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Cinema in Rosso

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Cinema in Rosso
. Non si tratta di un’inchiesta sul cinema erotico. Per qualcuno forse è un peccato. Non è nemmeno un testo sul cinema di sinistra. E può essere un altro peccato. Scrivo invece riguardo la polemica scatenatasi dopo l’uscita dell’ennesimo Cinepattone annuale. E’ giusto finanziare certi film? E poi, come e chi decide? E con quali soldi? Faremo una breve panoramica su quello che è il mondo del cinema in Italia e sul suo rapporto con la politica e con i finanziamenti pubblici. Per fare ciò proverò a raccontare come nasce, come viene sviluppato e purtroppo come a volte muore un film.
Un film nasce dall’immaginario, dall’ispirazione di un cineasta, quando l’opera è l’originale, oppure dall’adattamento di un libro - fenomeno oggi inarrestabile e ne capiremo in seguito il motivo - di una pièce teatrale o quant’altro. Qualora l’opera non fosse commissionata, cioè là dove non fosse prevista una forma contrattuale di pre-produzione - ricerche necessarie per la stesura della sceneggiatura - l’autore procede nella ricerca di un produttore, cioè nel reperimento dei fondi necessari per la creazione del cast, della troupe e per tutti i supporti tecnici e logistici del caso. Ricordiamo che tra l’altro l’industria dell’audiovisivo conta oggi circa 200mila addetti ai lavori tra attori, tecnici e sevizi.
Ma chi sono i produttori? Sono quegli enti, pubblici o privati, che investono il denaro utile alla realizzazione dell’opera e dare il via al progetto. I produttori possono essere i più vari. Cittadini privati, associazioni, banche, enti pubblici, regioni e anche lo Stato, nella veste del Fus, il Fondo Unico per lo Spettacolo. Il Fus è quella riserva di soldi con la quale lo Stato finanzia non solo il cinema, ma anche la danza, il teatro, la musica e la lirica. Da qualche mese, cioè dall’ultima Finanziaria, il mondo dello spettacolo è in agitazione. Il Governo ha infatti decurtato di 100 milioni di euro lo stanziamento destinato al Fus. I tagli al Fus hanno costituito materia di dibattito da diversi anni a questa parte e dopo la decurtazione dell’ultima Finanziaria lo scontro si è inasprito. Per questo motivo, alla fine, una parte di quei fondi sono stati reintegrati nella misura di 60 milioni. Parlando nello specifico di cinema il Fus è, in sostanza, in larga misura finanziatore e produttore di numerosi progetti. Non fanno scalpore i 40 milioni mancanti - che sarebbero serviti, diciamo così, come fondi integrativi e non strutturali - quanto piuttosto l’assenza di alternative a questa condizione.
Nei Paesi Occidentali il cinema è un’industria e pertanto non gode di finanziamenti Statali. Ad esempio in Francia esiste un Centro Nazionale di Cinematografia indipendente dal controllo dello Stato. In Italia invece è lo Stato che decide se e quanti soldi destinare al Fus e successivamente se e a chi concedere parte dei fondi. Come si accede al Fus? Si presenta la sceneggiatura, o più in generale il progetto, alla commissione preposta e si affronta un vero e proprio esame. Esistono dei parametri di valutazione che riguardano i contenuti, i premi vinti e gli incassi. Se uno sceneggiatore ha vinto il Premio Solinas ottiene un punteggio superiore a chi non l’ha vinto. E’ evidente, è un Premio importante, ma è quantomeno sorprendente che il Solinas sia l’unico Premio che il Fus prende in considerazione. Inoltre una sceneggiatura tratta da un romanzo avrà un punteggio superiore rispetto ad un’opera originale - ecco una spiegazione degli innumerevoli “adattamenti”. La lobby dell’Editoria si conferma ancora una volta lo squalo più grosso.
Gli attori non godono di migliore trattamento. Vengono assegnati ad essi punteggi solamente nel caso in cui abbiano vinto un unico Premio: il David di Donatello, il resto non conta. Per quanto riguarda i registi, invece, il parametro fondamentale è l’incasso delle opere precedenti, indipendentemente dal tipo di film. Ma allora Natale a Beverly Hills vale più de Il Divo - il cui trailer è linkato - solo per aver guadagnato cinque volte di più? La risposta è sì. Ma come hanno imparato i Soliti Sognatori a volte ciò che è previsto da norme e regolamenti non è detto che sia anche corretto eticamente e moralmente.
(1/CONTINUA...)

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