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...Siamo i soliti sognatori...

Il Revisionismo Craxiano

POLITICA (NON) PULITA


Copertina del settimanale satirico Cuore ad inizio anni 90


Craxi viveva in mezzo alle tangenti e ai fondi neri. Era elemento fondamentale di un sistema corruttivo criminale che coinvolgeva ampi settori della società Italiana. Ecco perché, dato che lazione politica di Bettino è stata permeata di illegalità, mi sembra superfluo discutere sulla bontà dei suoi gesti “di facciata”. Ciò a cui stiamo assistendo in queste settimane ha perciò qualcosa di perverso. Quello che in questi anni era stato detto sommessamente ora è urlato. Craxi gran politico, Craxi perseguitato, Craxi esiliato ingiustamente, Craxi blablabla.

In occasione dei dieci anni dalla morte del leader Socialista la sindaco Moratti propone di dedicargli una via. Intellettuali molto poco “illuminati” sproloquiano sui quotidiani. Ministri Italiani vanno a commemorarlo ad Hammamet. Almeno sanno che Craxi è morto lì perché se fosse rimasto in Italia sarebbe dovuto andare in galera? Se sì se ne fregano. Ecco quindi gli exSocialistipoiForzaItalioti Brunetta, Frattini, Sacconi che commossi depongono garofani. Schifani, Presidente del Senato e seconda carica dello Stato, di fronte ad una folla attenta, in cui spiccano Berlusconi, Letta, Frattini, Bondi, Brunetta, Cicchitto - ex Socialpiduista - dichiara che “per lui (Craxi) non ci furono sconti, ha pagato più di ogni altro colpe che erano dell’intero sistema politico dell’epoca. Fu una vittima sacrificale”. Ma Schifani, se domani rubassi a casa sua, lei poi chiederebbe sconti nei miei confronti? E mi scusi, uno che una volta condannato scappa in Tunisia è definibile vittima sacrificale?
La forma di revisionismo più assurda e inaspettata arriva però da colui che dovrebbe rappresentare l’organo di garanzia supremo, da colui che soprattutto in un periodo così complicato dovrebbe soppesare accuratamente ogni mezza parola, da colui che dovrebbe essere custode di valori positivi - quali la moralità, ad esempio. Napolitano non ha adempito ai suoi compiti di Presidente della Repubblica. Ha rivisitato e rivoltato a suo piacimento una pagina della nostra storia. E’ sufficiente riportare le sue parole per capire il peso della lettera che il Presidente ha indirizzato ad Anna Craxi e le ripercussioni che essa può avere sulla scena politica Italiana.

Innanzitutto Napolitano vuole“ esprimere la vicinanza personale in un momento che è per voi di particolare tristezza, nel ricordo di vicende che si sono concluse tragicamente”. Il Presidente parla dapprima di “impronta non cancellabile che (Craxi) ha lasciato, in un complesso intreccio di luci e ombre, nella vita del nostro Stato”, poi si lancia: “la figura di Craxi non può venir sacrificata al solo discorso sulle responsabilità sanzionate per via giudiziaria. Il nostro Stato non può consentirsi distorsioni e rimozioni del genere”. Napolitano definisce quello di Mani Pulite un periodo “tormentato”, in cui si creò “un brusco spostamento degli equilibri nel rapporto tra politica e giustizia”, il che imporrebbe ricostruzioni “non sommarie e unilaterali”. Napolitano loda l’azione politica di Craxi, le riforme tentate e sottolinea infine come “abbia subito con una durezza senza eguali il peso della responsabilità per i fenomeni degenerativi ammessi e denunciati”.

Io mi domando, visto che si dedicano tutte queste attenzioni alla commemorazione di un politico che fu ladro, cosa dovremmo dire ai Sognatori che in quegli anni furono estromessi dalla vita sociopolitica, rinunciarono ad una fulgida carriera, perché non accettarono di aderire al sistema di corruzione di Bettino e soci? E a coloro che addirittura provarono a combattere quell’impero del malaffare? Chi li ricorda, chi li ricompensa, chi li “commemora”? Ci diano una risposta i “nostri” politici. E Signor Presidente, come si può pretendere che un giovane cresca con onestà e rispetto per la legge se un corrotto comprovato diventa un perseguitato “con durezza senza eguali”? Con umiltà ed estremo rispetto Le chiedo di evitare in futuro ulteriori distorte revisioni storiche.


