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...BALLANDO SUL MONDO...

Loudness war

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Oggi mi preme parlare di un fenomeno molto grave in campo musicale, che gli appassionati di musica o i professionisti del settore conoscono molto bene, ma che fuori dai confini “tecnici” non è a conoscenza di tutti. Si tratta di un modo di operare che gradualmente negli anni sta distruggendo e martoriando tutto ciò che è bellezza e espressività della musica, a favore del puro e semplice guadagno economico delle case di produzione. E’ la “loudness war”. Cercherò di spiegarvi la gravità di questo fenomeno, senza addentrarmi in noiose disamine tecniche. Con loudness war, cioè guerra del volume, si descrive la tendenza dell'industria musicale a produrre e diffondere musica, anno dopo anno, con livelli di volume progressivamente più alti per superare il volume delle concorrenti. Vi chiederete, perchè?
Nasce tutto  quindici, venti anni fa. Il potere, e quindi le disponibilità economiche nelle mani delle case discografiche, aumentava, insieme alle migliorie tecniche. Una su tutte, la nascita del cd e l’avvento del digitale. Le etichette per consolidare questo potere iniziarono a effettuare delle indagini. Scoprirono che in radio le canzoni che rimanevano impresse nella mente degli ascoltatori e che per una caratteristica dell’orecchio umano sembravano suonare meglio erano quelle trasmesse a volume più alto. Logicamente in luoghi rumorosi quali la macchina o il treno, l’ascoltatore percepisce meglio le canzoni a volume più elevato.
A questo punto la guerra per produrre musica al volume maggiore possibile ha inizio. Per un breve periodo si era riusciti a rallentare il tutto, fino a che le radio, proprio loro, scoprirono che quando il volume si abbassa gli ascoltatori cambiano stazione. Arriviamo velocemente ai giorni nostri. Le radio trasmettono solo musica al di sopra di un certo volume e le canzoni che non rientrano in quei parametri non vengono nemmeno utilizzate,  perdendo ogni possibilità di essere conosciute. Capite come questo costituisca un circolo vizioso inarrestabile, “se vuoi vendere fai come diciamo noi”. Fortunatamente negli ultimi anni gli artisti si sono resi conto del grave danno che questo tendenza arreca alla loro creatività e hanno cercato di opporsi. E’ nata così l'associazione no-profit “Turn me up”, a tutela degli artisti che non vogliono sottostare a queste regole imposte.
Ma come avviene l'aumento del volume? Non è possibile superare il volume massimo della registrazione perchè questo creerebbe un suono sgradevole. Allora per ovviare a questo la musica viene ridotta all'osso e ormai quasi annientata la gamma dinamica. In poche parole, tutto suona forte uguale, con il serio rischio di distorsione. Per esempio
l’album Californication dei Red Hot Chili Peppers è stato descritto come inascoltabile dagli audiofili per la quantità di distorsioni che ci sono al suo interno. Il video linkato spiega come avviene il tutto - chiedo scusa anticipatamente perchè il video è in inglese. Per chi non lo sapesse la dinamica costituisce l’essenza dell’espressività della musica, sono dinamica i famosi cambi di ritmo, i passaggi da un piano ad un forte che ci suscitano sensazioni e che rendono la musica unica. I grandi musicisti jazz impostano tutta la loro musica sulla dinamica, ed è facile che dalla dinamica con cui suona un musicista si capisce se sia bravo oppure no. Ora potete comprendere la gravità se “tutto” suona uguale. E’ come se ci trovassimo di fronte ad un muro.
Esiste un'importante evoluzione dei mezzi tecnici, ma il prodotto finale regredisce.
 E’ come andare al cinema e vedere un film, dove gli attori hanno recitato in modo esemplare, il regista ha potenzialmente costruito un capolavoro, ma le immagini sono proiettate sfocate. Credo che vi arrabbiareste. Un cd è il prodotto di bravissimi musicisti e fonici che fanno del loro meglio, rovinato dall'aumento a dismisura del volume con naturale distorsione. La dinamica è distrutta e di conseguenza il lavoro degli artisti. Io credo che la musica sia un piacere e in quanto tale bisogna avere la pretesa di ascoltarla nel migliore dei modi. 


