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Avatar in 3D: Disciplinato, (sovra)Dimensionato, (pre)Destinato. Siamo tornati indietro di 114 anni. Questa è una provocazione, è vero, ma ero pieno di speranze per questo film e invece mi rendo conto con dolore di essermi solo illuso. Quello linkato è il video che dovrebbe supportare la mia tesi. Nel gennaio 1896, a pochi mesi dalla prima proiezione della storia del cinema, i fratelli Lumière propongono al pubblico L’arrivée d’un train à la gare de Ciotat. Ciò che le carte storiche raccontano è la reazione provocata da quella celebre proiezione. Il pubblico che affollava la sala pensò realmente che il treno potesse uscire dallo schermo, piombando in sala, e reagì con stupore scomposto, al limite dell’isteria. Più o meno fedeli all’accaduto, le testimonianze mostrano in ogni caso quanto a quel punto la magia fosse già diventata realtà. Era nato il cinematografo. Per assistere alla nascita del cinema però, intendo come arte e linguaggio, si sarebbe dovuto attendere ancora qualche anno grazie all’invenzione del montaggio - come concetto - da parte di personaggi come Griffith, Ejsenstein e Kulesov. Cosa c’entra Avatar in tutto ciò? C’entra poiché siamo stati protagonisti anche noi di una vicenda simile, proprio come gli spettatori di allora. Con Avatar è stata scritta una nuova pagina della storia del cinema. E noi eravamo lì a fremere, a reagire con meraviglia, con stupore, a vivere la magia con gli occhi intrisi della gioia di un bambino. Un piacere fisico, raro da molto tempo a questa parte. E poi? E poi niente. Fine del numero di prestigio. Ora non ci resta che attendere che qualcuno inventi qualcosa e dia un senso ad una tecnologia finora poco più che da baraccone. Ma c’è ben poco da inventare. Bastava davvero poco per rendere Avatar un capolavoro, bastavano anche meno di 3D - già nel 1936 Louis Lumière aveva adattato il procedimento delle immagini stereoscopiche al cinematografo, anche se poi la tecnica rimase marginale all’interno della produzione. La prima D: Disciplinato. Avatar è un film disciplinato nel senso in cui è sottomesso alla disciplina della tecnica. La sceneggiatura debole e poco convincente è sopraffatta dalla sovrastruttura tecnologica che tutto domina e per cui ogni elemento è stato creato. I personaggi sono tratteggiati e poco incisivi. La lettura politica dell’opera non si rivela efficace. Il colonialismo Imperialista è cliché storico, le sfumature animiste ed ecologiste sono superficiali. Ciò che resta è soltanto una lotta in cui si fronteggiano concetti come tecnologia e cultura, capitalismo e mondo libero, cinema dello spettacolo e cinema d’essai, Terra e Pandora. Nel film è proprio quest’ultima a trionfare, sui terrestri, sulla trama, sui personaggi e su tutto il resto. Pandora è il vero protagonista. Pandora è il film, il cinema. E dunque Avatar è anche simbolo di un Imperialismo iconografico a stelle e strisce che il Canadese James Cameron alimenta contaminando l’intero pianeta Terra con il suo kolossal. Nel film Pandora rigetta l’attacco portato alla sua stessa esistenza da parte dei terrestri, ma non senza accoglierne in qualche modo il seme. A violenza risponde violenza. Chissà se negli anni a venire il cinema ed il suo mercato reagiranno allo stesso modo nei confronti di una certa politica cinematografica. La bellezza delle immagini però è incredibile e allora tutto diviene giustificabile. Puro spettacolo. Spettacolare poiché nato proprio per esprimere prepotentemente nient’altro che questo: lo spettacolo, il predominio dell’immagine. (1/CONTINUA...)