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Cinema in Rosso

NOTIZIE CINEMA

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Cinema in Rosso
. Non si tratta di un’inchiesta sul cinema erotico. Per qualcuno forse è un peccato. Non è nemmeno un testo sul cinema di sinistra. E può essere un altro peccato. Scrivo invece riguardo la polemica scatenatasi dopo l’uscita dell’ennesimo Cinepattone annuale. E’ giusto finanziare certi film? E poi, come e chi decide? E con quali soldi? Faremo una breve panoramica su quello che è il mondo del cinema in Italia e sul suo rapporto con la politica e con i finanziamenti pubblici. Per fare ciò proverò a raccontare come nasce, come viene sviluppato e purtroppo come a volte muore un film.
Un film nasce dall’immaginario, dall’ispirazione di un cineasta, quando l’opera è l’originale, oppure dall’adattamento di un libro - fenomeno oggi inarrestabile e ne capiremo in seguito il motivo - di una pièce teatrale o quant’altro. Qualora l’opera non fosse commissionata, cioè là dove non fosse prevista una forma contrattuale di pre-produzione - ricerche necessarie per la stesura della sceneggiatura - l’autore procede nella ricerca di un produttore, cioè nel reperimento dei fondi necessari per la creazione del cast, della troupe e per tutti i supporti tecnici e logistici del caso. Ricordiamo che tra l’altro l’industria dell’audiovisivo conta oggi circa 200mila addetti ai lavori tra attori, tecnici e sevizi.
Ma chi sono i produttori? Sono quegli enti, pubblici o privati, che investono il denaro utile alla realizzazione dell’opera e dare il via al progetto. I produttori possono essere i più vari. Cittadini privati, associazioni, banche, enti pubblici, regioni e anche lo Stato, nella veste del Fus, il Fondo Unico per lo Spettacolo. Il Fus è quella riserva di soldi con la quale lo Stato finanzia non solo il cinema, ma anche la danza, il teatro, la musica e la lirica. Da qualche mese, cioè dall’ultima Finanziaria, il mondo dello spettacolo è in agitazione. Il Governo ha infatti decurtato di 100 milioni di euro lo stanziamento destinato al Fus. I tagli al Fus hanno costituito materia di dibattito da diversi anni a questa parte e dopo la decurtazione dell’ultima Finanziaria lo scontro si è inasprito. Per questo motivo, alla fine, una parte di quei fondi sono stati reintegrati nella misura di 60 milioni. Parlando nello specifico di cinema il Fus è, in sostanza, in larga misura finanziatore e produttore di numerosi progetti. Non fanno scalpore i 40 milioni mancanti - che sarebbero serviti, diciamo così, come fondi integrativi e non strutturali - quanto piuttosto l’assenza di alternative a questa condizione.
Nei Paesi Occidentali il cinema è un’industria e pertanto non gode di finanziamenti Statali. Ad esempio in Francia esiste un Centro Nazionale di Cinematografia indipendente dal controllo dello Stato. In Italia invece è lo Stato che decide se e quanti soldi destinare al Fus e successivamente se e a chi concedere parte dei fondi. Come si accede al Fus? Si presenta la sceneggiatura, o più in generale il progetto, alla commissione preposta e si affronta un vero e proprio esame. Esistono dei parametri di valutazione che riguardano i contenuti, i premi vinti e gli incassi. Se uno sceneggiatore ha vinto il Premio Solinas ottiene un punteggio superiore a chi non l’ha vinto. E’ evidente, è un Premio importante, ma è quantomeno sorprendente che il Solinas sia l’unico Premio che il Fus prende in considerazione. Inoltre una sceneggiatura tratta da un romanzo avrà un punteggio superiore rispetto ad un’opera originale - ecco una spiegazione degli innumerevoli “adattamenti”. La lobby dell’Editoria si conferma ancora una volta lo squalo più grosso.
Gli attori non godono di migliore trattamento. Vengono assegnati ad essi punteggi solamente nel caso in cui abbiano vinto un unico Premio: il David di Donatello, il resto non conta. Per quanto riguarda i registi, invece, il parametro fondamentale è l’incasso delle opere precedenti, indipendentemente dal tipo di film. Ma allora Natale a Beverly Hills vale più de Il Divo - il cui trailer è linkato - solo per aver guadagnato cinque volte di più? La risposta è sì. Ma come hanno imparato i Soliti Sognatori a volte ciò che è previsto da norme e regolamenti non è detto che sia anche corretto eticamente e moralmente.
(1/CONTINUA...)


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Ti odio, poi ti amo, poi ti amo, poi ti odio, poi?

