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Il 2009 è stato un anno da incubo per Berlusconi. Al povero Silvio è successo di tutto. Oggi ci soffermiamo sulle sue disavventure personali, evitando le polemiche dovute all’azione di Governo, ma consci che il suo privato non è “gossip”. Quando si parla di processi e salute mentale di un Capo di Governo il cosiddetto “privato” diventa di massimo interesse pubblico. Tragico 2009. Innanzitutto due pilastri che lo sostengono da decenni lo hanno abbandonato, anzi, lo hanno colpito con forza. Primo pilastro, l’ormai ex moglie Veronica Lario. A maggio, a proposito delle possibili candidature Pdl alle Elezioni, denuncia la presenza di starlettes e lancia sospetti sul loro “percorso” politico. Le candidature vengono modificate, ma la Lario non è soddisfatta e affonda definitivamente il colpo. Accusa pubblicamente Berlusconi di aver inspiegabilmente presenziato al compleanno dei 18 anni della sconosciuta Napoletana Noemi Letizia, quando invece ai compleanni dei propri figli era spesso mancato. Scatta il Noemigate. Berlusconi arranca, si contraddice e non darà mai spiegazioni plausibili. Noemi intanto rilascia interviste ai giornali e svela che lei è solita chiamare amabilmente il Premier “Papi Silvio”. Si susseguono novità quotidiane che allargano l’ambito di questo caso. Nella vita di Berlusconi non ci sono solo ambigui legami con minorenni, ma anche un giro di escort e di sesso a pagamento. L’impresario Tarantini forniva le donne per cene e “dopocena” del Premier e ospiti. Veronica Lario definisce Berlusconi - con cui ormai è stata ufficializzata la separazione - un uomo che non sta bene, che ha bisogno d’aiuto. Il Premier abbozza una difesa, ma spuntano fotografie esplicite, scattate a Villa Certosa, e una registrazione dell’escort Patrizia D’Addario a Palazzo Grazioli. Lo scandalo, ridefinito proprio “D’Addario”, lo costringe ad una difesa fragile che si riduce infine al celebre “non ho mai pagato una donna”, sotto gli occhi allibiti di Zapatero. Secondo pilastro, l’alleato più fidato, Gianfranco Fini. Il Presidente della Camera si è progressivamente allontanato dalle scelte del Premier, attirandosi le ire Berlusconiane, e le minacce di cacciata dal Pdl. Fini ha rivendicato per mesi il diritto di critica, fino al celebre fuori onda, da lui confermato in pubblico. Parlando ad un amico magistrato ad una conferenza, Fini afferma che Berlusconi “confonde il consenso popolare con una sorta di immunità nei confronti di qualsiasi altra autorità di garanzia e di controllo, confonde la leadership con la monarchia assoluta” e definisce le dichiarazioni del pentito mafioso Spatuzza “esplosive”. E proprio gli scandali giudiziari sono l’altro tallone d’Achille che ha perseguitato Berlusconi per tutto il 2009. Proprio Spatuzza, durante il Processo di secondo grado a Dell’Utri, definisce Berlusconi il referente politico mafioso negli anni Novanta. Dichiarazioni che, nonostante le successive smentite del boss mafioso Graviano, lasciano un’ombra oscura sul Premier. Processo Mills. L’avvocato inglese, accusato di essere stato corrotto da Berlusconi, è condannato in primo grado a quattro anni e sei mesi di reclusione. Condannato il corrotto, ma il corruttore? Berlusconi si salva grazie al Lodo Alfano, superlegge ad personam scritta appositamente per salvare il Capo. Purtroppo per lui, dopo mesi di polemiche, il Lodo viene bocciato dalla Corte Costituzionale. La Corte d’Appello conferma la condanna a Mills, e così riprende il processo anche nei confronti di Berlusconi, non più “protetto” da leggi ad hoc, per il momento. Se ci aggiungiamo anche il Lodo Mondadori, per cui Fininvest è stata condannata a pagare 750 milioni di euro a De Benedetti - sentenza al momento bloccata - cosa manca? Il duomo sui denti da parte di Tartaglia. Si conclude infatti in questa maniera l’annus horribilis del Papi. Mai ci fu un anno più nero per lui. E dato che naturalmente noi subiamo le conseguenze delle sue disavventure, cosa auguriamo a Berlusconi per il 2010? Io avrei un’idea. Papi, si dimetta e vada in vacanza. Se lo merita dopo un anno del genere. E ce lo meritiamo anche noi.
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