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Negli ultimi anni Di Pietro ha assunto il ruolo di vero leader dell’opposizione Italiana. Lui, ex Pm, spirito da destra giustizialista, è diventato anima e simbolo di quella sinistra orfana di riferimenti. Hanno trovato rifugio nel suo Partito Pardi, Leoluca Orlando, Franco Grillini, oltre alle “nuove scoperte” De Magistris e Sonia Alfano. L’Italia dei Valori è cresciuta esponenzialmente, si è strutturata, è diventata credibile e forte soprattutto - ed è un caso straordinario in una politica imbolsita come quella nostrana - tra i giovani. E proprio grazie all’entrata di nuovi personaggi di spicco si sta lentamente staccando dall’immagine di Partito personale. Ma non è tutto rose e fiori per Di Pietro. In un Paese anormale come il nostro chi lotta davvero contro l’anomalia Berlusconi ne paga le conseguenze. Viene letteralmente preso di mira. Abbiamo già parlato del “trattamento” riservatogli da Feltri, ma il direttore de Il Giornale non è l’unico a riservare “particolari” attenzioni all’ex Pm. Anche il terzista Corriere della Sera si è mosso ed ha attaccato duramente. Ha pubblicato una fotografia risalente al 15 dicembre 1992 in cui ad una stessa tavolata trovano posto Di Pietro e Bruno Contrada. Per chi non lo ricordasse Contrada è un ex funzionario del Sisde arrestato nove giorni dopo quella fatidica cena con l’accusa di concorso esterno in associazione di tipo mafioso. Dopo un altalenante percorso giudiziario - condanna in primo grado, assoluzione della Corte d’Appello, cancellazione della sentenza d’appello da parte della Cassazione, successiva conferma della sentenza di primo grado in Corte d’Appello - fu condannato definitivamente in terzo grado nel 2007. Contrada è chiaramente un personaggio oscuro, ma qual è la motivazione giornalistica che spinge il Corriere a dedicare prime pagine ed editoriali a quella fotografia, scattata in un momento in cui Di Pietro era un Pm e Contrada non ancora inquisito? Semplicemente quella che definirei “operazione fango”. Dai farfugli del Corrieredella Sera si evince che quel funzionario dei Servizi Segreti potrebbe essere parte del “complotto” - tanto sostenuto dai Berluscones e dai Socialisti malinconici - di Mani Pulite, ordito da Di Pietro e utile a cancellare tutti i Partiti Italiani per far posto al Pci. Peccato che Contrada avesse rapporti con la Cia, non con il Kgb - sul Corriere si arriva addirittura a supporre, scadendo nel ridicolo, una Cia propensa a favorire il Pci. Si ricava anche che avere rapporti con Contrada, rivelatosi poi mafioso, potrebbe far supporre l’esistenza di certe amicizie “pericolose” per Di Pietro. Qualcosa di concreto? Nulla, ma nonostante ciò questo “fango” risulta utile in un periodo in cui Berlusconi è nominato da pentiti vari e da Ciancimino come referente politico per Cosa Nostra. In un momento così complicato a Di Pietro non è perciò permesso sbagliare mossa. Tonino è invece incappato in un clamoroso autogol sulle Elezioni Regionali in Campania. Il Pd, abituato a Bassolino, non ha potuto che indicare come candidato “giusto” l’ex sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, rinviato a giudizio per reati quali associazione a delinquere, concussione e concorso in truffa. Non c’era proprio nulla di meglio? L’Idv si è dapprima giustamente opposta, poi ha tentennato. La mancanza di tempi e modi per proporre un'alternativa, il rischio di rimanere fuori dalle Elezioni ha fatto poi propendere per l’appoggio al candidato. Il problema è che si poteva scegliere un modo differente per annunciare la candidatura, cercando di far digerire l’amara tattica da “Realpolitik” ai propri elettori. Invece si è scelta l’investitura popolare al Congresso dell’Idv. Ovazioni per De Luca - nel video linkato parte del suo intervento al Congresso - abbracci, virtuose promesse di dimissioni in caso di condanne. Insomma, roba da Pdl. Una sceneggiata del genere ad opera di coloro che hanno fatto della battaglia per la legalità e la moralità il loro primo principio è lo spot migliore per i sostenitori del “tanto sono tutti uguali”. Non ne sentivamo proprio il bisogno.
I Papelli di Totò Riina consegnati alla Procura di Palermo da Ciancimino jr
In questi ultimi giorni è arrivata la testimonianza di Massimo Ciancimino al processo che vede come imputati l’ex comandante dei Ros Mario Mori e l’ex Colonnello Mauro Obinu per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra, in seguito alla ritardata perquisizione nella casa di Totò Riina dopo il suo arresto e alla mancata cattura di Bernardo Provenzano - nel 1995 - nonostante le segnalazioni pervenute ai Carabinieri. Il figlio dell’ex Sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino afferma che Provenzano aveva una sorta di immunità territoriale possibile solo grazie al rapporto stretto con alcuni ufficiali. Rapporto che si era sviluppato proprio con l’intermediazione del Sindaco che, afferma il figlio, era in stretti legami anche con i servizi segreti. Il punto della sua dichiarazione che ha creato più scalpore è il fatto che per l’ennesima volta vengono fatti i nomi di Silvio Berlusconi e di Marcello Dell’Utri in un processo per Mafia. L’ennesima casualità, l’ennesima fantasia o, dato che troppe persone - pentiti mafiosi, o gente comune coinvolta più o meno direttamente negli affari di Cosa Nostra - fanno sempre questi due nomi, possiamo cominciare a pensare che ci sia qualcosa di reale? Ciancimino continua imperterrito ad affermare che il Senatore Dell’Utri - già condannato in primo grado a nove anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa - aveva