La trattativa tra Mafia e Stato

Stiamo entrando nel periodo delle rivelazioni. Dopo anni di stallo in questi giorni si riapre l’inchiesta sui rapporti stretti tra Mafia e politica, che ha segnato sessant’anni della storia del nostro Paese. Il primo fatto rilevante è la condanna in primo grado a nove anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa del parlamentare Marcello Dell’Utri, braccio destro di Silvio Berlusconi e co-fondatore di Forza Italia. Fondamentali per le indagini sono poi le nuove scoperte, portate alla nostra attenzione dalla puntata dell’8 ottobre 2009 di Annozero e in seguito riprese dal Fatto Quotidiano. Scopriamo che Borsellino, venti giorni prima della sua morte, era stato informato di una trattativa in atto tra Mafia e Stato per far cessare i continui attentati. La vicenda vede come protagonisti principali gli ufficiali dei carabinieri Mori e De Donno, i capi di Cosa Nostra Totò Riina e Bernardo Provenzano e come intermediario il pentito Vito Ciancimino. Veniamo poi a sapere di un’apparizione “miracolosa”. Quest’estate, da uno scatolone dimenticato dalla procura di Palermo, è saltata fuori una lettera strappata. L’avrebbe scritta Provenzano a Berlusconi, chiamandolo “onorevole”, promettendogli appoggio politico in cambio di una Tv e minacciandolo in caso contrario di un “triste evento”.
Proviamo ora ad analizzare rapidamente gli eventi dei primi tormentati anni novanta, per avere un quadro più chiaro. Il 30 gennaio 1992 la Cassazione conferma le condanne dei boss al maxi-processo. Totò Riina fa subito uccidere Salvo Lima e Ignazio Salvo, politici fedeli ad Andreotti. Il 19 maggio 1992, quattro giorni prima della strage di Capaci, Borsellino rilascia un’intervista a due giornalisti, Jean Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi, ai quali racconta dei rapporti tra Vittorio Mangano, boss di Cosa Nostra, Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi. Il 23 maggio 1992, mentre infuria Tangentopoli e il Parlamento si appresta a eleggere Andreotti Presidente della Repubblica, viene ucciso Giovanni Falcone, con sua moglie e la scorta. Dopo quell’accaduto Andreotti ritira la candidatura ed è eletto Scalfaro. Il 19 luglio 1992 il secondo importante attentato, Paolo Borsellino viene fatto saltare in aria in via D'Amelio a Palermo. Questo è un autogol per la Mafia visto che, come conseguenza dell’ennesima strage, il Parlamento converte immediatamente in legge il decreto antimafia. Alcuni uomini di Riina, ora collaboratori, sostengono infatti che l’attentato a Borsellino non era previsto. Secondo i giudici di Caltanissetta ad accelerare l’omicidio fu la famosa intervista ai due giornalisti francesi. Un alone di mistero circonda inoltre l’agenda rossa sulla quale Borsellino scriveva ogni cosa e che stranamente sparì.
Morto Borsellino, proseguono le trattative tra Mori e Ciancimino. Secondo il figlio di Ciancimino, Riina fa recapitare a Mori e ad alcuni politici il “papello” con le richieste della Mafia per far cessare la guerra. Il 15 gennaio 1993 viene arrestato Toto Riina e “casualmente” i carabinieri, guidati dallo stesso Mori, si dimenticano di perquisire la casa del boss, che viene svuotata dalla Mafia, con conseguente perdita di tutte le prove. A quel punto Ciancimino e il pentito Giuffrè rivelano che la trattativa è presa in mano da Marcello Dell’Utri. Intanto le bombe per tutto il 1993 continuano ad esplodere, fino a quando la Mafia sospende l’attentato allo Stadio Olimpico di Roma e smette di sparare. Siamo nel novembre 1993 e mancano tre mesi alle elezioni politiche, quelle vinte da Silvio Berlusconi.
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