Le giravolte di Giulio Tremonti hanno qualcosa di leggendario. Di fronte alle sue contraddizioni, alle sue svolte improvvise rimaniamo ogni volta spiazzati, ma poco dopo ci riassestiamo, convinti dalla faccia tosta con cui ci spara addosso le sue “nuove” verità. Stavolta è la volta buona, stavolta ha trovato la sua vera linea politica. Ogni volta ingenuamente ci crediamo. Durante il proprio percorso di vita ognuno cresce, cambia opinioni, acquisisce nuove certezze, ne solidifica di altre. Solo uno Stolto acritico e antistorico può pensare di mantenere un identico punto di vista, con identiche sfumature, per tutta la vita. Certo è che Tremonti abusa della possibilità di mutare. Lui dovrebbe aver raggiunto una minima stabilità mentale, dovrebbe avere qualche convinzione solida su cui basare la propria azione politica dato che se non se ne fosse accorto è il Ministro dell’Economia della nostra Italia. Non proprio un ruolo banale. Ebbene, quest’uomo a 62 anni non sembra ancora avere le idee chiare sul da farsi. Tornando indietro negli anni vediamo Tremonti iscritto al Psi negli anni '80, seguace di De Michelis - da subito scelse “buone compagnie” - e saltuario collaboratore de Il Manifesto. Lo ritroviamo dieci anni dopo, Forzaitaliota e profeta dell’economia di stampo Berlusconiano. Diventato Ministro dell’Economia partono le giravolte. Un tempo Tremonti si diceva convinto della negatività dei condoni, nel 1991 dichiarava addirittura al Corriere della Sera “In Sud America il condono fiscale si fa dopo il golpe. In Italia lo si fa prima delle elezioni, ma mutando i fattori il prodotto non cambia: il condono è comunque una forma di prelievo fuorilegge”. Sappiamo che Tremonti cambiò idea e del condono fiscale fece un ampio e reiterato uso. Poche settimane fa, a confermare questo suo cambio di prospettiva, è stato promulgato un altro vergognoso condono, il cosiddetto scudo fiscale. La possibilità di far rientrare dall’estero in forma anonima e con una tassazione minima - il 5% - capitali “sporchi”. Soldi di evasori, mafiosi, trafficanti, contrabbandieri. Continuiamo, Tremonti si descrive come un liberale, sostenitore della libera concorrenza, salvo poi invocare dazi e misure protezionistiche. Sostiene in numerose occasioni che la colpa della crisi e dei vari problemi economici e finanziari sia delle banche - diverse volte ad Annozero mi sono chiesto se a parlare fosse Tremonti o Grillo travestito - ma poi ci flirta continuamente, senza mai imporre una linea dura e ferma contro gli scandali bancari. Arriviamo quindi all’ultima giravolta Tremontiana. Da una decina di anni sentiamo che il futuro economico è basato sulla “flessibilità”. Tremonti ci ha chiesto di abituarci all’idea di essere “mobili”, di adattarci ai contratti a termine, all’instabilità del mercato. Le continue proteste dei lavoratori in bilico, dei Co.Co.Co, dei giovani che non hanno e non avranno basi solide per crearsi un futuro, e via dicendo, sono state aspramente dileggiate da Tremonti, Berlusconi e tutta la banda. Ma il 20 ottobre a sorpresa cosa tira fuori il buon Giulio? “La globalizzazione ha portato al passaggio dal posto fisso a ciò che è variabile e mobile. Io non credo che la mobilità sia di per sé un valore, credo che per una struttura sociale come la nostra il posto fisso sia la base su cui ognuno organizza il proprio progetto di vita, crea la propria famiglia”. Tremonti sottolinea il concetto, “la stabilità del lavoro come base della stabilità sociale”. Serve aggiungere altro? Sì, Berlusconi torna per qualche attimo “Presidente operaio”, dà ragione a Tremonti, si associa. Purtroppo in questo Paese non c’è limite alla faccia tosta. Read 5 Comments... >>
