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...Siamo i soliti sognatori...

D'Alema, ancora tu?

NOTIZIE POLITICA / ATTUALITA'

Il 9 novembre si celebra il ventennale della caduta del muro di Berlino mentre nel nostro Paese sopravvive ancora, inattaccabile e potente, una rimanenza del “Comunismo”, Massimo D’Alema. Ma ragioniamo, l’eminenza grigia del Pd è mai stato realmente comunista, o almeno di sinistra? Il suo curriculum non è quello di un grande leader, ma di uno dei più grandi inciucisti dei nostri tempi. E’ spesso rappresentato come un politico “intelligentissimo” e avveduto, invece è stato soprattutto la stampella rossa di Berlusconi. In un Paese normale, in cui i due schieramenti si battono su idee e proposte sono auspicabili convergenze su temi di grande interesse. L’Italia però è fuori dagli schemi, e se il leader avversario è Berlusconi - con tutte le sue contraddizioni e i suoi conflitti d’interesse - si dovrebbero evitare ambigui rapporti ravvicinati. La candidatura di D’Alema a Ministro degli Esteri Europeo di questi giorni, sostenuta dal Governo, sa tanto di amaro dejà vu. Proviamo a ripercorrere la carriera del D’Alema inciucista.
Al di là dei contrasti di facciata, sono innumerevoli le volte in cui D’Alema ha espresso pareri più che positivi sul Premier, “Berlusconi è un uomo che ha portato nella vita politica italiana una novità rilevantissima” (aprile ‘96), “Umanamente mi è proprio simpatico” (luglio ‘96), o su Forza Italia, descritto come “un partito confinante con il Pds. Ma il nostro non è inciucio: è antagonismo collaborante” (dicembre ‘96). Negli anni D’Alema si è poi impegnato generosamente a risollevare Berlusconi nei momenti critici. L’ha difeso all’inizio dei suoi problemi giudiziari, “Se davvero i giudici fossero in mano nostra direi loro di lasciar stare il Cavaliere” (maggio ‘95), “I Partiti non devono fare strumentalizzazioni di vicende giudiziarie a fini politici” (giugno ‘95), gli ha regalato credibilità politica in un momento di crisi istituendo la Commissione Bicamerale nel 1997 per discutere riforme Costituzionali in maniera condivisa - anche su temi controversi come la giustizia - e ha osteggiato in tempi recenti chi parlava di regime, “Smettiamola, non esiste alcun regime” (febbraio ‘02).
Massimo “Il Misericordioso” ha anche fatto di più. Il suo Governo fu infatti fondamentale per il consolidamento del monopolio di Mediaset, da lui stesso definita “una grande azienda e una grande risorsa per il Paese” (marzo ‘96), “un patrimonio per l’Italia, un’impresa strategica che deve poter affrontare serenamente il futuro” (aprile ‘96). D’Alema non solo non fece una legge sul conflitto d’interessi, ma addirittura regalò a Berlusconi le concessioni per le frequenze televisive nazionali per l’1% del fatturato. Chiaro che una volta che dovette pubblicare dei libri scelse la Mondadori, casa editrice dell’amico avversario. Solo in Italia può accadere che il leader del Centrodestra pubblichi le opere del leader del Centrosinistra.
D’Alema, non soddisfatto, in questi decenni ha inoltre navigato tra cene private e pubbliche effusioni con Gianni Letta, Confalonieri e Dell’Utri. In particolare il condannato per mafia ha dichiarato ripetutamente la sua simpatia per D’Alema, definendolo “il politico avversario maggiormente disponibile” (giugno ‘95), “con Berlusconi potrebbe andare a braccetto” (febbraio ‘07). Contraccambia Latorre, fidato braccio destro di D’Alema, “Con il senatore Dell’Utri esiste un rapporto di grande cordialità e di stima reciproca. La mia impressione su di lui è estremamente positiva, penso sia una persona di spessore” (marzo ‘07).
Ora è lecito chiedersi, in questi anni cos’ha ricevuto D’Alema in cambio, oltre a cotanta stima e alla volontà di Dell’Utri e soci di farne il Presidente della Repubblica nel 2006? Avrei desiderato la fine della stagione degli inciuci, non avrei voluto vedere la candidatura di D’Alema a Ministro degli Esteri Europeo. Ancora tu? Avrei voluto non rivederti più.