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EMI, il fallimento della Discografia

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In questi giorni sono rimasto sconvolto nel leggere una notizia riguardante la musica, il possibile fallimento della EMI. La EMI (Electric and Musical Industries) è una storica etichetta discografica con sede a Kensington. E una delle quattro major della discografia mondiale e opera in 25 Paesi con più di 5500 dipendenti. Questa bancarotta, oltre a lasciare a piedi numerosi dipendenti - in ogni caso un fatto rilevante - può creare un vuoto difficile da colmare nella discografia a livello mondiale e seri problemi a chiunque lavori nel campo musicale. Per chi non la conosce la EMI è la casa discografica che dagli anni sessanta ad oggi ha prodotto musicisti del calibro di Frank Sinatra, Beatles, Rolling Stones, Deep Purple, Pink Floyd, Alice in Chains, Beach Boys, AC/DC, Coldplay, Queen, Radiohead, Ramones, Red Hot Chili Peppers e tanti altri mostri sacri della musica mondiale. Per quanto riguarda i musicisti nostrani, sono prodotti dalla EMI tra gli altri Francesco Guccini, Tiziano Ferro, Vasco Rossi, Subsonica e Marlene Kuntz.
Il Wall Street Journal afferma che solo un miracolo può salvare dal crac finanziario letichetta, capitanata dal magnate delle finanze Guy Hands. Il buco stimato è di 1,75 miliardi di sterline. In quattro anni si è passati da un attivo di 400 milioni a una perdita di 250 milioni di sterline. Come è facilmente prevedibile la colpa della bancarotta viene attribuita agli scarsi guadagni della vendita dei cd e alla parallela nascita degli mp3, che sempre più spesso viene utilizzata come scusa per qualunque problema in ambito musicale. Il Wall Street Journal spiega però che sullenorme passivo pesano gli sperperi e gli sprechi del passato, volti anche ad accontentare artisti capricciosi ed esigenti, uniti ad ingenti investimenti sbagliati. Ora per evitare il fallimento sembra sia stata contattata la società finanziaria JP Morgan, ma sembra un ultimo ed estremo gesto disperato. Linesorabile tracollo sembra ormai essere vicino. Credo che il mondo della musica si debba fermare un secondo e pensare attentamente se non sia arrivata lora di maturare e rimboccarsi le maniche per affrontare questo periodo di crisi che rischia di inghiottire tutto senza lasciare superstiti.


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Top e Flop della musica 2009

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E’ finito il 2009, si entra nel primo decennio del nuovo secolo. Dopo i numerosi cenoni siamo pronti a tirare le somme dell’annata, innanzitutto dal punto di vista musicale. Come si fa solitamente in queste classifiche esaminiamo i Top e i Flop dell’annata. Inizio con un brano che va per forza analizzato fuori classifica e che merita di stare sopra i Top non tanto per la musica, ma per il suo significato. Si tratta di Domani, il brano inciso da un gruppo di circa sessanta artisti Italiani per le zone terremotate dell’Abruzzo, che vince la speciale classifica di quest’anno.
Ora passiamo ai Top. Il 2009 ha visto la nascita della nuova stella del Pop Internazionale Lady Gaga che ha stravolto il mercato con tre hit - Poker Face, Paparazzi e Bad Romance - sempre in testa alle classifiche, meritando il paragone con l’eterna Madonna - anche lei da inserire nei Top grazie a Celebration. Sempre a proposito della scena Pop non possiamo dimenticare il vero e proprio tormentone dell’anno, ballato e cantato da chiunque a non finire, I gotta feeling - il cui video live è linkato - degli ormai affermati Black Eyed Peas.
La scena Rock ci ha regalato poche novità, ma tante riconferme. Abbiamo ascoltato il nuovo album degli U2, No line on the horizon, che ci hanno stupito non tanto per le canzoni, ottime ma non paragonabili ai loro grandi successi, quanto per il tour, grazie ad effetti scenici d’avanguardia. Sono ritornati, dopo American Idiot, anche i Green Day, con il nuovo album 21th Century Breakdown e sono riusciti a regalarci nuove emozioni con canzoni intense come 21 Guns. Dopo due anni anche i Pearl Jam sono riapparsi sulle scene con Backspacer. Dal punto di vista del Rock elettronico i Muse e i Depeche Mode, rispettivamente con The Resistance e Sounds of the Universe, sono rimasti in classifica a lungo e hanno esibito due tour eccezionali.
In Italia trovare qualcosa da inserire nei Top è più complicato, anche perché il mercato è invaso dai cantanti da reality. Ma riusciamo comunque a trovare qualcosa da salvare. I grandi Elio e le Storie Tese ci hanno regalato sul finire dell’anno l’album Gattini. Abbiamo ascoltato due belle collaborazioni. La prima tra Elisa e Giuliano Sangiorgi con Ti vorrei sollevare e la seconda tra Gianna Nannini e Giorgia con Salvami, tratta dal bell’album Giannadream. Inoltre Tiziano Ferro ha riscosso un gran successo in Italia e in parte dell’Europa e del Sud America con il suo tour ed è ormai da un anno e mezzo nei primi posti della classifica Italiana con l’album dei record Alla mia età - da cui ha tratto diversi singoli, tra cui il tormentone estivo Indietro. Per chiudere i Top vorrei ricordare un grande artista, uscito finalmente con un nuovo album nell’anno appena concluso. Il maestro Franco Battiato, ritornato con Inneres Auge.
Passiamo ora ad analizzare i Flop. Cominciamo da Robbie Williams che, dopo il periodo di isolamento, sembra non aver ritrovato il suo solito appeal con il nuovo album Reality killed the Video Star. Abbiamo parlato a lungo sul blog delle varie cover fatte dai vari artisti Italiani - Ma il cielo è sempre più blu ricantata da Giusi Ferrei su tutte - e potete immaginare che queste rientrino tutte nei Flop 2009. Ne avevamo saltata una, la cover di Vasco Ad ogni costo, copia di Creep dei Radiohead, canzone troppo bella per essere storpiata in quel modo. Da segnalare anche il Flop in parte dal punto di vista delle vendite e soprattutto come qualità della produzione di due big. L’album di Eminem in campo Internazionale, e quello live di Laura Pausini in Italia. Vorrei chiudere però con i cantanti usciti dai reality. Da Valerio Scanu ad Alessandra Amoroso, per finire con Marco Carta. A prescindere da guadagni e premi, credo che si meritino loro il premio Flop della musica 2009.


