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...Siamo i soliti sognatori...

Diario in Rose: l'Apertura del Festival

DIARIO DEI FESTIVAL

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Inizia oggi a Mons (Belgio) il “Festival International du Film d’Amour de Mons”, rassegna cinematografica di grande interesse che durerà fino al 26 febbraio. Alessio il Sognatore fa parte della giuria del Festival e redigerà in esclusiva per il blog il Diario in Rose.

19 febbraio
, giorno 1,
“ci rendiamo conto di essere innamorati quando cominciamo ad agire contro i nostri interessi e non lo possiamo impedire”. Si chiude con questa citazione di Francois Truffaut il discorso tenuto da Elio di Rupo, Direttore del Festival, durante la cerimonia di apertura avvenuta ieri sera. E in effetti questa 26esima edizione del “Festival del cinema d’amore di Mons” esibisce da subito il suo carattere spregiudicato e coraggioso, incosciente quasi, per amore del buon cinema: competizioni Internazionali ed Europee per lungo/cortometraggi, panoramiche sul cinema Italiano contemporaneo, e soprattutto retrospettive e focus sul cinema dell’Est Europa, in particolare quello Rumeno.
Questo Festival ha la capacità di mettere in relazione più di 80 film presentati da ogni parte del mondo. Storie lontane per cultura e geografia, dalla Bulgaria al Burundi, dalla Slovacchia al Quebec, che trattano l’amore in senso ampio, in quanto valore universale, in quanto movimento dell’animo umano quanto mai necessario, a volte fin troppo alieno nella società di oggi. Ed è proprio da questo punto che il Presidente del Festival esordisce durante la cerimonia sobria e pregna al punto giusto di retorica. Come sempre lusso ed eleganza sfilano sul red carpet del Théatre Royal che si affaccia sulla splendida Grand Place. Il gala d’Ouverture scorre rapido e regolare con i soliti volti imbellettati d’alta società. L’atmosfera però è gradevole, senza eccessi né volgarità. Anche la cerimonia in teatro è allegra, grazie ad una madrina energica e solare come Macha Méril, rinomata attrice Francese, ora soprattutto di teatro, legata ad autori come Bunuel, Rhomer, Bresson, Pasolini e Argento. In qualità di inguaribile Godardiano tengo a citare la collaborazione della Méril con Jean-Luc Godard nello splendido film Nouvelle Vague Une Femme Mariée - il cui trailer è linkato - ottimo anche per introdurre la dialettica Amore/Cinema.
Per parlare proprio di cinema il mio compito qui è di assegnare, insieme ad una giuria composta da giovani provenienti da tutta Europa, il premio per il miglior film della competizione Europea. Dieci film, dalla Romania alla Finlandia. Il primo assaggio, ieri sera, con l’anteprima di Thelma, Louise et Chantal di Bénoit Pétré. Un film che in Italia potrebbe essere un potenziale grande successo. Una commedia agrodolce, un road movie divertente, una specie di Aldo, Giovanni e Giacomo interamente al femminile, con una formidabile Jane Birkin, lontana dal tormentato personaggio ammirato in Questione di punti di vista. Un film con qualche cliché di troppo, sia narrativo sia dal punto di vista dei personaggi e delle gag, ma che tutto sommato valeva la pena di essere prodotto. Una scommessa vinta. E da oggi al via la competizione.


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Uno Stato libidinoso

POLITICA (NON) PULITA



Assistiamo quotidianamente alle indecenze di coloro che invece di rappresentarci e governarci rubano, fanno i loro comodi o se la “spassano” con i nostri soldi. Uno degli aspetti che ultimamente salta agli occhi negli scandali che coinvolgono i nostri politici è quello sessuale. Sono convinto che chiunque - politici compresi - abbia diritto alla propria privacy. Sono altrettanto convinto che nel caso in cui si parli dei vizi e dei reati di personaggi dello spettacolo - Lapo Elkann e Morgan, per fare due nomi - si tratti di gossip, spesso invasivo, buono per le copertine di Chi e gli editoriali del Signorini di turno. Ma quando si tratta dei nostri politici non possiamo ignorare alcuna “mignotta” e alcuna striscia di coca e non possiamo permetterci di classificare tali notizie nella categoria gossip. Chi assume un ruolo pubblico decide di assumersi precise responsabilità e non può permettersi cadute, grossolani “errori” o imperdonabili “vizi”.

