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Allergia alle regole

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La scadenza per pagare una multa è posta a 60 giorni dal momento in cui ci viene notificata? Le tasse devono essere pagate entro tale giorno del tale mese? La richiesta per un certo mutuo, prestito, finanziamento deve rispettare precisi termini e tempi? Da oggi non più, abbiamo avuto la conferma che le regole non hanno più valore. Come ci potranno chiedere di essere ancora seri e puntuali dopo il “ciclone liste”?
Cos’è accaduto? Il termine per la presentazione delle liste elettorali per le Elezioni Regionali è fissato alle ore 12 del 27 febbraio. Alfredo Milioni, responsabile del Pdl incaricato di consegnare la lista elettorale Laziale, si presenta nei dintorni dell’ufficio adibito quando manca un’ora alla scadenza. Qualcosa non va, i documenti non sono completi, e si vocifera che il Premier Berlusconi in diretta telefonica stia suggerendo le ultime sostanziali modifiche. Milioni, trafelato, esce dall’ufficio, corregge gli errori, mangia un panino “prima di tornare in tutta tranquillità”, secondo il suo racconto. In ritardo di cinquanta minuti. Scoppia il caos, all’interno del Partito accuse reciproche, guerre fratricide tra ex amici - tra La Russa e Alemanno ad esempio - e dichiarazioni al fulmicotone come quelle di Rotondi che si dichiara indignato e rassegnato. Alcun ricorso è preso in considerazione, per il Pdl nulla da fare. Nel Lazio quindi esiste la candidata del Centrodestra - la signora Polverini, che tra l’altro sembra ignara di qualunque cosa le accada attorno, un alieno caduto nel Lazio - ma potrebbe mancare la lista del Pdl.
Nel frattempo cosa succede in Lombardia? La Lega, che ha trattato con superiorità gli intoppi del Pdl Romano, rimane spiazzata dalla notizia che anche nel Milanese qualcosa non torna. Secondo una prima verifica alcune firme necessarie per la convalida della Lista Civica che presenta il candidato Formigoni sono irregolari. Anche in questo caso qualunque ricorso è respinto. Situazione? Potrebbe non esistere un candidato del Centrodestra in Lombardia. L’entourage Berlusconiano non ce la fa. Anche quando è davvero semplice, quasi elementare, non riesce a rispettare le norme. Deve essere qualcosa di genetico, una sorta di allergia alle leggi, alle regole. Nell’occasione i Berluscones violano i modi - le firme irregolari in Lombardia - e i tempi - orari di consegna della lista elettorale nel Lazio - di norme non così complicate da rispettare.
I Pdiellini, non sapendo a cosa aggrapparsi, scelgono la scusa del “diritto di votare il proprio candidato”. Che faccia tosta. La responsabilità delle esclusioni è esclusivamente, indiscutibilmente del Pdl e dei Formigoni boys. E in ogni caso, nonostante questo, non ci si presenterebbe alle elezioni in un contesto similVenezuela, con un candidato unico. Nel Lazio la candidata Polverini sarebbe comunque in corsa, e in Lombardia esisterebbero alternative, come il candidato del Movimento 5 Stelle. Ma il Pdl non può permettersi di essere escluso dai posti di comando in Regioni così fondamentali, quindi cosa c’è di meglio di una bella stortura democratica? L’ennesima, ridicola e geniale. Non si tratta infatti di una legge apposita, ma di “un’interpretazione di una norma che non viene modificata” che serve “ad aiutare il Tar ad applicare la legge”, come assicura un livido Maroni - nel video linkato il suo intervento. Nella notte di venerdì il “comprensivo” Napolitano firma il decreto, e il Pdl tira un sospiro di sollievo. Le regole perdono, ancora una volta.
La ricorderemo come un “interpretazione ad Polverinim/Formigonim/Pdlem”. Poche righe che cancellano le irregolarità sorte nel Lazio e in Lombardia. Il giorno in cui è esploso il caso ho sorriso pensando al livello di incompetenza che regna all’interno del Pdl e immaginando un’elezione senza i Berluscones. I miei genitori mi hanno immediatamente ammonito, “Tanto faranno in modo tale da eliminare questi problemi e in qualche maniera si presenteranno lo stesso”. E io, ingenuo, “Non possono spingersi a tanto”. Ancora una volta hanno avuto ragione loro.


