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Baarìa

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Baarìa
è un progetto ambizioso che mostra, come in una favola, le vicende di tre generazioni lungo un secolo di storia italiana. Il primo piano di un bambino dallo sguardo meravigliato, che si affaccia sullo schermo fino a “volare”, abbracciando l'intera Bagheria, apre l'ultimo capolavoro di Tornatore. I grandi occhi di Peppino evocano quelli di Totò in Nuovo Cinema Paradiso e proprio da questa visione “fanciullina” ci immergiamo dentro una pellicola in cui il regista torna a narrare della sua amata Sicilia. Una vicenda in cui il tempo è scandito dai grandi eventi, ripercorsi e tratteggiati rapidamente. La volontà dell'autore è rievocare un paese agricolo colmo di tradizioni che si tramandano negli anni nonostante la società sia in rapido mutamento. Da qui riaffiora il significato di Baarìa: “porta del vento”, una realtà contadina che con un soffio viene spazzata e vi subentra una città urbanizzata. L'antico nome fenicio di Bagheria evoca un suono magico e mitologico, si ha la sensazione di vivere in un luogo dal sapore arcaico, attraversato da storie monumentali ed infinite. Dal titolo, che evoca grandiosità, nasce un film “gigantesco” nelle forme e nei contenuti. Budget di oltre venti milioni di euro, centocinquanta minuti di pellicola e cast di duecento attori sono cifre di un gran film corale.
La vita rurale attraversata dalla guerra, il padre di Peppino che trova consolazione nel cinema e nelle letture epiche, la militanza di Peppino nel Partito Comunista, l'amore per una donna e per i figli, le uova rotte e i serpenti neri che presagiscono maledizioni e morti sono solo alcune delle storie che accompagnano il film. L’essenza trasmessa da questo film è la realtà, che si deve vivere con le sue difficoltà, contrapposta al desiderio di poterla cambiare. Si tratta forse di speranza, anche se, come dice Peppino al figlio Pietro pochi istanti prima della sua partenza dall'isola “Crediamo di abbracciare il mondo, ma abbiamo le braccia troppo corte”. Da questo flusso tra vita e sogno è lo spettacolo a prendere forma, la magniloquente scenografia ricostruisce alla perfezione Baarìa e le singole inquadrature sovrabbondanti catturano il nostro sguardo che rimane incantato da tale bellezza.
L'uso costante del dolly, le innumerevoli ellissi, insieme ai fotogrammi che citano film storici come Il buono, il brutto e il cattivo, mostrano la grande consapevolezza di un regista in grado di maneggiare e conoscere bene il mezzo cinematografico e il cinema. Le luci e i colori caldi rendono la fotografia di Lucidi estremamente densa, tale da riportare in alcune immagini la consistenza pittorica degli affreschi d’arte. Nella sequenza in cui il padre Cicco muore, la luce dal forte tono giallo che illumina la stanza colpisce solo il corpo morente del padre fino a dissolversi nel nulla ed oscurare tutto come in un dipinto di Caravaggio. Notevole la colonna sonora di Morricone che da malinconica diventa Felliniana e vivace. Baarìa rappresenta la nostalgia del ricordo che bisogna riassaporare, di quel mondo faticoso, ma pieno di vita, che il progresso, sprezzante verso sogni e aspettative, non ha saputo salvaguardare.

Pellicola-omaggio alla storia italiana, alla terra del regista, ma anche al padre sindacalista, a cui s'ispira per il personaggio di Peppino. Tornatore rievoca in modo suggestivo quel mondo infantile che ha vissuto insieme al padre. Un mondo rurale in declino, rimpiazzato da un futuro sempre più incerto, senza quella luce innocente che risplendeva negli occhi del Peppino fanciullo, ma in qualche modo trasmessa al giovane figlio che, siccome fotografo, proprio attraverso gli occhi si accinge a raccontare questo nostro nuovo mondo - Tornatore nacque professionalmente fotografo. Eccoci di fronte alla sua definizione di film “più personale”.

Alexine (Studentessa Universitaria e appassionata di Cinema)

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