Il precursore dei recenti scandali sessuali è l’insospettabile Sircana. Durante l’inchiesta di Vallettopoli del marzo 2007 veniamo a conoscenza di foto che ritraggono il portavoce di Prodi mentre parla dalla sua auto con un trans, abitudine quantomeno evitabile. Nel luglio 2007 il Deputato Udc Cosimo Mele vive invece una nottata di follia tra coca e prostitute, alla fine della quale una delle sue compagne di baldoria viene ricoverata per un malore conseguente al mix di alcool e droga. Viene aperta un’inchiesta a suo carico per detenzione e uso di sostanze stupefacenti. Mele si dimette dal Partito, ma conclude comunque la legislatura. Essendo un personaggio di secondo piano, e dunque facilmente sacrificabile, non viene ricandidato in alcuna forza politica. Passano due anni e invece troviamo implicato in uno scandalo sessualpolitico il Capo.

Berlusconi si deve destreggiare tra Noemi, aspiranti veline, escort. Tra Palazzo Grazioli e Villa Certosa si ripetono feste private con Apicella alla chitarra, Signorini ad osservare e politici stranieri a “godere” delle bellezze al servizio. Berlusconi promette alle “ospiti” candidature, appalti, apparizioni in fiction, ma il tutto, una volta scoperto, viene liquidato dai giornalisti servitori come banale gossip. Per giustificare la presenza di ragazze a pagamento Ghedini conia inoltre per Papi Silvio, ignaro della loro reale natura secondo l’avvocato, la straordinaria definizione di “utilizzatore finale”. Nel migliore spirito bipartisan è coinvolto in uno scandalo sessuale anche un esponente di spicco del Centrosinistra, Piero Marrazzo. Scopriamo nell’ottobre scorso che Marrazzo viene ricattato per le sue “losche” abitudini, sesso a pagamento con trans e contorno di cocaina. Il Presidente del Lazio ha quantomeno il buon senso di dimettersi.

Arriviamo all’ultimo “vizioso”, il Capo della Protezione Civile Bertolaso. Politico, amministratore, tecnico? Bertolaso ora è soprattutto indagato in un’inchiesta di cui siamo venuti a conoscenza in questi giorni, in cui si parla di appalti gonfiati e truccati, di protezioni politiche e di una rete intricata di conoscenze e mazzette. E auto di lusso, orologi e “massaggi” al centro Sport Salaria di Roma. Ci parlano di fisioterapiste professionali, ma non siamo tutti fessi. Le “ripassate” - secondo la definizione del buon Guido - alla mitica Francesca o il festino notturno con la carioca Monica non sono solo sfizi che Bertolaso si toglie grazie all’imprenditore - e grande protagonista degli appalti - Anemone, ma sono ingranaggio del “sistema”. Bertolaso, come tutti i politici viziosi, è ricattabile, debole e in debito verso gli “amici” generosi nel procurargli tale “piacere”.

In questo Paese non esiste più il senso di vergogna e invece di sotterrarsi, una volta scoperti, i nostri politicanti alzano il tiro e contrattaccano. Lo stesso Bertolaso, dopo le iniziali dimissioni - ovviamente respinte da Berlusconi - attende lo sviluppo delle indagini alzando la voce. Spero che prima o poi anche la gente alzi la voce.


