Un cognome non basta

Oscar Wilde diceva “La musica è il genere di arte perfetta”, ma di questi tempi artisti eccezionali non riescono ad ottenere un contratto discografico o la possibilità di esibirsi soltanto perché non possiedono un cognome di spicco o semplicemente perché non hanno conoscenze all’interno del vasto panorama musicale. Dagli Stati Uniti è arrivata in questi giorni una notizia che spiega il concetto in modo esemplare. La Universal, una delle sette major discografiche a livello mondiale, ha messo sotto contratto, per una cifra esorbitante - si parla di 5 milioni di dollari - l’unico nipote di Elvis Presley, Benjamin Presley Keough. Logicamente il ragazzo, figlio di Lisa Marie Presley, ha già accettato l’offerta e si è messo al lavoro per un album che uscirà probabilmente l’anno prossimo. Il suo ufficio stampa ha già spiegato che la sua musica è molto diversa da quella del nonno e lo ha descritto come un ragazzo che si sveglia tardi la mattina e con un brutto carattere.
Nel nostro Bel Paese vicende del genere sono all’ordine del giorno, naturalmente con le dovute proporzioni. L’esempio più eclatante è l’ascesa - si fa per dire - nel panorama musicale di Francesco Facchinetti, figlio di Roby Facchinetti dei Pooh. Ma oltre a lui numerosi figli di noti musicisti del passato ci hanno regalato performance “straordinarie”. Uno su tutti, Giacomo Celentano, figlio del geniale Adriano, che durante il Festival di Sanremo 2002 ha provato a tutti che la bravura non si eredita. Purtroppo potremmo elencarne a decine di carriere facilitate dal cognome, ma preferisco risparmiarvele. Voi direte, che problema c’è? Certo, anche se le nostre orecchie un po’ ne risentono, non fanno del male a nessuno. Il problema quindi non si creerebbe, se non fossimo ormai invasi da meteore del genere che rubano, nel vero senso della parola, il posto e l’attenzione ai veri artisti. Quelli che faticano per essere chi sono e vengono snobbati dalle case discografiche, nonostante abbiano qualità eccelse e idee eccezionali, soltanto perché non hanno un cognome già popolare. Il concetto di fama è stato stravolto. In passato per essere considerato un musicista professionista dovevi avere buone idee, capacità e qualità superiori alla media, ora tutto ciò non conta più. Sono regalati contratti discografici a modelle travestite da cantanti o a vincitori di reality o, peggio, a figli di figli.
Pensate se in passato ci fossimo privati di artisti del calibro di Bruce Springsteen, di Van Halen, che hanno reso grande la musica, perché i loro contratti erano stati regalati a personaggi con un cognome famoso o che avevano vinto un X Factor qualsiasi. Tutto questo è imbarazzante e allora chiediamoci, perché la musica non si evolve più? Perché non escono nuove realtà musicali che propongono idee innovative? Perché “sfortunatamente” per fare la storia della musica sono fondamentali le qualità. Un cognome non basta.
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Commenti
Personalmente sono molto diffidente verso i" figli di" che scimmiottano spesso con un effetto deprimente il genitore talentuoso.
Ho rinunciato ad andare per questo motivo al concerto di Cristiano De André ,che interpretava il padre.
Figuriamoci , Fabrizio era unico ...non clonabile .