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La laurea de Lo Stolto

LO STOLTO

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Tutti in ritardo, anche i suoi genitori. Incredibile. Da loro non me lo sarei mai aspettato, sempre precisi, mi stupì nel vederli arrivare in ritardo in un giorno tanto atteso. Non fu colpa loro. E quindi neanche colpa nostra. Lo Stolto diede appuntamento a tutti per le 10:00 di un caldo lunedì di luglio, e si raccomandò di essere puntuali.
La prima volta che Lo Stolto disse di aver finito gli esami della triennale era un mese e mezzo dopo aver finito di frequentare i corsi, si sarebbe dovuto laureare. Dottore in Scienze Giuridiche, i suoi genitori ci tenevano tanto, forse troppo, e lui non li voleva deludere. Ogni fine settimana, quando tornava a casa - Lo Stolto era pendolare, in settimana studiava a Torino, nel week end era a Baranzate - raccontava le estenuanti lezioni di Diritto Privato e le nottate passate sul Codice Civile. Pareva lo studente modello, tutto casa, Università e libri. Riferiva di esami superati brillantemente, sempre al primo colpo, con voti alti. Lo Stolto voleva mantenere la media elevata, ripeteva di voler uscire con il massimo dei voti. I parenti erano fieri di lui, vederlo laurearsi continuava a sembrare un sogno che si sarebbe realizzato presto.
Io e Lo Stolto andammo a vivere insieme, trasferitomi a Torino io scelsi Economia Aziendale. Non ci potevo credere, Lo Stolto si stava per laureare. Io sarei entrato nel primo anno fuori corso, mentre lui, brillante, avrebbe finito la laurea breve. C’era qualcosa che non tornava. Vivemmo tre anni andando a lezione solo il pomeriggio. Le nostre famiglie ci permettevano di vivere in centro, si stava bene, si riusciva ad uscire molto spesso, quasi tutte le sere. Tra aperitivi e feste universitarie era poi dura andare a lezione il mattino. Nonostante questo credevo che, dopo un Liceo superato mediocremente, Lo Stolto avesse trovato la sua strada. Ogni volta che preparava un esame dimostrava una passione straordinaria. Lo Stolto diceva di riuscire a conciliare la vita festosa con la vita da studente. Un genio insomma. Mi disse che si presentava alla discussione della tesi con 104 punti, e se avesse discusso brillantemente si sarebbe laureato con il massimo, 110 e lode.
Nessuno vide la sua discussione, tutti in ritardo. O meglio, Lo Stolto era in anticipo. “Due mie colleghe che mi avrebbero dovuto precedere sono state male, il Presidente di Commissione ha anticipato il mio turno, mi conosceva quindi è stata una formalità, cinque minuti e abbiamo risolto il tutto. 110 con lode, e menzione della tesi”. In ritardo, ma felici per lui, io e alcuni amici volevamo farci un giro all’interno della Facoltà. L’obiettivo era scoprire un mondo nuovo, vedere gente, incontrare ragazze, le solite cose che uno studente di un altro indirizzo ama fare quando è “intruso”. Stranamente lui ci fermò, ci disse che eravamo in ritardo per gli aperitivi, aveva organizzato tutto nei minimi dettagli e non potevamo alterare il suo preciso programma. Lo Stolto non ricordava che in queste occasioni speciali - laurea e addio al celibato sono le più comuni - chi è festeggiato non ha alcun potere sugli invitati, noi quindi ignorammo il suo preciso programma.
Entrammo, passammo davanti all’Aula Magna, incontrai Francesco, un compagno di corso de Lo Stolto che conoscevo perché avevamo condiviso qualche festa universitaria - oltre che un paio di ragazze. Gli chiesi un’impressione sulla discussione della tesi del nostro amico, e lui ci lasciò a bocca aperta: “Laurea? Ahahah…impossibile! Deve ancora dare cinque esami del primo anno!”. Il genio, non volendo deludere la sua famiglia, finse per tre anni di fila. Lo studente modello diventò per noi tutti lo studente bidello. Ad oggi, quattro anni dopo, Lo Stolto è ancora fuori corso, mentre i suoi genitori pensano ingenuamente che stia frequentando un master postspecialistica. I nodi prima o poi verranno al pettine.

Commenti

avatar matteo
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Il bello è che gli stolti da noi si sentono pure furbi !!!!
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avatar R.
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Molto divertente, anche se spero di non essere in corsa per diventare anch'io mamma di uno Stolto!
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