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Dopo Dell'Utri ecco Cuffaro

LO STATO DELLA MAFIA

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Abbiamo tralasciato per un mese la rubrica relativa ai rapporti tra Mafia e Stato, dopo le controverse testimonianze dei pentiti nel processo dappello a Dell’Utri. In ogni caso abbiamo assistito a novità nei legami tra classe politica e organizzazioni mafiose. Quello che continua ad accadere nel nostro Paese ci fa comprendere a pieno il motivo per cui la Mafia non venga debellata, ma anzi continui ad essere ben radicata nella nostra società. La Mafia continua ad essere in Italia un male incurabile, un virus imbattibile solo grazie alla collusione e alla connivenza di parte della nostra classe politica, che invece di combattere le organizzazioni mafiose vi collaborano, rendendole ancora più forti, quasi inattaccabili. Fortunatamente qualche politico colpevole alla lunga viene scoperto e condannato.
Per questo genere di colpe il più illustre imputato è sicuramente il Senatore Marcello Dell’Utri, del quale a lungo abbiamo parlato, che è stato condannato per associazione mafiosa in primo grado a nove anni di carcere ed è in attesa della sentenza d'appello. Più recentemente è stata resa pubbblica l’accusa di associazione camorristica nei confronti del Deputato del Pdl Nicola Cosentino - che a lungo è stato il candidato Pdl per la Presidenza della Regione Campania, stoppato solo dal veto di Fini. In questo caso il processo è all’inizio. L'ultima condanna in ordine cronologico è stata quella che ha colpito l’ex Presidente della Regione Sicilia Salvatore Totò Cuffaro - nel video linkato un giovane Cuffaro attacca pesantemente Falcone.
Cuffaro è stato condannato in appello a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato e rivelazione di segreto istruttorio. La Procura accusa Totò di aver avvisato il boss di Brancaccio, Giuseppe Guttadauro, attraverso l’ex assessore comunale dell’Udc alla Sanità, Domenico Miceli - anchegli condannato a otto anni di reclusione - della presenza nella casa del boss di microspie. Il risultato è l’aver mandato a monte la complicata indagine della polizia. Curiosità, dove si trova ora “Vasa Vasa” Cuffaro? Ebbene, siede nelle comode poltrone del Senato Italiano, lautamente stipendiato dai soldi di noi cittadini. E stato eletto nel 2008, dopo le dimissioni da Presidente della Regione Sicilia, tra le fila dell’Udc di Casini, che lo ha sempre difeso e orgogliosamnte appoggiato.
Ricordo inoltre che numerose prove del processo Cuffaro sono scaturite da intercettazioni telefoniche. Purtroppo dopo la riforma della Giustizia del Ministro Alfano le intercettazioni telefoniche rischiano di non essere più utilizzabili dai Pm per la lotta alla mafia, nonostante siano fondamentali nelle indagini. Come mai cè la volontà di abolirle o almeno di rendere molto difficile il loro utilizzo? Per caso il reale scopo è quello di nascondere le malefatte della nostra casta politica? Io, per conto mio, a costo di diventare ripetitivo, continuo a ribadire che bisogna evitare che venga reintrodotta l’immunità parlamentare. Non dobbiamo permettergli di fare indisturbati ciò che vogliono. Se glielo concediamo sarà ancora peggio di così. Sarà sempre peggio.

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