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Italia amore mio

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Oggi sono indeciso su cosa scrivere. Tanti argomenti hanno attirato la mia attenzione in questi giorni e hanno suscitato in me una enorme perplessità. E’ finito tra le polemiche il sessantesimo Festival di Sanremo. Quello che dovrebbe essere un inno alla canzone Italiana si è trasformato in una carrellata di musicisti di terza e quarta fascia o di mummie riesumate. Le canzoni costituiscono puntualmente il peggio che esista sul mercato Italiano, ma in più quest’anno ci hanno regalato un vero e proprio tocco di classe. E ad avercelo regalato sono stati Pupo ed Emanuele Filiberto - con il tenore Luca Canonici - grazie al ridicolo brano Italia amore mio.
Una pessima canzone, dal gusto discutibile, che sarebbe dovuta essere una triste dedica all’esilio forzato del “Principe”, intento ad ingraziarsi gli spettatori con versi pietosi, e incredibilmente si è trasformata in un secondo posto accolto dalle comprensibili polemiche di critica, musicisti e non solo. Anche il pubblico in sala ha fischiato e contestato il trio, e credo che lo stesso sentimento di disappunto sia stato provato da milioni di persone sparse per la penisola. Abbiamo assistito ad uno spettacolo indecoroso dato che vengono effettuati tagli sempre più frequenti al mondo della musica con relative chiusure di manifestazioni, orchestre e quant’altro mentre non si ha nessuno scrupolo a finanziare questi programmi “morti”, che non hanno più niente da dirci musicalmente e artisticamente.
Parallelamente, nella nostra “amata” Italia, mi lascia perplesso, per usare un eufemismo, la candidatura del Ministro Brunetta a Sindaco di Venezia. Se dovesse essere eletto logicamente la nuova carica andrà a sommarsi a quella di Ministro, e non so come sia possibile rivestire i due ruoli in modo soddisfacente. Brunetta afferma che si è candidato per “amore”, anche lui, della sua Venezia - nel video linkato l’annuncio della sua candidatura. Noi pensiamo però al fatto che potremmo avere tra qualche mese un Ministro a metà e a Venezia un Sindaco a metà. La fatica sarà dividere in due Brunetta. Insomma, la solita sceneggiata all’Italiana. E il maestro di queste pratiche è naturalmente Papi Silvio. Berlusconi ieri non ha trovato di meglio che respingere le dimissioni del Sottosegretario all'Economia Cosentino. L’ex candidato alla Presidenza della Campania non ha tentato di dimettersi perchè rinviato a giudizio per associazione camorristica, ma per un suo disaccordo con i nuovi patti elettorali stretti dal Pdl e dall’Udc nella sua regione. Berlusconi tiene stretto a sè il giovane e “amato” indagato.
ll Premier naturalmente conferma di predicare bene e razzolare male. In questi giorni infatti Berlusconi ha avuto il coraggio di informarci, di punto in bianco, che la politica andrebbe pulita dagli uomini di malaffare. Viene immediatamente da chiederci come sia possibile che questo gli venga in mente solo ora, dopo che ad esempio un suo avvocato, tale Cesare Previti, e un suo uomo di fiducia e celebre braccio destro, tale Marcello Dell’Utri, portati in politica proprio da lui, sono stati condannati per reati quali corruzione e associazione mafiosa. Come è possibile che proprio dal nostro Presidente del Consiglio - lui stesso imputato in numerosi processi - continuino ad essere difesi ad oltranza colleghi di Partito imputati e condannati, mentre contemporaneamente ora professa una politica “pulita”? Solo in Italia è possibile, e come canterebbe Emanuele Filiberto Io credo ancora nel rispetto, nell’onestà di un ideale, nel sogno chiuso in un cassetto e in un paese più normale. Sì, stasera sono qui per dire al mondo e a Dio, Italia amore mio. Fischiate pure.