preso il posto di suo padre come referente politico della Mafia per portare avanti la trattativa con lo Stato. Ed oltre a dichiarare che Cosa Nostra, compreso Ciancimino sr, avevano investito nella nascita della Milano 2 Berlusconiana, aggiunge che Forza Italia fu il frutto proprio di quella “trattativa”, avviata in seguito alle stragi del '92. Come è ormai triste consuetudine buona parte del Governo, invece di sperare che la verità venga a galla, spara a zero contro il “nemico” di turno, in questo caso Ciancimino jr. Chiaramente la tesi è sostenuta dai media asserviti, in particolare i giornali di “famiglia”, che lo accusano di essere un “chiacchierone”, un “calunniatore”, un “pazzo”, un “mitomane” che dice solo “minchiate”. Il Giornale, Libero, e via dicendo, insinuano inoltre quotidianamente che i testimoni avversi a Berlusconi siano manovrati da un’entità oscura che vuole fare cadere il Governo. Ma un fatto certo è che il nome di Silvio Berlusconi veniva associato alle organizzazioni mafiose già prima della sua discesa politica - basti pensare ai rapporti col boss “stalliere” Mangano, risalenti agli anni ’70. Come risposta Massimo Ciancimino ha ora portato in aula le prime prove effettive, concrete, cartacee delle sue accuse. Ha consegnato una parte di un pizzino spedito da Provenzano a Berlusconi, oltre ad altri documenti che possono aiutare la ricostruzione di uno dei periodi più bui della nostra Italia. Nella speranza che la verità venga a galla e ci permetta di uscire da questo limbo in cui siamo perennemente incastrati, tra realtà e menzogna, continueremo a seguire gli sviluppi di questa vicenda di estremo interesse.
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(...CONTINUA da "Sandro, chiudi i rubinetti del Fus") Che cos’è la distribuzione? E’ quella parte di filiera che gestisce ogni singola copia del film e la inserisce nel calendario delle sale cinematografiche con cui ha rapporti. Il regista ha ideato il film, ha trovato il sostegno economico di un produttore, ha realizzato l’opera e ne ha prodotto un certo numero di copie, in base alle possibilità economiche di produzione e a quelle di mercato. Ora queste copie devono essere viste da qualcuno in qualche cinema. Per fare questo bisogna collaborare con un distributore. In Italia il mercato della distribuzione - e in fin dei conti anche della produzione - è sostanzialmente di natura duopolistica. Da una parte la 01, che fa riferimento alla Rai, e dall’altra la Medusa, che fa riferimento a Mediaset. Queste due potenze riempiono le sale con i prodotti, più o meno commerciali, che tutti conosciamo. Ma quali sale? Stanno sparendo le piccole sale dal centro delle città, rimpiazzate dai terribili e gelidi multiplex di periferia. Esempio. Proprio mentre scrivo è nelle sale Avatar - il cui trailer è linkato. Nel paese in cui vivo, Aosta, esiste un solo luogo in cui poterlo vedere: il cinema multisala Cinelandia. Oggi è tutto esaurito - ed è così dal giorno dell’uscita. Niente di strano, dato che è il film più atteso degli ultimi anni e un fenomeno d’incassi a livello mondiale. La mia perplessità nasce dal fatto che non è possibile prenotare il posto di persona alla cassa. E’ obbligatorio mandare un sms o telefonare ad un 899 e ci è negata la possibilità di scegliere sia la fila sia il posto da occupare. E’ il computer che decide per te. E se la mia vista mi obbligasse a guardare il film ad una certa distanza? Poco importa. Il fatto che poi tutti se ne freghino e prendano posto anarchicamente non è un buon motivo per lasciare le cose come stanno. Quanto tempo manca prima che il computer decida per noi anche il film che dobbiamo vedere? E l’emozione che dobbiamo provare? Quel giorno non è poi così lontano. Non riuscirò mai ad adattarmi al concetto della prenotazione. Quando ho voglia di fare l’amore faccio l’amore. E così quando ho voglia di andare al cinema esco di casa e ci vado. E siccome devo pagare vorrei scegliere io la posizione. Sta cambiando il modo di vivere il cinema, sta cambiando il pubblico e le majors a livello mondiale cavalcano l’onda nuova, investendo capitali impressionanti - addirittura spaventosi, se consideriamo merchandising e pubblicità - proponendo inutili e strazianti saghe vampiresche e noiose avventure di maghetti vari. E questa è una storia anche Italiana. Gli autori indipendenti sono soffocati dal cinema commerciale Italiano e Internazionale, distribuito in sale distanti da una dimensione umane, da addetti ai lavori interessati più al profitto delle loro televisioni che lieti di vedere fiorire l’arte meravigliosa del cinema. Anche a livello numerico il circuito di sale cinematografiche è inadeguato. Si distribuiscono troppi film in poche sale, è quindi oltretutto un problema di esercizio. Ma è soprattutto un problema di cultura. Bisogna ammettere infatti che anche se un film di nicchia viene distribuito dalla Medusa è in ogni caso difficile che questo ottenga clamorosi incassi. La risposta più decisa a questa difficile situazione è arrivata dall’associazione dei 100 Autori. Le più importanti firme del cinema Italiano si sono riunite su un fronte comune nel tentativo di modificare le attuali condizioni. E cosa esigono i 100 Autori? Innanzitutto sostengono fortemente la creazione di una struttura di finanziamento per il cinema indipendente dal controllo dello Stato, che indebolisca anche il ruolo pesante delle televisioni, fortissimo a livello politico. Il percorso però è lungo e complicato soprattutto a causa di un forte ostruzionismo dello Stato, timoroso di perdere il potere su un’arte così amata e comunque influente. (3/CONTINUA...)