NOTIZIE POLITICA / ATTUALITA'



Nel mio vagare su Internet stasera sono capitato su
www.ilgiornale.it, versione on line del quotidiano diretto da Feltri e di proprietà della Berlusconi family. La mia attenzione si concentra su un lungo articolo dedicato a Di Pietro. Il leader dell’Idv viene descritto come un politico in un periodo buio. Ombre sul suo passato, velate accuse e illazioni sul presente suo e del partito di cui è a capo. Un attimo. Vengo assalito da una sorta di dejà vu. Feltri e Di Pietro, di nuovo, ancora. La loro storia d’amore/odio non è una novità dell’ultima ora, ma è un qualcosa che risale quantomeno a quindici anni fa.
Mani pulite. Di Pietro è la punta, il leader trascinante del pool di Milano che sta distruggendo, giorno dopo giorno, il sistema di tangenti e corruzione che infanga la totalità della politica Italiana. Dalle colonne dell’Indipendente e dell’Europeo un direttore ruspante lo erge a eroe, ne incensa quotidianamente le lodi. E’ Feltri, il primo estimatore del Tonino Nazionale.
Passano pochi anni, siamo nel 1996. Feltri è direttore de Il Giornale e ha in mano uno scoop. Alle porte della villa di Berlusconi si è presentato il costruttore D’Adamo, in grave crisi finanziaria, ma con una storia succulenta. Si autodefinisce un mediatore tra Pacini Battaglia e Di Pietro in una losca storia di tangenti. Secondo D’Adamo Pacini avrebbe versato 4 o 5 miliardi all’ex Pm per salvarsi dalle accuse giudiziarie. Feltri rispolvera quindi un’intervista vecchia di qualche mese del suo cronista Pasqualetto all’imprenditore Raggio che aveva già parlato di una mazzetta di Pacini, consegnata da tale Lucibello, a Di Pietro. Non esistono prove, ma il 23 dicembre è il giorno del primo titolo ad effetto “Dal Messico gravi accuse di Raggio a Di Pietro”. Da quel momento Il Giornale martella i lettori con rivelazioni quotidiane su D’Adamo, Raggio, Lucibello e misteriosi “tesori” di Tonino in Lussemburgo, Svizzera, Austria. Su Di Pietro è bufera, Berlusconi gongola. Il giornale di famiglia e il suo fidato direttore stanno demolendo l’immagine pubblica dell’ex eroe. Da castigatore dei corruttori l’ex Pm è ora passato ad essere un personaggio oscuro, un tessitore di trame eversive, e soprattutto un principe della corruzione lui stesso. Feltri scrive il 12 luglio 1997: “Lo chiamavano Madonna, e come ci si comporta con la Madonna? Le si portano i doni”.
Sarebbe un’inchiesta giornalistica eccezionale, se non fosse per un piccolo particolare. E’ tutto completamente falso. 8 novembre 1997, arriva la più grande smentita della storia del giornalismo Italiano. Dopo due anni di accuse, a pochi giorni dall’elezione nel Collegio del Mugello che vede contrapposti Di Pietro e Ferrara, Feltri, invaso dalle querele, sconvolge i suoi lettori e il suo editore Silvio: “Caro Tonino, ti stimavo e non ho mai cambiato idea”. Pasqualetto, responsabile della maggior parte degli “scoop” su Di Pietro, scrive un pezzo fiume di autosmentita. La tangente non è mai esistita e l’ex Pm è “immacolato”. E la campagna de Il Giornale? Pasqualetto la definisce “una bufala”, “una ciofeca”, “una smarronata”. “Dissolto il grande mistero: non c’è il tesoro di Di Pietro”. Feltri dissolve il mistero creato da lui stesso. Berlusconi, sentendosi tradito, caccia il direttore.
In Italia qual è il futuro di un giornalista che confessa di aver raccontato bugie per due anni? La direzione di altri quotidiani. Borghese, QN, e soprattutto Libero, da Feltri stesso creato e portato alla ribalta. In questi ultimi anni Di Pietro viene dapprima ignorato, poi attaccato in maniera proporzionale alla sua nuova inarrestabile popolarità. Ritorna ad essere il nemico numero uno. E quando Feltri viene incoronato nuovamente direttore de Il Giornale il leader Idv diventa il metro di paragone per gli avversari di turno, “..è come Di Pietro” è “l’accusa” quotidiana. Ora ricominciano le ombre, i sospetti, lanciati dalla banda di Feltri, ma onestamente come ci possiamo credere?