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Chissà chi farà il Karaoke migliore

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Oggi ero immerso nel consueto traffico Torinese delle 18:00. Tutti escono in massa da lavoro e le strade sono un ingorgo continuo. Per rilassarmi accendo la radio, sperando di trovare un po’ di relax e isolarmi dal frastuono insopportabile dei clacson. Dopo l’ennesimo e insopportabile jingle, parte finalmente la prima canzone. Riconosco le note, è Rimmel, l’ho cantata e ricantata duemila volte nella mia vita. Contento, aspetto di sentire l’inimitabile voce di De Gregori. “E qualcosa rimane…”, ma non è Francesco! Non capisco chi abbia potuto storpiare questa canzone, rendendola una cantilena inascoltabile. Immagino sia il solito cantante da Reality, una delle tante meteore che invadono con cover e canzonacce il panorama musicale Italiano, arrivando per di più ai primi posti nelle classifiche delle vendite. Fatto per cui tuttora non riesco a trovare spiegazioni.
Mi fermo a pensare - tanto l’auto non si muove di un millimetro - e mi rendo conto che la voce è conosciuta, anzi, è inconfondibile, è quella di Gianni Morandi. Continuo a pensare, “avrà rifatto solo questa, sarà un omaggio all’amico De Gregori”. Arrivato a casa, cerco su internet e vengo immediatamente smentito. Il buon “vecchio” Gianni ha seguito anche lui la triste moda, tipicamente Italiana, di fare un cd cantando i grandi successi sì, ma degli altri. Il suo nuovo cd include quindi, oltre a Rimmel, A te di Jovanotti, L’isola che non c’è di Bennato e tante altre pagine storiche della nostra musica. Ma altri artisti hanno anticipato Morandi.
Laura Pausini nel 2006 ha sfornato un cd intitolato Io canto. L’unica cosa che non le si può imputare è di essere bugiarda, infatti cantare è proprio quello che ha fatto. Cantava e basta. Come si suol dire, il massimo risultato con il minimo sforzo. Mi piangeva il cuore a sentire Spaccacuore di Bersani, Destinazione Paradiso di Grignani, Strada facendo di Baglioni - che a sua volta cantò canzoni altrui nell’album Quelli degli altri: tutti qui - o il Il mio canto libero di Battisti cantati da Laurona. L’impressione è che in Italia molti artisti abbiano ufficialmente esaurito le idee. Mi chiedo se non si debba tentare un vero cambio generazionale, e impegnarsi un po’ di più nello scovare musicisti validi, piuttosto che far fare questi Cd Karaoke a chi non è più in grado di scrivere canzoni di proprio pugno.
Il mio nervosismo raggiunge i massimi livelli quando leggo frasi del genere sui giornali o su internet: “E’ uscito il nuovo singolo di Giusy Ferreri, Ma il cielo è sempre più blu”. Questa canzone era, è e resterà di Rino Gaetano - il cui videoclip originale è linkato - e al massimo la Ferreri si può dire che abbia provato a ricantarla, logicamente rovinandola. Mi dispiace cara Giusy, ma se dopo un cd si è già costretti a buttarsi sulle cover è meglio lasciare la musica ad altri. Il pensiero è un po’ crudo, ma è lo sfogo di chi vede aggiungersi ai numerosi Greatest Hits e cd che escono a distanza di tre anni l’uno dall’altro con una sola canzone - spesso pessima - in più del precedente, cd di “artisti” che, invece di produrre qualcosa di proprio, guadagnano ricantando canzoni di chi sapeva ancora scriverle. Andando avanti di questo passo non lamentatevi se non si venderanno più cd, ve lo meritate.


