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La prima cosa bella

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La prima cosa bella
: un Big Fish all’Italiana. Lo so, Paolo Virzì non è Tim Burton e Valerio Mastandrea non è Ewan McGregor. Le diversità sono fin troppo evidenti - anche se, lo ammetto sin da subito, adoro Mastandrea - eppure questo La prima cosa bella ripercorre in qualche modo le orme di quel Big Fish, meraviglioso film di Burton del 2003. Dolce e drammatico racconto di un’esistenza in cui non si può fare a meno di piangere e di ridere, La prima cosa bella ci accompagna alla scoperta di una donna, malata terminale, e della sua vita attraverso i racconti ed i ricordi che riemergono dal fondo degli occhi di figli ed amici che si ritrovano attorno ad essa durante il difficile momento della malattia. Virzì si confronta su di un terreno estremamente delicato con una freschezza ed una intensità paragonabile al film di cui sopra. La straordinaria dimensione onirica tipica del regista Americano è qui sostituita da un non meno efficace sentimentalismo tipicamente nostrano, da quel gusto per la memoria di carattere popolare che accomuna un po’ tutta la nostra penisola.
Un film buono per la pancia. Umorale ed estetico, come d’altra parte lo era Anna Nigiotti in Michelucci, destinata a vivere ogni momento della vita con estrema avidità emotiva. Solare ed un po’ svampita, Anna è interpretata da una Stefania Sandrelli incastonata come un gioiello in uno dei suoi personaggi più riusciti. I flashback della vita di Anna invece sono affidati ad una altrettanto convincente Micaela Ramazzotti. Anna è stata moglie, madre, miss mamma alla festa di paese, attrice, amante, ma soprattutto è stata una donna libera, coraggiosa e fragile, estroversa, schietta, pure ingenua, ma certamente sincera. E forse è per questo motivo che ha perso molte battaglie. Fare i conti con una madre di questo tipo è un destino ingombrante, nel bene come nel male, per un bambino come per un adulto.
Un film che, rubando impropriamente il titolo a Ezra Pound, definirei una “ballata per i giorni tetri” e Anna è una danzatrice che, sulle note di un cinema popolare, combatte contro tutto e tutti, contro la vita splendida e dolorosa, contro Dio. Anna però ha perduto contro Dio, da donna a donna - parafrasando indegnamente ancora Pound, che diceva “Chi perde contro Dio, da uomo  a uomo, al volger della sorte vincerà”. Ma qua Dio non c’entra, è solo una questione tra esseri umani, bestie spaurite e fragili come il primogenito di Anna, Bruno.
Valerio Mastandrea nei panni di Bruno è un uomo fatalista, un Dylan Thomas fallito, dall’esistenza comica, anzi umoristica nel senso più Sartriano del termine, che non ha mai chiuso i conti con un passato da cui fugge costantemente, incapace di essere veramente felice. Un uomo che fugge dalla sua casa è un uomo solo. Una casa che è una Livorno simbolo di un’Italia piena di buoni propositi, complicata, in costante difficoltà, con se stessa e nel rapporto con l’altro, soprattutto quando esso è estremamente vicino. Un’Italia affetta da precariato emotivo e forse proprio per questo poetica e divertente. Una storia tutta Italiana, insomma.
Una commedia cupa o un dramma leggero? Entrambi e nessuno insieme. La prima cosa bella è un bel film, un film popolare, come quelli di una volta, sincero ed onesto nella sua semplicità solo apparente. La prossimità con i personaggi è quasi palpabile - importante e sapiente in questo senso l’uso del grandangolo che quasi “trascina dentro” - e la sceneggiatura si regge su dialoghi ora intensi ora esilaranti, ma onestamente meno originali e ficcanti rispetto ad esempio a quelli di un film come Le invasioni Barbariche, di Denys Arcand del 2003, per certi versi simile all’opera di Virzì. Ma ciò che conta alla fine è sempre l’emozione. E se anche a voi, come a me, è capitato di sentirvi in qualche modo come Bruno, forse è il caso di provare a lasciarsi andare un po’, magari ridendo e piangendo un po’ di più, davvero, fuori e dentro la sala cinematografica. Forse è più semplice di quanto immaginiamo, anche a noi potrebbe bastare un bagno al mare...

Commenti

avatar Sara
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Ho visto il film, mi è piaciuto molto e questa bella recensione mi ha fornito delle chiavi di lettura.
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