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Non pensavo fosse possibile superare il delirante anno 2009. Credevo che il fondo fosse già stato raggiunto da tempo. Invece come è ormai triste consuetudine ci rendiamo conto che in Italia non esiste un limite al peggio. Il nostro Governo, ad un mese dalla ripresa delle attività, sta continuando a discutere disegni di leggi utili esclusivamente a salvare il Premier dai suoi processi. In questa missione vengono impiegate tutte le energie e le attenzioni possibili. La conseguenza è che questa situazione congela il Parlamento in una situazione di stallo che potrebbe continuare ancora per mesi, ritardando o cancellando la discussione di leggi fondamentali per il futuro del nostro Stato. Il fatto nuovo è che negli anni scorsi le leggi “Salva Silvio” venivano almeno minimamente camuffate. Invece ora ci vengono sbattute in faccia senza alcun ritegno, spiegandoci chiaramente che hanno il solo scopo di non far processare Berlusconi. Questo modo di fare politica sta rasentando la follia. Un Parlamento intero pagato da noi è impegnato a discutere leggi assolutamente inutili per la totalità della popolazione. Si inizia ad intravedere il limite della nostra pazienza. Continuiamo ad essere presi in giro senza avere l’opportunità di reagire. Abbiamo già parlato del Ddl sul processo breve. E’ arrivato in questi giorni, come rinforzo, il Ddl sul legittimo impedimento - nel video linkato parte dell’intervento di Di Pietro durante la discussione in Senato. L’apice, per ora, della spudoratezza di questo Governo. Il disegno di legge stabilisce che il Presidente del Consiglio può ottenere il rinvio dell’udienza dei processi in cui è imputato, perchè “legittimamente impedito” dalle sue attività di Governo a comparire in tribunale. Ogni rinvio può estendersi fino a 6 mesi, per un totale di 18 mesi. Basta che la Presidenza del Consiglio attesti l’impedimento perchè il giudice rinvii il processo ad un’altra udienza. Come se non bastasse, questa legge è estesa anche a tutti i Ministri. In poche parole una sorta di immunità Governativa. La scusa da cui prende spunto questa legge sono le affermazioni del Premier secondo cui i processi tolgono tempo al suo lavoro di Presidente del Consiglio. Ma allora perchè, proprio adesso che tra l’altro sembra non avere particolari problemi di tempo, Berlusconi mobilita l’intero Parlamento per questioni personali? E perchè poi non estendere il legittimo impedimento ai Presidenti di Regione che sono “legittimamente impegnati” a gestire una Regione o ai Sindaci e ai Consiglieri Comunali che sono impegnati nel loro piccolo a gestire i comuni? Stiamo parlando di rendere immune una cerchia ristretta di cittadini. Mi sembra che anche in questo caso la legge non sia più uguale uguale per tutti. Anzi, sembra uguale per tutti tranne che per pochi privilegiati. Si sta cercando per l’ennesima volta di raggirare la Costituzione. Si trovano futili scuse per promulgare vergognose leggi ad personam, si usa continuamente il potere per scopi personali, mentre in tutto il mondo politici imputati - in qualsiasi tipo di processo - si dimettono o scelgono di farsi processare come normali cittadini. Ma del resto non ci dobbiamo più stupire. La storia del nostro Paese ci insegna come nel corso dei decenni i politici Italiani, appena hanno avuto carta bianca, abbiano cercato di abusare della loro posizione. In ogni caso il Governo non si fermerà qui, questo disegno di legge non sarà l’ultimo atto “Salva Silvio”. Arriveranno in serie il lodo Alfano bis e il Ddl sull’immunità Parlamentare. La Casta dei politici sarà sempre più al di sopra della legge. Solo fermando questo scempio adesso si potrà sperare di avere in futuro una politica pulita; lasciandoli fare tranquillamente questo genere di malapolitici avrà in mano un potere troppo elevato per poterlo contrastare.