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Diario in Noir: il giorno di Jennifer's Body

DIARIO DEI FESTIVAL

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8 dicembre, giorno 2,
rileggo ancora una volta il mio testo pubblicato ieri sera e prendo atto di un fatto significativo. Credo che sia in qualche modo interessante notare al di là dei contenuti, che lasciano il tempo che trovano, il tono violento e le sfumature vagamente isteriche di vendetta che per quanto mi riguarda ritengo inusuali. Questo fatto però è curioso poiché tali sentimenti si nutrono della stessa linfa vitale che scorre nelle vene di questo Festival. In tal senso le proiezioni odierne hanno ampliato in buona misura lo spazio di indagine di quel cuore nero che pulsa dentro ciascuno di noi. Violenza, ma soprattutto vendetta, sono i punti di ancoraggio del fil rouge che unisce i lungometraggi e che comincia a delineare il senso generale della selezione proposta.
Cominciamo dall’ultima proiezione di oggi, una scelta di “portafoglio” da parte degli organizzatori: l’anteprima di Jennifer’s Body, diretto da Karin Kusama e scritto da Diablo Cody. Un film attesissimo e discusso, soprattutto per la presenza della brillante sceneggiatrice di Juno. L’opera è interamente al femminile, a tratti persino femminista, incentrata sulla donna e sulla violazione del suo corpo. Splendido e nobile intento questo. Peccato però che il film finisca per dare l’impressione di essere da una parte una parodia grottesca del genere tipicamente americano degli High School movie, con i suoi personaggi sterili e stereotipati, e dall’altra uno splatter fine a se stesso, con i suoi codici postmoderni. Si svuotano così di senso le già flebili dinamiche psicologiche e la struttura generale e contenutistica dell’opera.
Una sorta di moderna rivoluzione rosa nata da una forma di autocoscienza - anche se nel film non si accenna minimamente, in nessuna forma, ad un percorso di approfondita analisi - che prende vita da violazione e vendetta. Non è un caso che la Cody, durante la proiezione, assista a qualche ingenerosa, ma legittima risata, e raccolga solo pochi e mosci applausi. Purtroppo Jennifer's Body è un film che è necessario prendere sul serio e come tale acquista un valore diverso. L’ironia ed il paradosso sono la chiave di questo esempio perfetto di ciò che è meglio evitare, sia cinematograficamente che dal punto di vista sociale. Un po’ come un incidente stradale, se te ne accorgi prima lo eviti.
Perciò, se è doveroso analizzare seriamente questo film, stesso trattamento spetta anche a Harry Brown, proiettato ieri sera. Un film sul disagio e sulla vendetta personale, violento e ultraconservatore nella forma come nel contenuto. Per certi versi - fotografia e regia - accostabile al recente Gran Torino e per altri - politicamente e moralmente - diametralmente opposto, questo film aprirà un acceso dibattito, soprattutto in Italia, proprio in virtù delle qualità di cui sopra. Siamo di fronte ad un grave pericolo. Noi come maschi corriamo il rischio di essere sbranati da qualche donna vampiro un po’ incazzata e, qualora non bastasse, come cittadini quello di incappare per strada in qualche rondista nostalgico del manganello. Prima o poi una o l’altra cosa accadrà. E non so quale delle due è peggio.

Sez. Doc.
:
-Playing columbine, di Danny Ledonne. Usa, 2009. 94’.

Selez. Uff.
:
-25 Carats, di Patxi Amézcua. Spagna, 2009. 86’.
-Jennifer’s Body, di Karin Kusama. Usa, 2009. 102’.

Commenti

avatar mattia
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della serie " padella o brace "...
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Proiezione del film "War Photographer"

Oggi, Lunedì 20 settembre

Alle ore 21

In Cittadella, Aosta

 

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The Cambodian Room

 

Proiettato venerdì al MOUNTAIN PHOTO FESTIVAL

 
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