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L'autogol di Di Pietro

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Negli ultimi anni Di Pietro ha assunto il ruolo di vero leader dell’opposizione Italiana. Lui, ex Pm, spirito da destra giustizialista, è diventato anima e simbolo di quella sinistra orfana di riferimenti. Hanno trovato rifugio nel suo Partito Pardi, Leoluca Orlando, Franco Grillini, oltre alle “nuove scoperte” De Magistris e Sonia Alfano. L’Italia dei Valori è cresciuta esponenzialmente, si è strutturata, è diventata credibile e forte soprattutto - ed è un caso straordinario in una politica imbolsita come quella nostrana - tra i giovani. E proprio grazie all’entrata di nuovi personaggi di spicco si sta lentamente staccando dall’immagine di Partito personale. Ma non è tutto rose e fiori per Di Pietro. In un Paese anormale come il nostro chi lotta davvero contro l’anomalia Berlusconi ne paga le conseguenze. Viene letteralmente preso di mira.
Abbiamo già parlato del “trattamento” riservatogli da Feltri, ma il direttore de Il Giornale non è l’unico a riservare “particolari” attenzioni all’ex Pm. Anche il terzista Corriere della Sera si è mosso ed ha attaccato duramente. Ha pubblicato una fotografia risalente al 15 dicembre 1992 in cui ad una stessa tavolata trovano posto Di Pietro e Bruno Contrada. Per chi non lo ricordasse Contrada è un ex funzionario del Sisde arrestato nove giorni dopo quella fatidica cena con l’accusa di concorso esterno in associazione di tipo mafioso. Dopo un altalenante percorso giudiziario - condanna in primo grado, assoluzione della Corte d’Appello, cancellazione della sentenza d’appello da parte della Cassazione, successiva conferma della sentenza di primo grado in Corte d’Appello -  fu condannato definitivamente in terzo grado nel 2007.
Contrada è chiaramente un personaggio oscuro, ma qual è la motivazione giornalistica che spinge il Corriere a dedicare prime pagine ed editoriali a quella fotografia, scattata in un momento in cui Di Pietro era un Pm e Contrada non ancora inquisito? Semplicemente quella che definirei “operazione fango”. Dai farfugli del Corriere della Sera si evince che quel funzionario dei Servizi Segreti potrebbe essere parte del “complotto” - tanto sostenuto dai Berluscones e dai Socialisti malinconici - di Mani Pulite, ordito da Di Pietro e utile a cancellare tutti i Partiti Italiani per far posto al Pci. Peccato che Contrada avesse rapporti con la Cia, non con il Kgb - sul Corriere si arriva addirittura a supporre, scadendo nel ridicolo, una Cia propensa a favorire il Pci. Si ricava anche che avere rapporti con Contrada, rivelatosi poi mafioso, potrebbe far supporre l’esistenza di certe amicizie “pericolose” per Di Pietro. Qualcosa di concreto? Nulla, ma nonostante ciò questo “fango” risulta utile in un periodo in cui Berlusconi è nominato da pentiti vari e da Ciancimino come referente politico per Cosa Nostra.
In un momento così complicato a Di Pietro non è perciò permesso sbagliare mossa. Tonino è invece incappato in un clamoroso autogol sulle Elezioni Regionali in Campania. Il Pd, abituato a Bassolino, non ha potuto che indicare come candidato “giusto” l’ex sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, rinviato a giudizio per reati quali associazione a delinquere, concussione e concorso in truffa. Non c’era proprio nulla di meglio? L’Idv si è dapprima giustamente opposta, poi ha tentennato. La mancanza di tempi e modi per proporre un'alternativa, il rischio di rimanere fuori dalle Elezioni ha fatto poi propendere per l’appoggio al candidato.
Il problema è che si poteva scegliere un modo differente per annunciare la candidatura, cercando di far digerire l’amara tattica da “Realpolitik” ai propri elettori. Invece si è scelta l’investitura popolare al Congresso dell’Idv. Ovazioni per De Luca - nel video linkato parte del suo intervento al Congresso - abbracci, virtuose promesse di dimissioni in caso di condanne. Insomma, roba da Pdl. Una sceneggiata del genere ad opera di coloro che hanno fatto della battaglia per la legalità e la moralità il loro primo principio è lo spot migliore per i sostenitori del “tanto sono tutti uguali”. Non ne sentivamo proprio il bisogno.


