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IMMAGINI DA SOGNO

#3

IMMAGINI DA SOGNO


                                                 Cristo è l’unico cristiano.


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Un Tango




Forse è l’amore.

Conservare a -4°C.

Servire freddo.

Forse è possibile.


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“Ricordate i morti ma ricordateli vivi” (da A. Celestini)

 
         Monumento ai caduti - Saint Pierre (AO), 2008

Io sono morto ieri e sapevo che il domani sarebbe arrivato comunque, ma non senza vergogna. La notizia scivolò nelle menti di tutti. I più cedettero ai facili sentimentalismi. Altri, invece, insabbiarono il fatto nelle viscere della memoria, volgendo lo sguardo altrove, verso il profumo di un’estate già troppo lontana.
Io sono morto ieri. Sono morto mentre camminavo con il naso all’insù, guardando un cielo stellato del tutto inventato, di un paese lontano, del tutto straniero, e non l’ho potuta evitare. Io sono morto ma non ero nessuno, per qualcuno ero tutto, ed ora sono solo nel suono opaco di vecchie campane. Un giorno, un amico mi disse che camminare con il naso all’insù era una buona cosa. “Cammina sul tuo sentiero con il naso all’insù e lascia che una luce illumini il tuo viso. Chi saprà guardare, conterà otto volte oltre la stella” e aggiunse “ogni passo in quella direzione è la conquista della libertà dalle cose del mondo e, forse più di tutto, della libertà dall’uomo stesso”. Io ho sempre sognato di potermi liberare da me stesso. Credevo che quel mio amico avesse ragione, forse che avesse La ragione, ma sapevo che una volta raggiunta la ragione la si può solo perdere e cadere così nel fiume nero del torto. Cercai me stesso e la mia libertà e non rividi mai più quell’amico. Un amico non dovrebbe mai restare solo.
Ed ora sono morto. Sono morto ieri, colpito a morte dal fuoco disperato del nemico. Sono esploso assieme a lui. Stessa sorte, stesso dolore, stessa questione di dovere, di onore. La morte non cambia le carte in tavola. Si dice che, insieme al mio corpo, nella bara, abbiano seppellito anche la mia armonica. Un modo come un altro per tacere la memoria di me. Ma d’altra parte aveva già smesso di suonare da un pezzo. Fu allora che morii per davvero. Oggi come ieri mi ritrovo qui, ancorato a me stesso, nel tentativo di dare un senso alla mia morte, e forse, con questo mio destino, anche alla vita degli amici che arrancano condannati all’amore per la vita. Fuggo via, lontano dall’uomo, bestia fragile e spaventata, lontano dalla memoria per dimenticare di quanto tutto poi sia così inutile. Ma anche dimenticare fa male. Cammino piano, contando i miei passi, con il naso all’insù.
Non c’è verità, non c’è libertà, non c’è dignità.
Vita, morte, amore, ricordo, dolore, l’uomo ha molte forme.
A volte può scegliere.
A volte può sbagliare.
E’ solo un modo di esistere.
Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette…


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I SOGNI DEL GIORNO

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Inter Barcellona 3-1

 

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Ligabue - Un colpo all'anima

 
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