Innovazione, il futuro dell'Italia

Il boom economico italiano a cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta fu caratterizzato, tra le altre cause, da un basso costo della mano d’opera. In un certo senso potremmo paragonare l’Italia di quegli anni alle nuove potenze economiche orientali emergenti di oggi: Cina e India in particolare. Inglobata dalla situazione comunitaria, la quale provoca una standardizzazione più o meno forte dei costi del lavoro, e soprattutto condizionata dagli effetti della crisi - iniziata ufficialmente nel settembre 2008 con il fallimento di Lehman Brothers, ma in sostanza avviatasi un anno prima - l’Italia si trova in una situazione di criticità lampante.
La maggior parte degli amministratori delegati delle più grandi aziende affermano che la crisi è un’opportunità per le imprese virtuose, quelle che offrono un buon prodotto, di qualità. La crisi seleziona, quando saremo “oltre la crisi” la situazione sul mercato sarà simile a quella pre-crisi - fatturati totali, utili totali, e via dicendo - ma la qualità e la quantità di questi numeri sarà completamente diversa, dato che le nuove economie occuperanno una buona fetta di questa nuova configurazione. Cina, India e Brasile hanno sentito molto meno il peso della crisi, i loro sistemi finanziari non sono correlati a quelli caduti in disgrazia dopo le speculazioni azzardate americane. In Occidente invece solo le società che avranno lavorato in modo efficiente, solo quelle che hanno potenziato basi e fondamenta attraverso una gestione qualitativa e innovativa resteranno solide e non falliranno. Ma cosa vuol dire potenziare le fondamenta di un’azienda? La ricerca per lo sviluppo, il know-how e la capacità di innovazione sono risorse fondamentali in un sistema carente di opportunità di margini alternativi.
L’Italia dimostra di essere anche in questo campo obsoleta e superata, il 23esimo posto nella classifica mondiale degli strumenti per la ricerca ne è la prova, siamo tra l’Ungheria e l’Estonia, non male direi. Il numero del personale destinato alla ricerca è poi uno tra i più bassi al mondo e oltre ad essere insufficiente è anche composto da “vecchi”, basti pensare alla media d’età dei docenti universitari, stimata intorno ai sessant’anni - il 13% è sopra i settant’anni. Chiudendo posso fare un esempio molto pratico, per far capire quanto sia importante per un’azienda migliorare i processi produttivi. Un’azienda inglese che produce pavimentazioni ha investito una somma importante nell’Università degli studi di matematica e geometria. Attraverso diversi studi sono riusciti ad arrivare a produrre forme particolari di piastrelle, risparmiando il 70% del costo su un determinato tipo di pavimento. Questa è innovazione, e i Soliti Sognatori innovano.
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Commenti
Speriamo nei soliti sognatori! Coraggio
Perchè non provare a dare una occhiata a questi aspetti in Vd'A?
Se qualcuno provoca una discussione in materia, avrei qualcosa da dire.