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Lo Stolto e il bacio alla francese

LO STOLTO

Era il mio momento. Avevo finalmente ottenuto un appuntamento con una ragazza, intendo uno di quelli ufficiali, cena, cinema e, si spera, il dopo-cinema. In tre anni di medie e nei primi due da liceale avevo collezionato solamente un fidanzamento - una di quelle storie che durano due settimane, non ci si guarda in faccia dall’imbarazzo, ma ci si pavoneggia con gli amici, “ehi, io sono fidanzato!” - e un paio di “baci stampo”, vinti al “gioco della bottiglia” durante le fantastiche prime feste delle medie. Ma avevo sedici anni e il mio momento era arrivato.
Ormai io e Lo Stolto eravamo compagni di classe da ormai due anni, eravamo diventati buoni amici e quel giorno, vedendomi particolarmente preoccupato, si propose di aiutarmi: “Fratello - dalla sicurezza con cui mi si rivolgeva capivo che nella sua testa era certamente lui quello maggiore - ci siamo passati tutti, io ne ho già visti tanti come te, vittime di queste adolescenti emancipate, succubi di queste spietate mangiauomini. A te penso io”. Sapevo di partire perdente in questa missione, così non avevo scelta, avevo davvero bisogno di qualcuno che avesse più esperienza di me, Lo Stolto mi rassicurò: “Se le pareti della mia camera potessero scrivere, pubblicherebbero la nuova edizione del Kamasutra. Ecco a te il manuale de ‘Il primo appuntamento col botto’ by Carlo Lo Stolto”. Atteggiandosi da scafato playboy trentacinquenne, iniziò il suo personale decalogo, “Innanzitutto devi focalizzare l’obiettivo, dopo il cinema devi portare a casa i tre punti, non so se mi spiego. Fino a quel momento devi essere concentrato, determinato a vincere la partita - continua imperterrito la metafora calcio-ragazze - devi decidere tu la sede dell’incontro, devi giocare in casa, l’ambiente famigliare sarà il tuo dodicesimo uomo. Scegli un ristorante che conosci, in cui hai confidenza con i gestori, saluta tutti, devi far notare che sei uno importante. Durante la cena devi pressare alto, devi dimostrare di avere personalità da vendere, inventa, mai essere sincero al primo appuntamento. Ad un certo punto le dirai che hai bisogno di recarti al bagno, ti alzerai e non facendoti notare andrai a pagare il conto. Una volta usciti le dirai che tu nei ristoranti non paghi mai. Fuori dal ristorante dovrete fare due passi per raggiungere il centro a piedi, lei ti chiederà il perché non raggiungiate il cinema con la tua automobile, e tu chiaramente non le dirai che hai solo sedici anni e non hai la patente, ma la sedurrai sussurrandole ‘in auto non posso tenerti la mano’. A quel punto lei è quasi cotta, il tuo gioco produce possesso palla, ma poche azioni da gol, è arrivato il momento di concretizzare tutto ciò che di buono hai fatto sino a quel momento. La devi baciare”.
Intervenni ed affermai convinto “Questo è chiaro, un bacio alla francese, il bacio con la lingua”. Lo Stolto rimase basito, attonito, la situazione gli stava scivolando dalle mani, la mia presunta malizia lo fece sbiancare. Mi guardò, cercando di non far notare il suo disagio, “Ah beh, certo…lingua, il bacio e la lingua…come si fa di solito”. Rinunciai, Lo Stolto era sempre il solito, non aveva mai baciato una ragazza proprio come il sottoscritto. Era insomma un pivello di prima qualità, mai uscito con alcuna entità femminile. Parlando con i suoi compagni di classe delle medie scoprii che al gioco della bottiglia gli dicevano sempre “Ci dispiace, abbiamo fatto le squadre prima”.


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Sky affossa Rai e Mediaset

NOTIZIE POLITICA / ATTUALITA'



