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"Sandro, chiudi i rubinetti del Fus"

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(...CONTINUA da Cinema in Rosso)
Ricorderete che cosa ha affermato in autunno Brunetta, Ministro per la Pubblica Amministrazione e Innovazione - il video di parte dell’intervento è linkato - a proposito di quei “cineasti parassiti che animano la Mostra del Cinema di Venezia. Gente che ha preso tanti soldi e incassato poco al botteghino. Gente che non ha mai lavorato per il bene del Paese, anzi non ha mai lavorato, registi che hanno ricevuto 30/40 milioni di euro di finanziamenti incassando 3 o 4mila euro. Questi stessi autori nobili con la faccia sofferente ti spiegano che questa Italia fa schifo, solo che loro non hanno mai lavorato per avere un’Italia migliore. Sandro, fai bene a chiudere i rubinetti del Fus, chiudili”. Un’esplicita richiesta di revisione dei finanziamenti al Fus. Fatto che tra l’altro è puntualmente avvenuto.
Qualche dato. Anno 2007, finanziamenti al cinema: 79.434.180 euro. Anno 2008, finanziamenti al cinema: 90.000.000. Anno 2009, finanziamenti al cinema: 69.936.549 euro - dato ufficiale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali presieduto da Sandro Bondi. I signori B sopracitati forse non si sono accorti che film come Il Divo, Gomorra, Vincere e Il grande sogno, oltre ad aver ricevuto prestigiosi riconoscimenti, hanno prodotto un incasso complessivo, ad oggi, di circa 20.100.000 euro. E in ogni caso gli introiti derivati dalle imposte sono significativi. Questo è lavorare per il Paese, per le casse, ma non solo. I derivati culturali e d’immagine sono decisamente rilevanti. E’ anche vero che Natale a Beverly Hills ha incassato da solo 20.00.000 euro. Ma a maggior ragione lo Stato sorride, dato che incassa il 33% di ogni singolo biglietto e circa il 40% sul costo del film. Quali sono allora i cineasti parassiti? Chi tra Christian De Sica e Tony Servillo meriterebbe il turno in fabbrica? Entrambi, nessuno? Quale lavora per il Paese e quale solo per le casse di quel Paese? Il Cinepattone sì e Il Divo no? I Muccino sì e i Placido no? Dove sta la verità? Quale bandiera sventola, e di quale colore politico si veste?
Torniamo per un attimo al nostro film. Poniamo il caso che l’autore abbia avuto accesso ai fondi del Fus e possa così sognare l’inizio delle lavorazioni. Utilizzo “sognare” poiché il contributo del Fus non è mai sufficiente per coprire le spese di lavorazione. Il Fus non finanzia mai l’intero costo del film e i contributi oltretutto vengono versati con la formula del rimborso spese, in alcuni casi addirittura tempo dopo l’uscita del film stesso. Così, dato lo sforzo economico elevato necessario per ogni film, sono vitali le collaborazioni, per quanto riguarda gli aspetti produttivi. Senza capitale e senza coproduzioni un film non vedrà mai la sua realizzazione. Mediamente un film prevede una lavorazione di circa dodici mesi, coinvolgendo una quantità enorme di persone e stabilimenti. In alcuni casi la realizzazione si arresta per mancanza di fondi e riprende anche dopo diversi anni.
Oggi chi riceve le sovvenzioni del Fus è obbligato per legge a restituire l’intero importo qualora il film non venga portato a termine e a coloro che non lo restituiscono non sarà più concesso chiedere un nuovo finanziamento. Ciò che dobbiamo sottolineare con forza è che però sono molte le risorse che vengono versate nelle casse dello Stato sotto forma di imposte, lungo tutta la filiera, senza che esso investa denaro preventivamente. Senza contare poi la fiscalizzazione prevista per gli introiti derivati dalle vendite del prodotto alle televisioni, alle pay tv e tramite home video. Il 20% del prezzo di un dvd va allo Stato mentre la percentuale sul prezzo di un libro si attesta al 4%: Ecco i veri beneficiari delle politiche di questo Governo, come di altri prima di esso. L’editoria è il vero potere forte, televisioni a parte, in questa anomalia chiamata Italia.
Nonostante tutte queste asperità ammettiamo che il nostro ipotetico film cominci a prendere forma. Terminata la gestazione si attende il lieto evento. La nascita è vicina, che emozione. Andremo al cinema a guardare il nostro film. Questo è ciò che ci si aspetterebbe, ma non è così semplice. Il problema grave del cinema, di quello Italiano ma non solo, non è soltanto la produzione, ma anche la distribuzione.
(2/CONTINUA...)

Commenti

avatar Alex
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Stesso discorso vale per il mercato della Musica! C'è monopolio sulla distribuzione...
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