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Ultimo scempio: Legittimo Impedimento

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Non pensavo fosse possibile superare il delirante anno 2009. Credevo che il fondo fosse già stato raggiunto da tempo. Invece come è ormai triste consuetudine ci rendiamo conto che in Italia non esiste un limite al peggio. Il nostro Governo, ad un mese dalla ripresa delle attività, sta continuando a discutere disegni di leggi utili esclusivamente a salvare il Premier dai suoi processi. In questa missione vengono impiegate tutte le energie e le attenzioni possibili. La conseguenza è che questa situazione congela il Parlamento in una situazione  di stallo che potrebbe continuare ancora per mesi, ritardando o cancellando la discussione di leggi fondamentali per il futuro del nostro Stato.
Il fatto nuovo è che negli anni scorsi le leggi “Salva Silvio” venivano almeno minimamente camuffate. Invece ora ci vengono sbattute in faccia senza alcun ritegno, spiegandoci chiaramente che hanno il solo scopo di non far processare Berlusconi. Questo modo di fare politica sta rasentando la follia. Un Parlamento intero pagato da noi è impegnato  a discutere leggi assolutamente inutili per la totalità della popolazione. Si inizia ad intravedere il limite della nostra pazienza. Continuiamo ad essere presi in giro senza avere l’opportunità di reagire. Abbiamo già parlato del Ddl sul processo breve. E’ arrivato in questi giorni, come rinforzo, il Ddl sul legittimo impedimento - nel video linkato parte dellintervento di Di Pietro durante la discussione in Senato. L’apice, per ora, della spudoratezza di questo Governo.
Il disegno di legge stabilisce che il Presidente del Consiglio può ottenere il rinvio delludienza dei processi in cui è imputato, perchè “legittimamente impedito” dalle sue attività di Governo a comparire in tribunale. Ogni rinvio può estendersi fino a 6 mesi, per un totale di 18 mesi. Basta che la Presidenza del Consiglio attesti limpedimento perchè il giudice rinvii il processo ad unaltra udienza. Come se non bastasse, questa legge è estesa anche a tutti i Ministri. In poche parole una sorta di immunità Governativa. La scusa da cui prende spunto questa legge sono le affermazioni del Premier secondo cui i processi tolgono tempo al suo lavoro di Presidente del Consiglio. Ma allora perchè, proprio adesso che tra laltro sembra non avere particolari problemi di tempo, Berlusconi mobilita lintero Parlamento per questioni personali? E perchè poi non estendere il legittimo impedimento ai Presidenti di Regione che sono “legittimamente impegnati” a gestire una Regione o ai Sindaci e ai Consiglieri Comunali che sono impegnati nel loro piccolo a gestire i comuni?
Stiamo parlando di rendere immune una cerchia ristretta di cittadini. Mi sembra che anche in questo caso la legge non sia più uguale uguale per tutti. Anzi, sembra uguale per tutti tranne che per pochi privilegiati. Si sta cercando per lennesima volta di raggirare la Costituzione. Si trovano futili scuse per promulgare vergognose leggi ad personam, si usa continuamente il potere per scopi personali, mentre in tutto il mondo politici imputati - in qualsiasi tipo di processo - si dimettono o scelgono di farsi processare come normali cittadini. Ma del resto non ci dobbiamo più stupire. La storia del nostro Paese ci insegna come nel corso dei decenni i politici Italiani, appena hanno avuto carta bianca, abbiano cercato di abusare della loro posizione. In ogni caso il Governo non si fermerà qui, questo disegno di legge non sarà lultimo atto “Salva Silvio”. Arriveranno in serie il lodo Alfano bis e il Ddl sullimmunità Parlamentare. La Casta dei politici sarà sempre più al di sopra della legge. Solo fermando questo scempio adesso si potrà sperare di avere in futuro una politica pulita; lasciandoli fare tranquillamente questo genere di malapolitici avrà in mano un potere troppo elevato per poterlo contrastare.


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Dove sta andando il Pd?