Ricordiamo bene la mossa a sorpresa di Mediaset avvenuta pochi mesi fa. L’azienda aveva deciso di spostare i propri canali televisivi su digitale terrestre insieme a quelli della Rai, la televisione pubblica - alla quale continuiamo a pagare un canone - che ha intanto interrotto il segnale in chiaro. Ma la Rai nel frattempo ha fatto addirittura di più, ha deciso di non rinnovare il contratto che la legava a Sky e come conseguenza ha tolto dal satellite l’intero pacchetto RaiSat, rinunciando ai circa 60 milioni di euro l’anno che le offriva l’azienda di Murdoch, per concedersi esclusivamente via digitale terrestre. Il contratto offerto da Tom Mockridge - Responsabile Sky Italia - a Mauro Masi - Direttore  generale della Rai - era della lunghezza di sette anni. Quindi il calcolo risulta ovvio, scegliendo questa strada la Rai ha rinunciato a quasi 400 milioni di euro, denaro che poteva essere utile a coprire l’intero buco di RaiSat, stimato in circa 200 milioni di euro. Il fatto che Silvio Berlusconi sia Presidente del Consiglio, e di conseguenza, oltre ad essere proprietario di Mediaset, gestisca anche la televisione pubblica, può aver influito su questa scelta? Lascio a voi la risposta.
Ciò che è certo è che questa fusione dell'accoppiata Rai e Mediaset - ridefinita dai critici “Raiset” - aveva lo scopo di abbattere lo strapotere di Sky, annientandola completamente. Ma Murdoch, in questa particolare guerra fredda delle televisioni, ha saputo sfoderare un’astuta contromossa,. Uscirà infatti a dicembre 2009 la Digital Key, una pennetta Usb che garantirà agli utenti Sky l’accesso alla completa offerta televisiva al costo di soli 19 euro. Basterà inserire la chiavetta nel decoder per vedere tutti i canali, compresi quelli criptati, e quindi anche i canali Rai. Questa costituisce una soluzione comoda ed economica che permetterà a chi è in possesso di un decoder  Sky di evitare l’acquisto di un secondo - e a questo punto “inutile” - decoder per il digitale terrestre. La Digital key rischia di essere un’invenzione che peserà tantissimo sul futuro di Rai e Mediaset. Potrebbe già infatti rendere obsoleto, sorpassato il tanto pubblicizzato progetto-digitale e gettare in un buco nero la nostra Rai.
Col senno di poi, visto che i canali Rai potranno essere comunque visti anche con decoder Sky, non era meglio che Masi accettasse i 60 milioni di euro l’anno? Io non sono un manager, ma mi sembrano essere meglio di zero, giusto? E dato che l’azienda Rai, anche se pubblica, rimane in ogni caso un’azienda, il Direttore Masi risponderà davanti a qualcuno di questa scelta avventata e perdente?


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Il Meet Up e la Lista Civica

A TU PER TU CON...

Iniziamo oggi una nuova rubrica dedicata alle interviste. Uno spazio aperto ai confronti con personaggi della politica, della società, dello sport, dello spettacolo, che ci possono incuriosire, stimolare nel dibattito, e con cui affrontare temi ed eventi spesso snobbati dai media tradizionali.
Il primo appuntamento è con l’organizer, il responsabile del Meet Up - i gruppi nati su Internet che sostengono l’azione di Beppe Grillo - di Aosta, Roberto Cognetta. Ad Aosta è in atto il tentativo di mettere in piedi una Lista Civica per le prossime Elezioni Comunali. Interessante capire come si evolve questa proposta politica, quali possono essere le ambizioni del progetto Grillino e le basi da cui parte questa idea. La Lista Civica di Aosta come esempio di ciò che fermenta in tutta Italia. Vengo ricevuto, in un’atmosfera molto informale, nell’ufficio di Roberto Cognetta. Accanto a lui un altro esponente del Meet Up, Silvano.

Roberto, è notizia di pochi giorni fa, la nascita di una Lista Civica di Grillo ad Aosta.
Innanzitutto noi non abbiamo ancora deciso di farla, stiamo cercando di capire se farla o meno. Faccio subito una premessa. Dico “noi” perché devi pensare che tu qui ora vedi me, ma solamente per una questione tecnica, perché hai visto sul Meet Up che l’organizer sono io e hai pensato “mi riferisco a lui”, ma se tu venissi stasera troveresti altre persone con cui confrontarti ugualmente. Non c’è un portavoce o un segretario, non esiste un referente univoco. Il gruppo quindi, dopo che alle Elezioni Europee aveva deciso di non appoggiare nessuno e di non andare a votare, ha iniziato a riflettere sulle Elezioni Comunali in arrivo.
Durante l'incontro con Grillo del 4 ottobre, al Teatro Smeraldo di Milano, è nato il “Movimento 5 Stelle” per le Elezioni Regionali - nel video linkato una breve intervista di Grillo del 4 ottobre stesso - dopo che era già partito l’anno passato quello per le Liste Civiche Comunali. Nell’occasione Grillo ha specificato che per le Elezioni Regionali appoggerà delle liste solo in Piemonte, Emilia Romagna e Campania, mentre per le Comunali appoggerà qualunque Lista Civica. A quel punto ci siamo detti che un’eventuale Lista Civica in Valle d'Aosta, intesa come l’intera Valle e quindi riferendoci a qualunque Comune, è ben accetta. Noi, non essendo una formazione politica con iscritti e una struttura partitica, stiamo provando a vedere se c’è interesse. Abbiamo raccolto dei nomi e inizieranno vari incontri da venerdì. Attraverso il passaparola, i media, il volantinaggio, speriamo che un gruppo numeroso di persone possa arrivare a pensare che questa iniziativa sia una buona cosa.
Un’interessante novità di questo Movimento è la mancanza di esperienza politica da parte dei componenti, le vostre sono tutte “facce nuove”.
Assolutamente. Diversi di noi hanno avuto esperienza nel campo dell’amministrazione, quindi sanno bene cosa significhi confrontarsi con la burocrazia, quali sono i relativi problemi, ma nessuno di noi è stato militante, è una nuova esperienza per tutti.
Il 4 ottobre Grillo ha elencato i punti programmatici del Movimento, voi in quanto possibile Lista Civica fate riferimento a tale programma?
No, la nostra Lista farebbe riferimento alla Carta di Firenze, che era stata presentata appositamente per le Elezioni Comunali, e differente rispetto a quella del 4 ottobre, ma con nostre opportune modifiche, poiché ci sono delle cose che noi in Valle abbiamo già, ad esempio l’acqua pubblica. Fortunatamente da noi non si pensa ancora a privatizzarla. Ci sono altri punti però che riprendiamo pienamente, come la classe energetica degli edifici. Da noi si fanno tanti convegni, ma siamo ancora qua che aspettiamo.
Altri temi che avete già in mente di sostenere nella vostra azione politica?
Il programma sarà definito da chi partecipa attivamente all’attività perché non è corretto calarlo dall’alto. Se hai avuto modo di leggere la Carta di Firenze non esiste un’ideologia dietro a ciò che c’è scritto, la decrescita non è una cosa di destra o di sinistra, è una questione tecnica. Ormai siamo messi talmente male che o facciamo qualcosa o facciamo qualcosa. Quando in Valle parliamo ad esempio di dare accesso gratuito a Internet a tutti sembra una possibilità fuori dal mondo. Abbiamo avuto buoni benzina per anni, e
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L'Università pubblica ci mancherà