La libertà d’informazione in Italia è assente. Inutile cercare appigli in piccole sacche di resistenza giornalistica, nell’azione stoica, audace dei Travaglio, dei Santoro e delle Gabanelli. Il loro coraggio non cancella la situazione generale. La libertà d’informazione è non avere paletti dall’alto, non essere assoggettato, minacciato e indirizzato dai “poteri forti”, è poter indagare incondizionatamente su ciò che interessa la comunità. Libertà d’informazione è azzannare lo scandalo - e in Italia ce ne sono più che in un qualunque altro Paese occidentale - analizzarlo con la volontà di comunicarne i dettagli all’opinione pubblica. Ma noi siamo un Paese anomalo, così l’indagine giornalistica si fa minuziosa e coraggiosa quando bisogna parlare di Alberto Stasi, di politici semisconosciuti e di personaggi di secondo piano, ma scompare nel momento in cui bisogna trattare Berlusconi, Dell’Utri, Mastella, e via dicendo. Un tempo si diceva “forte con i deboli e debole con i forti”. Oggi preferisco utilizzare l’espressione coniata da Grillo per ritrarre il maggiordomo Vespa, “Chi striscia non inciampa”. Accade così che il giudice Mesiano, dopo anni d’indagini, condanni Fininvest e Berlusconi a risarcire con 750 milioni di euro De Benedetti per il fatto che Berlusconi gli aveva scippato la casa editrice Mondadori grazie ad una sentenza di una giuria corrotta da Papi Silvio stesso. Roba non da poco, mi pare. Qualcuno ha visto puntate di Porta a Porta dedicate alle motivazioni della sentenza o all’analisi delle prove? Prime pagine de Il Corriere della Sera che parlano dei motivi di questa condanna? Il mondo dell’informazione ha paura del Papi Padrone. In che altro Stato a finire sotto accusa, dopo una sentenza del genere, è il giudice e non il CapodelGoverno-CapodiMediaseteFinivest-corruttore? La mazzata squadrista arriva dal talk mattutino Mattina 5. Va in onda un vergognoso, ignobile servizio in cui il giudice Mesiano è seguito di nascosto e ridicolizzato per alcune “stravaganti” abitudini. Calzini turchese, sigarette e barbiere. Servizio inquietante nella sua assoluta insensatezza giornalistica. Dopo il fascismo mediatico ecco il pedinamento mediatico e l’avvertimento mafioso mediatico. Fortunatamente la polemica è divampata, e stavolta i giornalisti di Mediaset hanno lievemente alzato la testa protestando attraverso un comunicato contro la linea editoriale dell’azienda. Brachino - responsabile della trasmissione - ha abbozzato delle scuse. Può essere un piccolo inizio, ma la sostanza attuale non cambia. Ecco perché non mi sorprendo quando il pomeriggio del 20 ottobre leggo che nella classifica sulla libertà di stampa 2009 di “Reporter senza frontiere” l’Italia è al 49esimo posto, in costante discesa - era al 44esimo nel 2008 e al 35esimo nel 2007. A giustificare questo continuo regresso - si legge nel rapporto Rsf - “le pressioni esercitate dal Cavaliere ed il suo aspro interventismo, le violenze della mafia nei confronti dei giornalisti, oltre che un progetto di legge che ridurrebbe drasticamente la possibilità di pubblicare le intercettazioni telefoniche da parte dei media”. “Siamo molto preoccupati per la situazione della libertà di stampa in Italia. E’ in corso una vera deriva - spiega il segretario di Rsf - legata innanzitutto al conflitto di interessi del Capo del Governo. In particolare l’elemento nuovo registrato quest’anno è l’atteggiamento aggressivo di Silvio Berlusconi nei confronti dei media”. Aggiungiamoci poi che nella classifica 2009 sulla libertà d’informazione stilata da Freedom House siamo addirittura al 73esimo posto - tra Benin e Tonga - e considerati uno Stato “Parzialmente libero” e abbiamo una vaga idea di come siamo visti all’estero. Da Soliti Sognatori non ci rimane che pensare ad un futuro diverso.