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Tv: Tubo Patetico

NOTIZIE CULTURA / SPETTACOLO

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Il lunedì è giorno dedicato alla famiglia, dopo i bagordi del sabato sera e il Campionato la domenica. L’inizio settimana è sempre faticoso, la sera quindi si resta a casa. La connessione ad Alice però non funziona e, aiuto, sono costretto a guardare la televisione. La tv - a mio avviso l’invenzione più utile del ‘900, spesso data per scontata - è un mezzo straordinario, la cui immediatezza e la facilità d’uso ne fanno uno strumento di comunicazione unico. Da troppo tempo però ormai la televisione non soddisfa più i miei le mie richieste. Un tempo il mio primo gesto, arrivato a casa, era l’agguantare il telecomando e accendere lo schermo, con la certezza di trovare qualcosa di interessante. Con l’aumentare delle serate passate davanti al Pc l’abitudine-telecomando è diventata obsoleta, passata, ma stasera sono costretto a fare i conti con ciò che offre la tv.
Niente Sky per me, solo decoder digitale. 125 canali dei quali 115 pressoché inutilizzabili. Canali dedicati a televendite, canali locali, alcuni criptati, altri a pagamento - quindi non visibili - non riescono ad occupare in maniera soddisfacente il mio lunedì sera. Quindi dopo un breve sondaggio in famiglia il verdetto è quasi unanime - manca il mio voto per raggiungere il consenso famigliare totale. Si guarda la diciassettesima puntata del Grande Fratello, “una puntata che ci lascerà tutti con il fiato sospeso” secondo la Marcuzzi, e subito “spontaneamente” parte un coro a lei dedicato: “Alessia, Alessia, Alessia”. Il GF è una trasmissione di successo, ad esempio lunedì 8 febbraio Canale 5 ha registrato un pubblico superiore ai 7 milioni di persone, secondo i dati Auditel - sul cui metodo di calcolare gli ascolti si può fare comunque un appunto, è perlomeno criticabile utilizzare un campione di sole 5000 famiglie, circa 14000 Italiani, per rappresentare l’intero Paese. Questo seguito è comunque rilevante in un momento critico per la tv Italiana, anche se buona parte della popolarità - soprattutto tra i giovani - è dovuta alla Gialappa’s e ai loro Mai dire GF. Anche chi non guarda il GF probabilmente si è imbattuto su Youtube in uno dei video degli aspiranti concorrenti - un video dei celebri “provini” è linkato.
La casa più spiata d’Italia ha attraversato molti cambiamenti. Mi appassionai alla prima edizione, alle novità. Dieci concorrenti, cinque uomini, cinque donne, tre mesi da passare rinchiusi senza alcuna interferenza, niente e nessuno che potesse entrare in contatto con i vari Pietro Taricone, Salvo il pizzaiolo, Sergio l’Ottusangolo. Giunti alla decima edizione, gli autori devono affrontare il problema della non-novità. Lo spettacolo è simile da anni, pochi sono i personaggi che dominano la scena e spesso sono quelli “sponsorizzati” dalla Gialappa’s. Il “Principe” George Leonard è la prova vivente di questo fenomeno. Portato alla ribalta da Mai dire GF e uscito dalla Casa ormai da un mese, viene inventata ogni settimana una scusa e gli viene data la possibilità di rientrare in contatto con gli ex coinquilini. L’uomo-share è la punta di diamante dello show insieme all’ironico e dissacrante Mauro e all’istericamente gay Maicol.
Per il resto dei concorrenti l’unico modo per farsi notare e fare ascolti è lanciarsi tra le braccia di un altro concorrente - basti l’esempio dell’inquilina Veronica, gran “limonatrice” che ha mietuto vittime in continuazione, uomini e donne, alla faccia del rapporto scandalo della prima edizione tra Cristina e Pietro. Mia madre, donna all’antica, si scandalizza ancora. Quanto può durare ancora questa televisione? Riprendiamoci il telecomando, è un nostro diritto.


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EMI, il fallimento della Discografia

NOTIZIE MUSICA



In questi giorni sono rimasto sconvolto nel leggere una notizia riguardante la musica, il possibile fallimento della EMI. La EMI (Electric and Musical Industries) è una storica etichetta discografica con sede a Kensington. E una delle quattro major della discografia mondiale e opera in 25 Paesi con più di 5500 dipendenti. Questa bancarotta, oltre a lasciare a piedi numerosi dipendenti - in ogni caso un fatto rilevante - può creare un vuoto difficile da colmare nella discografia a livello mondiale e seri problemi a chiunque lavori nel campo musicale. Per chi non la conosce la EMI è la casa discografica che dagli anni sessanta ad oggi ha prodotto musicisti del calibro di Frank Sinatra, Beatles, Rolling Stones, Deep Purple, Pink Floyd, Alice in Chains, Beach Boys, AC/DC, Coldplay, Queen, Radiohead, Ramones, Red Hot Chili Peppers e tanti altri mostri sacri della musica mondiale. Per quanto riguarda i musicisti nostrani, sono prodotti dalla EMI tra gli altri Francesco Guccini, Tiziano Ferro, Vasco Rossi, Subsonica e Marlene Kuntz.
Il Wall Street Journal afferma che solo un miracolo può salvare dal crac finanziario letichetta, capitanata dal magnate delle finanze Guy Hands. Il buco stimato è di 1,75 miliardi di sterline. In quattro anni si è passati da un attivo di 400 milioni a una perdita di 250 milioni di sterline. Come è facilmente prevedibile la colpa della bancarotta viene attribuita agli scarsi guadagni della vendita dei cd e alla parallela nascita degli mp3, che sempre più spesso viene utilizzata come scusa per qualunque problema in ambito musicale. Il Wall Street Journal spiega però che sullenorme passivo pesano gli sperperi e gli sprechi del passato, volti anche ad accontentare artisti capricciosi ed esigenti, uniti ad ingenti investimenti sbagliati. Ora per evitare il fallimento sembra sia stata contattata la società finanziaria JP Morgan, ma sembra un ultimo ed estremo gesto disperato. Linesorabile tracollo sembra ormai essere vicino. Credo che il mondo della musica si debba fermare un secondo e pensare attentamente se non sia arrivata lora di maturare e rimboccarsi le maniche per affrontare questo periodo di crisi che rischia di inghiottire tutto senza lasciare superstiti.


