
In questi giorni sono rimasto sconvolto nel leggere una notizia riguardante la musica, il possibile fallimento della EMI. La EMI (Electric and Musical Industries) è una storica etichetta discografica con sede a Kensington. E’ una delle quattro major della discografia mondiale e opera in 25 Paesi con più di 5500 dipendenti. Questa bancarotta, oltre a lasciare a piedi numerosi dipendenti - in ogni caso un fatto rilevante - può creare un vuoto difficile da colmare nella discografia a livello mondiale e seri problemi a chiunque lavori nel campo musicale. Per chi non la conosce la EMI è la casa discografica che dagli anni sessanta ad oggi ha prodotto musicisti del calibro di Frank Sinatra, Beatles, Rolling Stones, Deep Purple, Pink Floyd, Alice in Chains, Beach Boys, AC/DC, Coldplay, Queen, Radiohead, Ramones, Red Hot Chili Peppers e tanti altri mostri sacri della musica mondiale. Per quanto riguarda i musicisti nostrani, sono prodotti dalla EMI tra gli altri Francesco Guccini, Tiziano Ferro, Vasco Rossi, Subsonica e Marlene Kuntz.
Il Wall Street Journal afferma che solo un miracolo può salvare dal crac finanziario l’etichetta, capitanata dal magnate delle finanze Guy Hands. Il buco stimato è di 1,75 miliardi di sterline. In quattro anni si è passati da un attivo di 400 milioni a una perdita di 250 milioni di sterline. Come è facilmente prevedibile la colpa della bancarotta viene attribuita agli scarsi guadagni della vendita dei cd e alla parallela nascita degli mp3, che sempre più spesso viene utilizzata come scusa per qualunque problema in ambito musicale. Il Wall Street Journal spiega però che sull’enorme passivo pesano gli sperperi e gli sprechi del passato, volti anche ad accontentare artisti capricciosi ed esigenti, uniti ad ingenti investimenti sbagliati. Ora per evitare il fallimento sembra sia stata contattata la società finanziaria JP Morgan, ma sembra un ultimo ed estremo gesto disperato. L’inesorabile tracollo sembra ormai essere vicino. Credo che il mondo della musica si debba fermare un secondo e pensare attentamente se non sia arrivata l’ora di maturare e rimboccarsi le maniche per affrontare questo periodo di crisi che rischia di inghiottire tutto senza lasciare superstiti.
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