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Non sono mai stato entusiasta del progetto “Democratico”. Questa mia sfiducia non è casuale o preventiva, ma deriva da mie esperienze personali. In qualità di Segretario Regionale della Sinistra Giovanile ho avuto l’opportunità di assistere dall’interno al momento di transizione verso il Partito Democratico. A Roma ebbi un’esperienza per me scioccante, durante il Congresso di scioglimento della Sinistra Giovanile. Sui media i leaders Diessini e Margheritini parlavano continuamente di un progetto nuovo, moderno, basato su valori quali la qualità, il talento, la meritocrazia. Ma la realtà era diversa.
Perfino a livello giovanile le scelte non venivano fatte seguendo tali principi. La futura classe dirigente era selezionata secondo criteri di pura convenienza, seguendo calcoli di utilità. Ad esempio colui che allora era stato insignito della candidatura a Segretario dei Giovani Democratici, Fausto Raciti - è ancora in carica attualmente - era definito dai “compagni” un “fantoccio”. Ma perché allora era lui l’uomo giusto? Proprio perché essendo poco “carismatico”, era una figura che risultava gradita e non “pericolosa” per entrambe le correnti del Movimento Giovanile. Era facilmente controllabile, quindi era perfetto. Ma la meritocrazia, il talento? Non erano contemplati.
In questi tre anni si sono purtroppo confermate le mie sensazioni negative. Il Partito ha fatto da spalla a Berlusconi con una incomprensibile e assurda non-opposizione. L’elettorato, stanco di inciuci e strizzate d’occhio ai Berluscones, si è dapprima abbattuto e poi avvicinato a Di Pietro e ai Movimenti civili. Dal 33% delle elezioni politiche 2008 il Pd è già passato al deprimente 26% delle Elezioni Europee 2009. Ma invece di capire che la linea di opposizione dell’Italia dei Valori è quella da seguire, invece di cercare un’intesa proficua con Di Pietro, il Pd se ne è ancora allontanato, cercando contatto - ultima geniale idea - con l’Udc.
Ma su quali basi si poggerebbe l'intesa con i Casini boys? Non i temi, dato che l’intransigenza cattolica non si sposa con quella che dovrebbe essere una forza progressista o riformista di Centrosinistra. La convenienza elettorale? Innanzitutto l’Udc è una forza stagnante, al contrario dell’Idv che è una forza in crescita. Se poi invece si fan calcoli elettorali volendo sommare qualunque forza politica possibile bisognerebbe ricordarsi com’era finita l’avventura col centrista Mastella. Forse sono i valori ad accomunare Pd e Udc? Dopo le disavventure di Marrazzo e le più recenti dell’ormai ex sindaco di Bologna Delbono probabilmente l’establishment Democratico si sente pronto ad avvicinarsi al Partito del colluso Senator Cuffaro - condannato in appello pochi giorni fa a sette anni di reclusione per favoreggiamento a Cosa Nostra - e del Segretario prescritto Cesa - condannato a tre anni e tre mesi di reclusione per corruzione aggravata e salvato dalla prescrizione. Ho l’impressione che questo asse porterebbe all’esasperazione l’elettorato di Centrosinistra, già decisamente provato.
Ma chi è il responsabile di queste scellerate decisioni del Pd? Chi ha affossato le speranze dei milioni di Italiani che avevano creduto al nuovo progetto? Bersani, Bindi, Letta jr, Finocchiaro, Veltroni, Franceschini, su cui si allunga l’eterna eminenza grigia D’Alema. Ancora e sempre loro. L’ultima eccezionale figuraccia, conseguenza delle scelte intelligentissime di D’Alema, è arrivata dalle primarie in Puglia. Il Partito Democratico in autunno decide a sorpresa che il Presidente della Regione Vendola non deve essere confermato alle prossime Elezioni, e che il nuovo candidato designato è il sindaco di Bari Emiliano. Dopo due mesi di tensioni, Emiliano abbandona la scena e viene imposto dal Pd il candidato Boccia. Vengono però indette le primarie e domenica Vendola trionfa con il 73% delle preferenze, spazzando via Boccia - nel video linkato le sue parole dopo la sconfitta. La gente ha mandato l’ennesimo chiaro segnale all’establishment Democratico. D’Alema e compagni lo coglieranno? Ebbene, no. Almeno stavolta spero di sbagliarmi.


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I SOGNI DEL GIORNO

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Proiezione del film "War Photographer"

Oggi, Lunedì 20 settembre

Alle ore 21

In Cittadella, Aosta

 

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The Cambodian Room

 

Proiettato venerdì al MOUNTAIN PHOTO FESTIVAL

 
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Gli incontri degli amici di Beppe Grillo
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