Anch’io ho il calzino turchese (solidarietà al giudice Mesiano). Read 11 Comments... >>
Accendo il computer e leggo questa dichiarazione: “Non ho mai fatto alcuna gaffe, nemmeno una: sono inventate dai giornali”. Lo afferma il Premier Berlusconi in un’intervista alla Cnn registrata a maggio all’interno del programma “Revealed” - interamente dedicato alla figura di Papi Silvio - che andrà in onda mercoledì 21 ottobre 2009. Mi fermo a riflettere e d’incanto mi appaiono come nuvolette una serie d’indimenticabili gaffes del “nostro” premier. Inizio a ridere, ma un attimo, non è che me le sono immaginate? Mi getto a cercare su Google e YouTube e indovinate: non mi ero sbagliato, non erano invenzioni dei giornali, non erano frutto della mia fantasia, ce ne sono a decine. Inizio a riguardarne alcune. 26 settembre 2001, nel clima di estrema tensione del post 11 settembre Berlusconi non trova di meglio che celebrare la superiorità della civiltà occidentale “destinata a conquistare i popoli”, rispetto alla civiltà islamica che a suo parere non ha nel proprio patrimonio culturale i valori di rispetto e libertà, essendo ferma a 1400 anni fa. Proteste di mezzo mondo e difesa affidata al suo tormentone: “Sono stato frainteso”. Salto al febbraio 2002 quando Berlusconi, invitato al vertice dei Ministri degli Esteri europei in Spagna, durante le foto di rito alza il braccio e fa le corna. Gaffe storica, celebre. Passo al 2 luglio 2003, Silvio deve presentare le linee programmatiche del semestre italiano di Presidenza dell'Unione Europea. Il clima si surriscalda, in particolare su temi quali giustizia e conflitto di interessi. Lo scontro più aspro avviene con il capo delegazione della Spd Martin Schulz, che chiede al Presidente del Consiglio quali siano i programmi sull'istituzione di una Procura di Stato europea, sul mandato d'arresto europeo e sul riconoscimento reciproco di documenti nei processi penali. Raggelante la replica di Berlusconi: "In Italia stanno preparando un film sui campi di concentramento - e rivolgendosi a Schulz - ed io la proporrò per il ruolo di kapò". Putiferio, immediata la protesta dai banchi delle sinistre, e durissima la controreplica dello stesso Schulz: "Mi chiedo se chi è capace di dire certe cose può essere in grado di svolgere una funzione pubblica". Gli atteggiamenti fuori luogo nei confronti dei Capi di Stato di tutto il mondo poi si sprecano. Al Presidente francese Sarkozy - febbraio 2009 - Berlusconi ha regalato una battuta sulla partner Carla Bruni: “Ti ho dato la tua donna”. Barack Obama è invece vittima di due famose gaffes del Premier. Per complimentarsi della vittoria alle elezioni 2008, il buon Silvio ha deciso di dargli del “Bello, giovane e anche abbronzato”, suscitando polemiche internazionali. Invece il 2 aprile 2009 al G20 Berlusconi, dopo essersi messo in posa con gli altri Capi di Stato e di Governo, chiama a gran voce il Presidente degli Stati Uniti: “Mr. Obama! Mr. Obama!”. La regina d’Inghilterra, irritata dall’urlo, sgrida in diretta mondiale il Premier: “Ma perché deve urlare”. Sempre nello scorso aprile, durante un vertice Nato, è la signora Merkel a subìre un altro show di Berlusconi. La Primo Ministro tedesca attende Papi Silvio sul tappeto rosso per mezz’ora, prima di entrare irritata alla conferenza, mentre lui continua imperterrito a parlare al telefonino. Le figuracce insomma sono tantissime, impossibile elencarle tutte; tra quelle meno conosciute mi è rimasta impressa la freddura scappatagli il 25 aprile scorso, durante la visita ai terremotati in Abruzzo, nei confronti dell’Assessore alla Solidarietà della Provincia di Trento, Lia Beltrami. Mentre i due si sistemano per una foto con i vigili del fuoco Berlusconi dice sorridente ai giornalisti: “Posso palpare la signora”. Questa doveva essere una battuta simpatica, non si sapeva ancora che Papi Silvio ce l’aveva come abitudine. Read 2 Comments... >>