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Avatar (1a Parte)

NOTIZIE CINEMA

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Avatar in 3D
: Disciplinato, (sovra)Dimensionato, (pre)Destinato. Siamo tornati indietro di 114 anni. Questa è una provocazione, è vero, ma ero pieno di speranze per questo film e invece mi rendo conto con dolore di essermi solo illuso. Quello linkato è il video che dovrebbe supportare la mia tesi. Nel gennaio 1896, a pochi mesi dalla prima proiezione della storia del cinema, i fratelli Lumière propongono al pubblico L’arrivée d’un train à la gare de Ciotat. Ciò che le carte storiche raccontano è la reazione provocata da quella celebre proiezione. Il pubblico che affollava la sala pensò realmente che il treno potesse uscire dallo schermo, piombando in sala, e reagì con stupore scomposto, al limite dell’isteria. Più o meno fedeli all’accaduto, le testimonianze mostrano in ogni caso quanto a quel punto la magia fosse già diventata realtà. Era nato il cinematografo. Per assistere alla nascita del cinema però, intendo come arte e linguaggio, si sarebbe dovuto attendere ancora qualche anno grazie all’invenzione del montaggio - come concetto - da parte di personaggi come Griffith, Ejsenstein e Kulesov.
Cosa c’entra Avatar in tutto ciò? C’entra poiché siamo stati protagonisti anche noi di una vicenda simile, proprio come gli spettatori di allora. Con Avatar è stata scritta una nuova pagina della storia del cinema. E noi eravamo lì a fremere, a reagire con meraviglia, con stupore, a vivere la magia con gli occhi intrisi della gioia di un bambino. Un piacere fisico, raro da molto tempo a questa parte. E poi? E poi niente. Fine del numero di prestigio. Ora non ci resta che attendere che qualcuno inventi qualcosa e dia un senso ad una tecnologia finora poco più che da baraccone. Ma c’è ben poco da inventare. Bastava davvero poco per rendere Avatar un capolavoro, bastavano anche meno di 3D - già nel 1936 Louis Lumière aveva adattato il procedimento delle immagini stereoscopiche al cinematografo, anche se poi la tecnica rimase marginale all’interno della produzione.
La prima D: Disciplinato. Avatar è un film disciplinato nel senso in cui è sottomesso alla disciplina della tecnica. La sceneggiatura debole e poco convincente è sopraffatta dalla sovrastruttura tecnologica che tutto domina e per cui ogni elemento è stato creato. I personaggi sono tratteggiati e poco incisivi. La lettura politica dell’opera non si rivela efficace. Il colonialismo Imperialista è cliché storico, le sfumature animiste ed ecologiste sono superficiali. Ciò che resta è soltanto una lotta in cui si fronteggiano concetti come tecnologia e cultura, capitalismo e mondo libero, cinema dello spettacolo e cinema d’essai, Terra e Pandora. Nel film è proprio quest’ultima a trionfare, sui terrestri, sulla trama, sui personaggi e su tutto il resto. Pandora è il vero protagonista. Pandora è il film, il cinema.
E dunque Avatar è anche simbolo di un Imperialismo iconografico a stelle e strisce che il Canadese James Cameron alimenta contaminando l’intero pianeta Terra con il suo kolossal. Nel film Pandora rigetta l’attacco portato alla sua stessa esistenza da parte dei terrestri, ma non senza accoglierne in qualche modo il seme. A violenza risponde violenza. Chissà se negli anni a venire il cinema ed il suo mercato reagiranno allo stesso modo nei confronti di una certa politica cinematografica. La bellezza delle immagini però è incredibile e allora tutto diviene giustificabile. Puro spettacolo. Spettacolare poiché nato proprio per esprimere prepotentemente nient’altro che questo: lo spettacolo, il predominio dell’immagine.
(1/CONTINUA...)


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I SOGNI DEL GIORNO

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Inter Barcellona 3-1

 

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Ligabue - Un colpo all'anima

 
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