Banner
HOME CINEMA Questione di punti di vista

Questione di punti di vista

JavaScript è disabilitato!
Per visualizzare il contenuto devi abilitare il JavaScript dalle opzioni del tuo browser.


A volte capita che la pista di un piccolo circo sia il luogo più pericoloso del mondo. Così come il cinema e, senza dubbio, anche la vita. Questione di punti di vista, è evidente. Ma questa volta il soggetto su cui convergono i più vari punti di vista è il nuovo film di Jacques Rivette e il verdetto è unanime. Un film antico, nobile, umano. Un film che rispetta i tempi dello sguardo e del pensiero. I piani sono lenti, apparentemente semplici, svuotati dalle articolate sintassi di montaggio e senza l’invasiva prepotenza di primi piani reiterati. Gli elementi si compongono in un’armonia leggera, i quadri in una danza che misura lo spazio fuori e dentro l’uomo. Fuori e dentro lo schermo. Il tutto in un movimento perpetuo di osmosi che infrange quella sottile membrana sempre in bilico tra vita e arte. E’ l’autore che parla direttamente con lo spettatore, lo invita educato, lo accoglie con delicatezza e si lascia possedere in tutti gli aspetti audiovisivi. La partecipazione è totale, a livello di pensiero e di emozione. Ecco, forse, la più grande forma di cinema tridimensionale.
Ma d’altra parte è questa la forza dei grandi autori. Rivette, classe 1928, è tra i più  grandi interpreti cinematografici di sempre. Il suo film è fiero e umile, vagamente letterario e profondamente riflessivo. L’azione è ridotta all’osso e sia la regia che la scenografia sono spogliate di inutili orpelli. I dialoghi, mai precipitosi, sono però sostenuti da una recitazione a tratti poco credibile e straniante. Tuttavia l’imponente presenza scenica, in termini di energia vitale e di vibrazioni poetiche, dell’attrice Jane Birkin e dell’ottimo Sergio Castellitto restituiscono la giusta dimensione di veridicità. L’astrazione è così completata. I limiti sono infranti. Il gioco tra vita e arte è svelato.
Sotto il trucco è carne viva. E i protagonisti di Questione di punti di vista sanno che le ferite non si curano con un trucco. Non c’è trucco, tutto è verità, tutto è vita proprio là dove la vita è finzione, spettacolo. Kate, interpretata da Jane Birkin, ritorna al piccolo Circo di provincia, a conduzione famigliare, dopo anni di lontananza. Un esilio forzato come condanna autoinflitta. Ma è ancora troppo forte il ricordo di quella disgrazia avvenuta tanti anni prima ed il ritorno diventa una pena. Il caso però ritorna sempre e mette a posto i conti. Un misterioso viaggiatore italiano, Vittorio/Castellitto, si invaghisce di Kate e della sua compagnia e ne condivide per qualche giorno le vicende. L’incontro con Vittorio è decisivo, per Kate, come per il resto della compagnia. Un po’ voyeur e un po’ protagonista, un po’ psicologo e un po’ perditempo, Vittorio si aggira, si intromette più o meno legittimamente nella vita deglia altri e ne muta le sorti.
E’ come al cinema: uno si imbatte per caso in un film, ne rimane affascinato, si lascia coinvolgere, si lascia possedere per un po’ e se la relazione, se l’osmosi funziona accade che qualcosa dentro muti irrimediabilmente. Ecco che vita e arte si abbracciano. Ma quanto è legittimo? Quanto farà male? Qual è la funzione dell’arte? E quella dela vita? Vita e arte sono solo parole. E’ l’interazione creata dalle parole che conta. Quanto siamo disposti a lottare per essa?

Commenti

Name *
URL
Codice:   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Submit Comment
I SOGNI DEL GIORNO

JavaScript è disabilitato!
Per visualizzare il contenuto devi abilitare il JavaScript dalle opzioni del tuo browser.

Proiezione del film "War Photographer"

Oggi, Lunedì 20 settembre

Alle ore 21

In Cittadella, Aosta

 

JavaScript è disabilitato!
Per visualizzare il contenuto devi abilitare il JavaScript dalle opzioni del tuo browser.


The Cambodian Room

 

Proiettato venerdì al MOUNTAIN PHOTO FESTIVAL

 
Banner
Banner

Banner
Banner
Banner
Gli incontri degli amici di Beppe Grillo
Banner
Banner