pierre si lascia coinvolgere, affascinato dalla figura di Sergei e del suo “gioco da grandi”. Ma i “grandi”, quelli potenti, sono altri e la sorte fa pagare sempre il conto. “Farewell” era il nome dato dal servizio segreto Francese all’operazione che prevedeva l’acquisizione di tutta una serie di documenti di rilevanza strategica determinante per l’esito dello scontro economico, politico e militare.
L’operazione avrebbe segnato la fine, lo smascheramento e smantellamento di quegli elementi che concorrevano al clima di tensione. La storia sarebbe stata diversa. Purtroppo però gli avvenimenti seguirono un altro percorso, le potenze dominanti furono guidate da interessi più grandi e tutto rimase com’era, almeno fino al 1989. La voglia di lottare per e allo stesso tempo contro se stessi, per e contro il proprio Paese, non può essere soppressa, anzi, vive dentro ciascuno di noi. Il vero rivoluzionario, diceva Lenin, è colui che, consapevole dell’inutilità dei propri sforzi, continua a fare ciò ch deve, con coscienza, fede e fermezza.
Purtroppo per il tanto tempo che richiedeva il consiglio di giuria e il laboratorio di analisi e critica cinematografica non è stato possibile partecipare alla proiezione di tutti i film in concorso al Festival.

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I SOGNI DEL GIORNO

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Proiezione del film "War Photographer"

Oggi, Lunedì 20 settembre

Alle ore 21

In Cittadella, Aosta

 

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The Cambodian Room

 

Proiettato venerdì al MOUNTAIN PHOTO FESTIVAL

 
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