Carlo Lo Stolto nasce il 25 aprile 1980 a Baranzate, nell’hinterland milanese. Il padre Mario, brianzolo, proprietario da oltre vent’anni di un’impresa edile riconoscuta per la sua efficienza nel settore, “Il terzo porcellino s.r.l.”, e la madre, Agnese Terzi, responsabile presso il Comune di Baranzate dell'ufficio immigrazione, hanno dedicato tutta la loro vita al bene del loro unico amato figlio. All’età di 6 anni Lo Stolto - d’ora in poi lo chiamerò esclusivamente con il suo cognome - vede in tv le imprese di Platini e Boniek e inizia a simpatizzare per la Juventus, ma la sua vera personalità viene fuori pochi anni dopo. Il Milan di Gullit, Van Basten e Rijkaard stende lo Steaua Bucarest 4 a 0 nella finale di Coppa dei Campioni e Lo Stolto tradisce la Vecchia Signora per diventare un milanista incallito.
Lo Stolto cresce studiando nelle migliori scuole private, e a 19 anni riesce a conquistare la Maturità Classica con un risicato 62. Non è diventato lo studente modello che speravano i suoi genitori, ma nonostante ciò Lo Stolto viene iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza. L’ostinazione che aveva caratterizzato la ricerca del 6- al Liceo abbandona il nostro beniamino una volta entrato all’Università. La vita da universitario coi soldi di papà lo porta lontano da quella che poteva essere la realtà di un assiduo frequentatore di lezioni. Feste a ripetizione, aperitivi e ragazze diventano la sua linfa vitale.
Lo Stolto è cresciuto, ha ormai 29 anni e qualche capello bianco inizia a spuntare sulla sua testa. Manca solo un esame, la laurea è vicina. L’amore incondizionato per il Milan, l’arte del cazzeggio, la voglia matta di rinviare infinitamente quell’ultimo esame rendono le avventure de Lo Stolto lo specchio di una certa Italia. Paura di affrontare il mondo dei “grandi” e gli incerti scenari che l’Italia offre ai giovani o voglia di restare a prescindere un giovane ragazzo che rincorre Capitan Uncino per tutta la vita?
L’appuntamento periodico con Lo Stolto vi farà sorridere, divertire e spero anche riflettere attraverso l’ironica descrizione di alcune prerogative che caratterizzano il mondo dei giovani.
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