Lettera ai Sognatori
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Oggi pubblichiamo una lettera che abbiamo ricevuto alla mail de I Soliti Sognatori. Questo sfogo ci è stato inviato da una studentessa di Giurisprudenza che sta assistendo all’ennesima riforma inutile, che questa volta colpirà gli aspiranti avvocati.
“Qual è il mio sogno? Diventare avvocato penale. Sfortunatamente se la bozza di riforma dell’accesso alla professione di avvocato diventerà definitiva, con essa verranno meno tutte le mie speranze. L’iter per diventare avvocato, come ben sapete, è molto lungo. Attualmente dopo i cinque anni di Giurisprudenza ci aspetta il praticantato presso uno studio legale della durata di due anni, naturalmente non retribuito. Terminati questi due anni “formativi” usciamo dallo studio legale pieni di speranze e ci sentiamo pronti a sottoporci al tanto temuto esame per l’abilitazione alla professione. A questo punto entra in gioco la “brillante” idea del nostro “caro” Ministro Angelino Alfano, che nella sua riforma della Giustizia ha inserito una sotto-riforma riguardante le nuove modalità di accesso alla professione di avvocato. La rifoma prevede che per l'abilitazione si debba frequentare una scuola postlaurea a pagamento e naturalmente a numero chiuso - una volta obbligatoria solo per coloro che volevano intraprendere la professione di magistrato o notaio. Quindi chi non ha la necessaria disponibilità economica può dire tristemente addio ai sogni di gloria.
Inoltre l’esame potrà essere sostenuto solo tre volte. Ad oggi invece non c’è alcun limite a riguardo ed è importante notare che la media di bocciature è di circa 3,4 per ogni candidato. Un’ulteriore novità riguarda l’impossibilità di sostenere l’esame con codici commentati dalla Giurisprudenza, codici fondamentali per noi futuri avvocati. Infine è prevista la cancellazione del patrocinio legale “autonomo”, cioè la possibilità dopo un anno di praticantato di guadagnare qualcosa - visto che non si può vivere di sola aria - con cause proprie in attesa dell’iscrizione all’albo. Se tutto ciò entrerà in vigore la possibilità di superare un esame che già prima della riforma ci sembrava un ostacolo insormontabile sarà prossima allo zero. Consiglierei al Ministro della Giustizia di non concentrare i suoi sforzi per rendere più duro l’esame di abilitazione, ma di riformare il periodo di pratica forense che attualmente di formativo e di qualificante non ha praticamente nulla. Si dice sempre che i giovani siano il futuro, ma come possiamo esserlo se continuano ad allungare e a rendere sempre più arduo il nostro ingresso nel mondo del lavoro? I nostri sogni che fine fanno? Io non voglio smettere di sognare.
Studentessa Sognatrice e preoccupata”
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