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Top e Flop del Cinema 2009

NOTIZIE CINEMA

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Mi sono svegliato la prima mattina del 2010 con la voglia di sorridere. Ci sono riuscito, “sono vivo”, mi sono detto. Fuori era tutto un po’ grigio, nessuno in strada, una pace surreale, silenzio dei pensieri. Mi sono lasciato contagiare. Ho nostalgia di quando ero veramente felice. Di certo non lo sono stato nel 2009, per tutta una serie di motivi. A quel punto ho pensato di essere dentro un film. Non uno qualsiasi. Ho pensato a Wristcutters - Una storia d’amore - il cui trailer è linkato - che ha vinto il Gran Premio della Giuria al Sundance Film Festival 2006, il Premio come Miglior Opera Prima al Philadelphia FilmFestival 2006 e il Premio come Miglior Film Gen Art Film Festival 2006. Ho voluto cominciare con questopera per due motivi. Primo, perché è un vero e proprio gioiello. Ma è un gioiello molto particolare, uno di quelli a cui tieni molto e che sfortunatamente perdi da qualche parte. Non sai mai dove sia finito, lo cerchi disperatamente per mesi e poi lo ritrovi per caso, quando non ci pensavi più, tra i cuscini del divano. Secondo, perché è un film del 2006, uscito in dvd in Italia solo nel 2009. Scoprirlo è stata un’emozione inaspettata e splendida. E questo è un omaggio a tutti quei piccoli grandi film che troppo spesso evitiamo e che, grazie alla loro fantasia, onestà e umiltà, cambiano per sempre qualcosa nella nostra vita. Soprattutto se l’esperienza è condivisa con una persona speciale.
In questo senso meritano una menzione Il mondo di Horten, straordinario esempio di cinema Nordico, I love Radio Rock, adrenalina di matrice Rock allo stato puro, Questione di punti di vista e L’ospite inatteso. Impossibile poi non citare tra i Top film i premi Oscar Milk, The Reader e The Wrestler. Impressionanti Valzer con Bashir e Lebanon, pellicole che riescono a far impallidire di vergogna le politiche imperialiste di tutto il mondo e chi ne è responsabile. Non dimentichiamoci infine di altre opere riuscite quali Bastardi senza Gloria, che merita un posto nelle zone alte di questa classifica, Il nastro bianco di Haneke e Nemico pubblico di Mann.
Doloroso, invece, il Flop di Parnassus, nonostante la forza di un cast eccezionale e il talento ormai affermato del regista Terry Gilliam. Un altro tonfo qualitativo, ma certamente meno doloroso, è quello di The Millionaire, nonostante i numerosi premi ricevuti, tra cui otto Oscar. Un trionfo politico, un’opera purtroppo sopravvalutata. Un Flop collettivo, purtroppo, per il cinema Italiano in generale che, a parte i soliti Tornatore, Bellocchio e Placido, fatica a trovare un’identità e solida. Certo è che finché i finanziamenti pubblici andranno a finire nelle tasche dei produttori dei Cinepanettoni di turno il tutto sarà sempre più difficile. Non me ne vogliano i miei amici Sognatori - più benevoli nei confronti dei film di De Sica jr - ma rivoglio indietro i miei soldi! Nel frattempo attendo con ansia i nuovi Sorrentino e Garrone, giovani e freschi autori capaci di un cinema straordinario. Guardo a questo 2010 con grande fiducia.
Nelle prossime settimane proporrò una breve analisi proprio sul rapporto tra il cinema e i finanziamenti pubblici, a presto.


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SognatoriChannel 6a Puntata

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E in onda la nuova puntata dei SognatoriChannel, la prima del nuovo anno. In questa occasione siamo in onda da un altro studio, dato che la nostra amata “Cavernicola” è momentaneamente occupata. Ringraziamo quindi per l’ospitalità gli amici della band Another Ego, che ci hanno prestato la loro sala prove. E una puntata speciale in cui ripercorriamo l’anno 2009, trattando il meglio e il peggio a cui abbiamo assistito. A cominciare dalle innumerevoli disfatte pubbliche e “private” del Premier Berlusconi, passando poi per l’elezione del personaggio migliore e del peggiore in campo Internazionale, per finire con i Top e i Flop nel mondo della Musica - in questo caso sentiremo finalmente la voce di Marco il Sognatore - e del Cinema. Inoltre come contorno i video “cult” dell’anno e un affondo contro la tecnologia “inutile”. La puntata doveva concludersi con una serie di interviste, ma difficoltà tecniche ci hanno impedito di caricare tale video. Ci scusiamo per questo, come per gli errori, le mancanze, la scarsa qualità tecnica e delle battute. In ogni caso fatevi due risate in nostra compagnia! Leggete www.isolitisognatori.it e guardate SognatoriChannel. Noi continuiamo a sognare, e voi?

 
I SOGNI DEL GIORNO

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Proiezione del film "War Photographer"

Oggi, Lunedì 20 settembre

Alle ore 21

In Cittadella, Aosta

 

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The Cambodian Room

 

Proiettato venerdì al MOUNTAIN PHOTO FESTIVAL

 
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Gli incontri degli amici di Beppe Grillo
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