Le novità sulla trattativa tra Mafia e Stato
| LO STATO DELLA MAFIA |
Nell'ambito della presunta trattativa tra Mafia e Stato avvenuta tra il 1992 e il 1993 ricorderemo la settimana appena trascorsa per le dichiarazioni scottanti e i numerosi colpi di scena. Due personaggi principali della vicenda, il generale Mario Mori, ex comandante dei Ros e dei Carabinieri, e l’ex Presidente della Commissione Parlamentare antimafia Luciano Violante iniziano il walzer delle dichiarazioni contrastanti. Mori, durante il processo che lo vede imputato per favoreggiamento per la mancata cattura di Bernardo Provenzano, dichiara l’inesistenza di una “trattativa in atto tra Mafia e Stato”, ma afferma comunque che ci furono quattro incontri tra lui e Vito Ciancimino, ex sindaco mafioso di Palermo. Entra però in scena Violante, che ha ritrovato la memoria dopo anni di silenzio, e dichiara che Mori gli propose all’epoca un colloquio con lo stesso Ciancimino, amico intimo dei grandi boss, tra cui Provenzano e Riina. Era lui l’intermediario nella trattativa. Anche l’ex Ministro della Giustizia Martelli parla di una trattativa in atto in quel periodo tra lo Stato e la Mafia, logicamente anch’egli con un ritardo di quindici anni. Possibile che fino ad oggi nessuno ricordasse nulla in proposito?
Nei giorni scorsi ha poi parlato Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso nella strage di via D’Amelio. Borsellino afferma che Mori mente e che i ripetuti incontri con Ciancimino sono la prova che una trattativa c’era. Aggiunge inoltre che il 25 giugno 1992, in un incontro in caserma tra Paolo Borsellino, Mori e De Donno si parlò appunto di questa trattativa, della quale il giudice era già a conoscenza, come ha rivelato recentemente ancora Martelli. Quindi ci troviamo di fronte a menzogne, contraddizioni, verità nascoste da diciassette anni e inchieste che si riaprono di colpo.
Non è tutto qui, sarebbe ancora poco per ricordare come particolarmente interessante questa settimana. Saltano infatti all’occhio le dichiarazioni di due noti pentiti, Giovanni Brusca e Gaspare Spatuzza. Il primo, il mafioso che premette il pulsante per far esplodere la carica di tritolo a Capaci, ha dichiarato ai magistrati di Caltanissetta che “Il terminale ultimo della trattativa era l’onorevole Nicola Mancino - l'ex Ministro degli Interni e attuale Vicepresidente del Csm - me lo disse Riina”. Brusca dice anche che dopo l’arresto di Riina, Cosa Nostra tentò di “cambiare cavallo”, cercando di creare un nuovo contatto con Forza Italia. E qua ci colleghiamo alle dichiarazioni del secondo pentito. Gaspare Spatuzza non solo confermerebbe i contatti tra Dell’Utri e Cosa Nostra, ma nel suo racconto collocherebbe il Premier Silvio Berlusconi al suo pari. Secondo lui sarebbero loro il referente politico della trattativa tra Stato e Mafia durata almeno fino al 2003-2004. Queste dichiarazioni rese note nei giorni scorsi, e ignorate ampiamente dai media, potrebbero entrare a far parte delle prove durante il processo contro Marcello Dell’Utri.
In conclusione per molti una trattativa c’era ed era evidente, per qualcuno no, per altri è durata addirittura fino al 2004. Certo sarebbe tutto molto più chiaro se finalmente saltasse fuori l’ormai celebre “papello”, ma molte risposte le avremo già il giorno della sentenza del processo a Marcello Dell’Utri. Restiamo in attesa.
| < Prec. | Succ. > |
|---|














Commenti