Conferenza stampa a seguito dell’incontro istituzionale tra Spagna e Italia, Berlusconi si definisce il miglior Presidente del Consiglio nei 150 anni di storia Italiana. Nessuno scoppia a ridergli in faccia. Forse per paura o servilismo. O forse perché i giornalisti internazionali presenti hanno ormai scelto di rimanere costantemente a bocca aperta, invece che divertirsi, di fronte ad una persona che non considerano assolutamente all’altezza del ruolo. La stampa estera lo considera pericoloso, privo di moralità e di senso legale, e quindi del tutto inadatto a guidare un Paese democratico come dovrebbe essere l’Italia. Anche noi dovremmo cominciare a trattarlo come un vecchio despota sull’orlo della follia, e quindi ancora più inquietante. Quando si lancia in queste sparate ci crede davvero. Com’è ormai ovvio che creda che i giudici sono tutti contro di lui. I giornalisti, gli studenti, gli operai, e via dicendo, pure. I poteri forti, addirittura, contro di lui. Un complotto globale contro di lui, che di complotti se ne intende - basti ricordare l’iscrizione negli anni ’80 alla loggia massonica P2. Sono convinto che alcuni suoi stretti collaboratori - penso in particolare a Gianni Letta e all’avvocato Ghedini - sappiano bene che Berlusconi si nutre di sogni e di incubi irreali, ma non hanno la forza di contraddirlo e assecondano esclusivamente il suo disegno malato. Berlusconi si è contornato negli anni di politici e consigliori servili, ha messo a libro paga schiere di personaggi pronti ad assecondarlo in tutto, ma che alla lunga sono stati la sua rovina. Anche in questi giorni assistiamo alle elucubrazioni dei vari La Russa e Bocchino, politici con lunga militanza, ma ridotti a suoi tristi avvocati difensori. Ogni tanto notiamo qualche sussulto negli occhi, qualche smorfia involontaria, ma subito si autoricompongono. Intanto il Premier spara senza freni e senza logica, passando da Napolitano, alla D’Addario - sua amata escort divenuta poi parte del “complotto” - ai giudici, alla Bindi, ai giornalisti “farabutti” - espressione che ha sostituito nell’immaginario collettivo i “coglioni che votano sinistra” del 2006. Il resto lo fanno i media di famiglia, dal Il Giornale di Feltri ai vari Tg fino a Mattina 5, che bastonano come moderni squadristi chiunque osi colpire il Capo Silvio. Sia un giornalista critico o un giudice che pronuncia una sentenza dopo anni d’indagini. Il despota Berlusconi non lo accetta, e il clima è da Cile di Pinochet. Ma nonostante ciò chissà, magari Berlusconi, per autoincoronarsi miglior Presidente degli ultimi 150 anni, ha illuminato il nostro Paese con riforme e leggi che possano entrare nella storia. Non sembra così. Il suo Governo ha provato a risolvere i problemi del Capo attraverso la super legge ad personam Lodo Alfano - bocciato in questi giorni dalla Corte Costituzionale - e ha tentato di mettere mano alle leggi su intercettazioni e indagini, smuovendo giuristi e giornalisti di tutta Italia. Sono state promulgate riforme come quella Gelmini, che ha provocato le proteste dell’intero apparato scolastico, e leggi razziste e inquietanti - ad esempio l’istituzionalizzazione delle ronde - criticate ripetutamente anche dalla Chiesa. Ha inoltre salvato l’insalvabile Alitalia con i soldi pubblici, affrontato la crisi economica mondiale senza far nulla di rilevante, se non lo scudo fiscale, che rimpatria soldi “sporchi” in forma anonima. E’ portato poi come esempio di successo il post terremoto in Abruzzo, ma in quelle zone hanno pareri ben differenti. Questo il curriculum pubblico del miglior Presidente Italiano di sempre. Meglio tralasciare i ripetuti scandali privati a base di escort e minorenni - su cui il Premier ha prima provato ad addurre spiegazioni sconnesse e contraddittorie, per poi virare sul silenzio - e le condanne giudiziarie - parte del già citato “complotto”. Purtroppo per lui Berlusconi non è il nostro Giulio Cesare, Napoleone o Carlo Magno. Al massimo, finito il delirio, lo ricorderemo come Papi Silvio. Read 3 Comments... >>
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