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Alice in Wonderland (1a Parte)

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Lewis Carroll, Tim Burton e il loro paese delle meraviglie. Il vero nome di Lewis Carroll è Charles Lutwidge Dodgson, Inglese con origini Irlandesi di famiglia anglicana conservatrice. Destinato ad una carriera nell’esercito o nella chiesa, come da tradizione per gli appartenenti alla classe medio-alto borghese dell’epoca, Carroll fu reverendo, docente di matematica, logico, scrittore, poeta e soprattutto fotografo. Le vicende biografiche sono ormai note e con esse la loro ambiguità a causa delle poche fonti certe su cui fare riferimento. Alice nel paese delle meraviglie e Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò sono i testi più conosciuti dell’autore Inglese. Alla sua morte però, avvenuta nel 1898, furono trovati trentatre album, dodici dei quali contenenti sue fotografie. Si tratta di circa settecento immagini, di cui solo una parte sono state pubblicate - nel video linkato una serie di immagini di Carroll, l’ultima della sequenza è un falso.
Perché parlare di Lewis Carroll come fotografo? Perché la sua vicenda di fotografo è estremamente significativa per la comprensione del personaggio e della sua opera letteraria, oggi diventata anche cinematografica. Fu proprio nel 1863 e 1864, fra la nascita e la pubblicazione di Alice nel paese delle meraviglie, che va situato il periodo più fertile della sua attività di fotografo, ormai indissolubilmente legata alla sua opera poetica. Nel 1863 il procedimento al collodio - padre delle “attuali” pellicole negative - compiva solamente ventidue anni e Carroll apparteneva già alla categoria dei grandi nomi della storia della fotografia insieme ai contemporanei Oscar Rejlander - che proponeva già allora fotomontaggi, perlopiù onirici e surreali, di grande impatto - e Julia Margaret Cameron - altra grande ritrattista.
Tra il maggio 1856 e il luglio 1880 Carroll fotografava vescovi, professori, artisti, scrittori, attori e attrici, perlopiù soggetti dettati dallo snobismo dell’epoca. Tra i vari personaggi troviamo Rossetti, Ruskin, Browning e molti altri. I suoi ritratti denotano semplicità e naturalezza, si asteneva da stereotipi e convenzioni. Le ambientazioni erano modeste - un muro, un giardino, delle scale - e preferiva scattare fotografie di persone nella loro interezza. In numerosi testi Carroll, attraverso il suo humour tagliente, esprime le disillusioni, le difficoltà, le incomprensioni a cui andava incontro il cultore della nuova arte e stigmatizza l’ambiguo atteggiamento che la borghesia Vittoriana aveva nei confronti di essa. Ne era fortemente attratta e esigeva ritratti edulcorati, compiacenti e ritoccati. Quanto poco, in sostanza, è cambiato da quell’epoca!
Tutto mutò radicalmente dal momento in cui Carroll puntò il suo obiettivo su di un’Alice in carne e ossa. Egli seppe immortalare l’eroina della sua Alice non solo con il suo straordinario racconto, ma anche con i suoi ritratti, autentici capolavori. Alice fu la prima di una serie di “amiche-bambine” che rappresentava per l’autore “l’immagine impressa di colei che, nel mio cuore, fu la mia amica-bambina ideale nel corso degli anni” - tratto dal libro Lewis Carroll photographe ou l’autre coté du miroir di Bressai, 1970. Ebbe molte altre amiche-bambine e in alcuni casi produsse anche una serie di nudi che vennero restituiti alle rispettive fanciulle alla morte del poeta. Di che natura era il fascino che le bambine esercitavano su Carroll? Non è questa la sede per approfondire questo “caso” già indagato da psicoanalisti Americani e Inglesi.
Carroll amava attraverso ciascuna fanciulla un istante fugace, effimero, quel breve istante dall’alba tra il giorno e la notte. Tutte le amiche non erano che un medium per catturare un tale istante e fu grazie a loro che il poeta poté serbare un animo infantile. Denudare bambine è un atto estremamente ardito, ancor di più se compiuto da un pastore anglicano nell’Inghilterra Vittoriana. Carroll, precursore e innovatore in tanti settori, lo fu anche nella rivendicazione e nel culto della nudità integrale e di una morale libera, senza pregiudizi né costrizioni.
(1/CONTINUA...)

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