...Siamo i soliti sognatori...
Via Bettino Craxi
| POLITICA (NON) PULITA |
Credo che non esistano parole per descrivere l’idea “geniale” del sindaco di Milano, Letizia Moratti, che ha proposto di intitolare una via, o una piazza, del capoluogo Lombardo a Bettino Craxi, a dieci anni dalla sua morte. E’ scandaloso come nel nostro Paese il messaggio che viene lanciato quotidianamente è che corrotti e corruttori, ladri e disonesti riescano ad avere sempre la meglio. Anche in questo caso viene riportato alla ribalta un personaggio oscuro della nostra Italia, e con lui i gravi reati da lui commessi ai danni del Paese. Ricordiamo infatti che Craxi è morto latitante ad Hammamet, in Tunisia, nel 2000, dove è fuggito in seguito alle condanne nei numerosi processi di Tangentopoli in cui era imputato. Letizia Moratti, attraverso questa assurda proposta, tenta di riabilitare un politico che da Presidente del Consiglio - divenuto poi il principale imputato di Mani Pulite - ha segnato uno dei periodi più bui della storia d’Italia. Oltretutto Craxi, tra i suoi “meriti”, ha anche quello di aver supportato e favorito per anni l’attività monopolista di Berlusconi, che ne ha poi preso il testimone “malapolitico”, una volta che l’ex segretario Psi ha dovuto abbandonare le scene.
Le vie vengono solitamente dedicate a chi con le sue doti, il suo ingegno, o il suo coraggio, ha reso grande il nostro Paese, non a chi ha codardamente svuotato le casse dello Stato o si è arricchito, sfruttando la propria posizione, attraverso l’illegalità. Chi, una volta scoperto, invece di affrontare le conseguenze delle sue azioni è scappato, per vivere da latitante fino alla morte. La nostra classe politica dimostra di non essere cambiata, che il ciclo continua e siamo governati da una Casta lontana dai pensieri di gran parte della popolazione che, è sperabile, vede Craxi ancora come un corruttore. Giustamente. Questa classe politica che dedica strade a ladri, effettuando una scandalosa operazione revisionista su un passato che sarebbe meglio dimenticare, non mi rappresenta. Anche nel 2010 io continuo a sognare una situazione migliore, spero anche voi.
Curriculum di Craxi:
Sentenze passate in giudicato:
-condanna a cinque anni e sei mesi di reclusione per corruzione nel processo Eni-Sai;
-condanna a quattro anni e sei mesi per finanziamento illecito per le mazzette della metropolitana Milanese.
Per tutti gli altri processi in cui era imputato è stata pronunciata una sentenza di estinzione del reato a causa del decesso. Ma fino a quel momento le sentenze erano state:
-condanna in primo grado a quattro anni di reclusione e ad una multa di venti miliardi per il caso All Iberian, pena prescritta in appello;
-condanna in primo grado a cinque anni e cinque mesi per tangenti Enel;
-condanna in appello a cinque anni e nove mesi per il Conto Protezione, sentenza poi annullata dalla cassazione con rinvio;
-condanna in appello bis a tre anni di reclusione per il processo Enimont.
Craxi al momento del decesso era inoltre rinviato a giudizio:
-per i fondi neri Montedison;
-per i fondi neri Eni.
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Ciao 2009, benvenuto 2010
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Read 1 Comments... >> A Serious Man
Che cos’è un dybbuk? Esiste davvero? E poi dove si trova lo shtetl in cui è ambientato il prologo di A Serious Man? E quando accade la vicenda? Ci si pone numerosi interrogativi al termine di un prologo stimolante e misterioso. Quello dell’aneddoto di testa come fonte d’ispirazione per la drammaturgia è un procedimento tipico dello stile Coen, ma questa volta esso spazza via ogni logica narrativa. Dove, quando, chi? Che cosa c’entra con il resto dell’opera? Come finisce? La risposta è: non so, nessuno può saperlo, è il principio di indeterminatezza, come direbbe il protagonista. Ma soprattutto, che importanza ha? E’ solo una storia. Dalla vicenda oscura di un popolo lontano di antica lingua yddish al Mid West Americano anni ’60 in un solo stacco lungo quasi cent’anni, per raccontare una storia evidentemente autobiografica. I fratelli Coen fanno i conti con le con-trad(d)izioni della loro cultura Ebrea e con il loro passato prendendo qualcosa della vita d’ogni giorno, “senza trama e senza finale”, per dirla alla Cechov, e riversandola in una pellicola esilarante, acida ed anarchica. Come nel migliore dei Woody Allen, la cultura Ebrea è indagata con ironia e cinismo, e messa in scena in un teatro dell’assurdo tipico della poetica Coen. I loro protagonisti solidi e strutturati all’interno dei personaggi esistenzialisti, talvolta nichilisti, grotteschi, inconsapevolmente condannati alle proprie deviazioni. Ma d’altra parte chi di noi non lo è? Meno estremo rispetto alla dimensione allucinata di Burn After Reading, A Serious Man non manca di stupire per la sarcastica crudeltà in cui sono immersi i personaggi. La medio e piccola borghesia Ebrea è in difficoltà. Larry è professore di fisica in una modesta cittadina. Ha poche pretese, forse per lui una vita ordinaria non è il peggiore dei mondi possibili. Larry ha un figlio, che