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Il Live dei Green Day che ti fa tornare teenager

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Il suono forte degli applausi risuona forte all’interno del PalaIsozaki di Torino alla fine del concerto che segna la fine del Tour Europeo dei Green Day. Facciamo un salto indietro di qualche ora. Alle sette di sera la coda davanti ai cancelli è già fittissima, migliaia di persone sono accalcate per guadagnarsi un posto in prima fila. I Green Day hanno segnato almeno due generazioni di giovani, e personalmente è un ritorno ai sedici anni, periodo in cui Dookie era in testa alle classifiche mondiali. Allo stadio ci sono i miei coetanei, che come me sono stati accompagnati dalla band Americana nella loro crescita adolescenziale, e i nuovi teenagers, che purtroppo non hanno vissuto in prima persona i Green Day di Dookie e Nimrod, ma che sono ugualmente affascinati dai nuovi album della band capitanata da Billie Joe Armstrong.

Finalmente si entra dentro il Palazzetto, e ad aprire il concerto ci sono i Prima Donna che scaldano il pubblico già gettatosi nella mischia. Il tempo passa con qualche birra e con un quarto d’ora di anticipo si spengono le luci e inizia a risuonare Song of the Century, il motivetto che introduce alcune canzoni del nuovo cd. Sotto un tripudio di applausi ed urla entrano i Green Day che cominciano forte con 21st Century break down, canzone che dà il titolo all’ultimo album, ennesimo loro successo. L’atmosfera è già calda, il pubblico nel parterre poga e sugli spalti si salta e si balla. Billie Joe è in forma strepitosa, intrattiene fin dall’inizio il pubblico e durante l’intero concerto non perderà mai il contatto con esso. Eccezionale fuori programma, durante le prime canzoni vengono fatti salire sul palco dei fans a cantare parte dei brani, euforia alle stelle.

La prima parte del concerto è caratterizzata da canzoni tratte dal nuovo album, come Know your enemy e Before the lobotomy. Il ritmo prosegue frenetico fino a Boulevard of broken dreams che rallenta il sound e riesce addirittura a regalare qualche momento di commozione. I Green Day travolgono il pubblico in un movimento continuo, Billie Joe fa impazzire il Palazzetto quando sale in tribuna a saltare insieme ai fans. A metà del concerto il batterista Tré Cool si reinventa chitarrista e voce per una cover e Billie Joe propone una buona performance anche alla batteria. Dopo questo breve siparietto il ritmo del concerto continua a salire con la storica e intramontabile Basket Case e l’emozionante singolo dell’estate 2009 21 Guns. La band dopo un’ora e tre quarti di concerto saluta ed esce di scena.

Si spengono le luci e inizia a luccicare sul maxi schermo la scritta Green Day con i colori della bandiera italiana. Il pubblico inizia a gridare a squarcia gola il nome della band che rientra per l’atteso bis. Così si riparte con American Idiot e Minority. Nel frattempo la folla continua a pogare e ballare senza percepire alcuna stanchezza. Il finale è toccante, grazie a tre pezzi eseguiti acusticamente da Billie Joe. In particolare vengono i brividi durante l’accoppiata Wake me up when september ends e Good riddance (Time of your life). Dopo l’ultima nota una pioggia di coriandoli scende sulle teste della gente estasiata e il concerto termina. Esco soddisfatto e felice, ricantando con gli amici qualche pezzo, grazie ai Green Day sono tornato teenager per due ore.


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