Quando il "Chiacchierone" porta le prove
| LO STATO DELLA MAFIA |

I Papelli di Totò Riina consegnati alla Procura di Palermo da Ciancimino jr
In questi ultimi giorni è arrivata la testimonianza di Massimo Ciancimino al processo che vede come imputati l’ex comandante dei Ros Mario Mori e l’ex Colonnello Mauro Obinu per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra, in seguito alla ritardata perquisizione nella casa di Totò Riina dopo il suo arresto e alla mancata cattura di Bernardo Provenzano - nel 1995 - nonostante le segnalazioni pervenute ai Carabinieri. Il figlio dell’ex Sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino afferma che Provenzano aveva una sorta di immunità territoriale possibile solo grazie al rapporto stretto con alcuni ufficiali. Rapporto che si era sviluppato proprio con l’intermediazione del Sindaco che, afferma il figlio, era in stretti legami anche con i servizi segreti.
Il punto della sua dichiarazione che ha creato più scalpore è il fatto che per l’ennesima volta vengono fatti i nomi di Silvio Berlusconi e di Marcello Dell’Utri in un processo per Mafia. L’ennesima casualità, l’ennesima fantasia o, dato che troppe persone - pentiti mafiosi, o gente comune coinvolta più o meno direttamente negli affari di Cosa Nostra - fanno sempre questi due nomi, possiamo cominciare a pensare che ci sia qualcosa di reale? Ciancimino continua imperterrito ad affermare che il Senatore Dell’Utri - già condannato in primo grado a nove anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa - aveva preso il posto di suo padre come referente politico della Mafia per portare avanti la trattativa con lo Stato. Ed oltre a dichiarare che Cosa Nostra, compreso Ciancimino sr, avevano investito nella nascita della Milano 2 Berlusconiana, aggiunge che Forza Italia fu il frutto proprio di quella “trattativa”, avviata in seguito alle stragi del '92.
Come è ormai triste consuetudine buona parte del Governo, invece di sperare che la verità venga a galla, spara a zero contro il “nemico” di turno, in questo caso Ciancimino jr. Chiaramente la tesi è sostenuta dai media asserviti, in particolare i giornali di “famiglia”, che lo accusano di essere un “chiacchierone”, un “calunniatore”, un “pazzo”, un “mitomane” che dice solo “minchiate”. Il Giornale, Libero, e via dicendo, insinuano inoltre quotidianamente che i testimoni avversi a Berlusconi siano manovrati da un’entità oscura che vuole fare cadere il Governo. Ma un fatto certo è che il nome di Silvio Berlusconi veniva associato alle organizzazioni mafiose già prima della sua discesa politica - basti pensare ai rapporti col boss “stalliere” Mangano, risalenti agli anni ’70.
Come risposta Massimo Ciancimino ha ora portato in aula le prime prove effettive, concrete, cartacee delle sue accuse. Ha consegnato una parte di un pizzino spedito da Provenzano a Berlusconi, oltre ad altri documenti che possono aiutare la ricostruzione di uno dei periodi più bui della nostra Italia. Nella speranza che la verità venga a galla e ci permetta di uscire da questo limbo in cui siamo perennemente incastrati, tra realtà e menzogna, continueremo a seguire gli sviluppi di questa vicenda di estremo interesse.
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