fuma spinelli, anche nel giorno del suo barmitzvah, e ascolta musica rock, anche durante le lezioni di yddish. Larry ha anche una figlia e una moglie. La prima si lava i capelli - nel film sembra non avere altri interessi - e gli spilla soldi. La seconda pretende un divorzio rituale per risposare con un amico di famiglia. A casa non va e il lavoro non soddisfa. Larry è messo in crisi, inadatto a combattere su più fronti e perde il controllo di una vita dispettosa, che risponde al disegno malizioso e un po’ sadico della diade Joel ed Ethan. Nessun avvocato, nessun rabbino, nessun dio è in grado di trovare una parola, un gesto di conforto per il povero Larry. L’uomo è solo, infine, sempre e comunque. Così la pellicola si tinge di nero e le risate che essa provoca nello spettatore si fanno sempre più amare. Persino gli elementi cinematografici concorrono alla tortura a cui sono sottoposti i personaggi. Le inquadrature, precise e studiate nei particolari, asettiche, confinano spesso il personaggio in un universo alienante, immobile, che si esaurisce all’interno di un quadro denso di solitudine. I colori pastello e l’illuminazione fredda tendono ad enfatizzare questa sensazione. Inoltre sono rintracciabili all’interno della struttura filmica gli elementi del genere comedy, noir, thriller e addirittura del disaster movie, seppure accennato. Il povero Larry non ha pace, destabilizzato e assediato da ogni punto di vista. Neanche il finale, inquietante e misterioso quanto il prologo, è in grado di determinare una conclusione. La nostra vita è in bilico tra apatia e follia, tra incapacità di comprendere e affrontare la realtà e impossibilità di evadere da essa. Sarà meglio imparare a restare in equilibrio. Un dybbuk è uno spettro e sì, forse esiste davvero. Lo shtetl è situato nella Polonia del secolo scorso e sì, forse la vicenda è davvero esistita, fosse anche solo dentro la fantasia dei Coen. Il prologo è una parabola e proprio in virtù di questo offre la chiave di lettura del lungometraggio su cui son trasferite le medesime proprietà. Ecco le risposte a tutti gli interrogativi. E’ solo una storia, senza trama e senza finale. Ma le risposte non bastano - o non servono - mai e i Coen lo sanno bene. Come ogni grande artista guardano bene la vita. Dicono sommessi “sicché questa è la vita, eh?” e la raccontano come meglio riescono. Read 0 Comments... >> Cattivi propositi e inciuci natalizi
Berlusconi ha perdonato Tartaglia, l’ormai celebre aggressore armato di statuetta del Duomo, ma contemporaneamente incolpa dell’infame gesto, attraverso parole pesanti e grossolane - utilizzando soprattutto il portavoce e portaaccuse ex piduista Cicchitto - giornalisti liberi, siti web d’informazione e giornali “avversi”. Maroni intanto si è riunito con i principali gestori di Internet e dei social network, decidendo che Internet non verrà regolamentato da una legge, ma da un codice di autoregolamentazione - e tiriamo per questo un piccolo sospiro di sollievo. Questa decisione è arrivata però dopo una violenta invettiva contro Internet, durata diversi giorni, che aveva scatenato la veemente reazione del mondo web. Il clima natalizio non ha reso tutti più buoni, anzi. Dopo l’aggressione al Papa il Premier non ha trovato di meglio che rinnovare le pesanti accuse ai giornalisti, dimenticandosi per l’ennesima volta di essere il Presidente del Consiglio di tutti gli Italiani. Berlusconi, e in generale i politici che ricoprono cariche fondamentali per il Paese, dovrebbero avere il buon senso di ponderare le parole, le affermazioni, cercando di portare la calma e di placare gli animi, ed evitando invece di trascinare il proprio popolo in una “guerra” senza fine. Il Premier dovrebbe pensare che le sue erronee e false dichiarazioni portano a delle conseguenze che rischiano di sfociare in odio. Spesso sono proprio queste la causa dell’inasprirsi degli animi, non i siti web o i social network. In più, in questi giorni, stiamo assistendo ad un triste evento politico. Solitamente le vacanze di Natale sono utilizzate per promulgare quelle leggi vergogna difficili da giustificare di fronte all’opinione pubblica, sfruttando un periodo in cui la popolazione è impegnata a fare regali, a festeggiare, e non può essere attenta al taccuino politico. Riflettendoci un poco è facile comprendere come quest’anno il modo per far passare queste leggi sia stato trovato senza problemi. Ecco a voi la “nuova” e poco sorprendente collaborazione tra D’Alema e Berlusconi. “L’inciucio finale”. Sarà un inciucio decisivo, dopo i numerosi a cui abbiamo già assistito in passato, e permetterà a questo Governo di far passare tutte le riforme che vuole. Con la classica nonchalance ci viene sbattuto in faccia che gli inciuci, alla fine, fanno bene al Paese. La domanda però è spontanea. Fanno bene al Paese o a chi li mette in atto? Considerato che D’Alema, tra un inciucio e l’altro, ha sempre trovato il tempo di saltellare dalla sua amata barca ai salotti di Porta a Porta - mentre l’Italia e la sua gente va alla deriva - la risposta sembra scontata. Read 0 Comments... >> |