TUTTA LA VITA DAVANTI



Sono uno studente dell’Università di Torino. Il mio primo impatto con la sede centrale delle Facoltà Umanistiche, credo comune a quello di tanti altri ragazzi, ha destato qualche perplessità. Innanzitutto il termine con cui è chiamata, Palazzo Nuovo, sembra una presa in giro, dato che la struttura è vecchia, obsoleta, pare letteralmente cadere a pezzi. Nelle aule la maggior parte dei posti a sedere ha la sedia rotta o non ha il banco, per non parlare del numero di cicche e scritte. L’organizzazione il più delle volte è pessima. Lezioni improvvisamente saltate o rinviate, orari sballati, segreterie aperte col contagocce e poco personale a disposizione. Si paga una retta annuale di circa 1600 euro, aumentata di 400 euro dal 2004 - ancora poco rispetto ad altri Atenei la cui retta è di molto maggiore. Questa in ogni caso credo sia l’immagine che abbiamo della maggior parte delle Università pubbliche italiane. Ma quale il motivo di questa situazione?

In questi anni l’Università è stata presa d’assalto da vari tagli economici. Ai ricercatori sono state “tagliate le gambe”, quelli più fortunati sono andati giustamente all’estero a fare la fortuna di altri Paesi. I professori guadagnano poco in confronto al resto d’Europa, e in più si aggiungono i continui tagli di personale e il blocco delle assunzioni. Direi che siamo alla frutta. Il nostro diritto Costituzionale allo studio è a dir poco minato. Si rischia veramente un tracollo e come se non bastasse siamo nelle mani di Maria Stella Gelmini, il cui unico pensiero sembrano essere le pulizie nelle scuole, mentre il nostro sistema scolastico sta letteralmente andando a “puttane” - come del resto i nostri politici. Le nostre Università pubbliche avrebbero bisogno di un sostanzioso aiuto. E invece arriva come una mannaia la nuova finanziaria del nostro “amato” Ministro Tremonti. Il nuovo provvedimento, appena approvato, taglierà all’Università pubblica mille milioni di euro in cinque anni. Questo cosa significa? Significa la rapida fine delle Università pubbliche e le porte aperte ai privati nei Consigli di Amministrazione - nella stessa finanziaria le scuole vengono addirittura descritte come fondazioni di diritto privato. Questo fatto logicamente influirà in maniera pesante e del tutto negativa sull’autonomia e l’indipendenza degli Atenei.
Il rischio è di innescare un ciclo di crisi senza precedenti. Le Università, per far fronte ai tagli, dovranno immediatamente alzare le tasse d’iscrizione. Nonostante questo far quadrare i conti nei tre anni successivi sarà sempre più difficile. Ci sarà il rischio che gli Atenei non riescano a pagare gli stipendi ai pochi dipendenti che si saranno salvati dall’obbligata riduzione del personale. Una domanda viene spontanea, che futuro aspetta noi studenti? Potremo ancora avere tutti garantito il nostro Diritto allo studio o tornerà ad essere un privilegio elitario? Le premesse non sono un granché.


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I SOGNI DEL GIORNO

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Proiezione del film "War Photographer"

Oggi, Lunedì 20 settembre

Alle ore 21

In Cittadella, Aosta

 

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The Cambodian Room

 

Proiettato venerdì al MOUNTAIN PHOTO FESTIVAL

 
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Gli incontri degli amici di Beppe Grillo
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