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Il pentito Spatuzza in aula

LO STATO DELLA MAFIA

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Il grosso polverone alzatosi in questi mesi in seguito alla riapertura dell’inchiesta sui rapporti tra mafia e stato ha raggiunto il suo apice il 4 dicembre. Il luogo che ha catalizzato queste tensioni è stato Torino o meglio, il Palazzo di Giustizia del capoluogo Piemontese. Già dalle prime ore del mattino giornalisti provenienti da ogni angolo del pianeta si sono accalcati davanti alle porte del Tribunale per assistere all’udienza del processo in appello a Marcello Dell’Utri. Più precisamente per ascoltare la testimonianza che rischia di cambiare, di alterare la storia del nostro Paese, quella del pentito di mafia Gaspare Spatuzza. Ricordiamo che il Senatore Marcello Dell’Utri è stato condannato a nove anni in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, e l’appello che doveva terminare il mese scorso è stato riaperto in seguito alle scottanti testimonianze del pentito.
La deposizione è stata preceduta dalla consueta guerra mediatica innescata ad arte dai fedeli scagnozzi del Premier. Niente di nuovo, ormai ci siamo abituati. I Berluscones hanno invaso le trasmissioni televisive, urlando le teorie più disparate per delegittimare i pentiti - che invece sono stati fondamentali in tutti i processi rilevanti per Mafia, sostenuti in primis da Falcone - e facendo credere erroneamente agli ascoltatori che il concorso esterno in associazione mafiosa non è reato e che non è comprensibile come esista solo in Italia. Si sono dimenticati di aggiungere che purtroppo solo in Italia la Mafia mantiene un tale potere e una tale influenza nella politica e nella società. Ma perché questo processo ha portato a questa tensione? Certo, Dell’Utri è il braccio destro di Silvio e cofondatore di Forza Italia, ma non merita da solo questa battaglia mediatica e l’azione di difesa di tutto il Popolo della Libertà “vigilata”. Quello che ha scatenato tutte queste reazioni è il fatto che Spatuzza fa il nome di Silvio Berlusconi, insieme a Dell’Utri, come referente politico della Mafia.
Anche in aula il pentito conferma che i fratelli Graviano più volte lo avevano informato che stavano collaborando con il proprietario di Canale 5 e con un compaesano, rispettivamente l’attuale Presidente del Consiglio e Dell’Utri - è linkato il video di questa parte di deposizione. Spatuzza in aula elenca e ripercorre i punti del suo verbale che erano già trapelati nei giorni scorsi. Logicamente il pentito non fa più di tanto paura all’imputato Dell’Utri e al Premier visto che non ha visto direttamente ciò di cui parla. Si basa esclusivamente su informazioni ricevute dai fratelli Graviano, come ha fatto notare correttamente Gianfranco Fini. Ciò che terrorizza davvero la coppia Berlusconi-Dell’Utri è un’ipotetica testimonianza dei fratelli Graviano. E da oggi, sfortunatamente per loro, non più ipotetica, visto che i due mafiosi, insieme a Cosimo Lo Nigro, verranno sentiti dai Giudici in videoconferenza l’11 dicembre. Quello sarà probabilmente il momento della verità. Tutti in aula.

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