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(...CONTINUA da "Sandro, chiudi i rubinetti del Fus") Che cos’è la distribuzione? E’ quella parte di filiera che gestisce ogni singola copia del film e la inserisce nel calendario delle sale cinematografiche con cui ha rapporti. Il regista ha ideato il film, ha trovato il sostegno economico di un produttore, ha realizzato l’opera e ne ha prodotto un certo numero di copie, in base alle possibilità economiche di produzione e a quelle di mercato. Ora queste copie devono essere viste da qualcuno in qualche cinema. Per fare questo bisogna collaborare con un distributore. In Italia il mercato della distribuzione - e in fin dei conti anche della produzione - è sostanzialmente di natura duopolistica. Da una parte la 01, che fa riferimento alla Rai, e dall’altra la Medusa, che fa riferimento a Mediaset. Queste due potenze riempiono le sale con i prodotti, più o meno commerciali, che tutti conosciamo. Ma quali sale? Stanno sparendo le piccole sale dal centro delle città , rimpiazzate dai terribili e gelidi multiplex di periferia. Esempio. Proprio mentre scrivo è nelle sale Avatar - il cui trailer è linkato. Nel paese in cui vivo, Aosta, esiste un solo luogo in cui poterlo vedere: il cinema multisala Cinelandia. Oggi è tutto esaurito - ed è così dal giorno dell’uscita. Niente di strano, dato che è il film più atteso degli ultimi anni e un fenomeno d’incassi a livello mondiale. La mia perplessità nasce dal fatto che non è possibile prenotare il posto di persona alla cassa. E’ obbligatorio mandare un sms o telefonare ad un 899 e ci è negata la possibilità di scegliere sia la fila sia il posto da occupare. E’ il computer che decide per te. E se la mia vista mi obbligasse a guardare il film ad una certa distanza? Poco importa. Il fatto che poi tutti se ne freghino e prendano posto anarchicamente non è un buon motivo per lasciare le cose come stanno. Quanto tempo manca prima che il computer decida per noi anche il film che dobbiamo vedere? E l’emozione che dobbiamo provare? Quel giorno non è poi così lontano. Non riuscirò mai ad adattarmi al concetto della prenotazione. Quando ho voglia di fare l’amore faccio l’amore. E così quando ho voglia di andare al cinema esco di casa e ci vado. E siccome devo pagare vorrei scegliere io la posizione. Sta cambiando il modo di vivere il cinema, sta cambiando il pubblico e le majors a livello mondiale cavalcano l’onda nuova, investendo capitali impressionanti - addirittura spaventosi, se consideriamo merchandising e pubblicità - proponendo inutili e strazianti saghe vampiresche e noiose avventure di maghetti vari. E questa è una storia anche Italiana. Gli autori indipendenti sono soffocati dal cinema commerciale Italiano e Internazionale, distribuito in sale distanti da una dimensione umane, da addetti ai lavori interessati più al profitto delle loro televisioni che lieti di vedere fiorire l’arte meravigliosa del cinema. Anche a livello numerico il circuito di sale cinematografiche è inadeguato. Si distribuiscono troppi film in poche sale, è quindi oltretutto un problema di esercizio. Ma è soprattutto un problema di cultura. Bisogna ammettere infatti che anche se un film di nicchia viene distribuito dalla Medusa è in ogni caso difficile che questo ottenga clamorosi incassi. La risposta più decisa a questa difficile situazione è arrivata dall’associazione dei 100 Autori. Le più importanti firme del cinema Italiano si sono riunite su un fronte comune nel tentativo di modificare le attuali condizioni. E cosa esigono i 100 Autori? Innanzitutto sostengono fortemente la creazione di una struttura di finanziamento per il cinema indipendente dal controllo dello Stato, che indebolisca anche il ruolo pesante delle televisioni, fortissimo a livello politico. Il percorso però è lungo e complicato soprattutto a causa di un forte ostruzionismo dello Stato, timoroso di perdere il potere su un’arte così amata e comunque influente. (3/CONTINUA...)
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