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Maroni, giù le mani dal Web

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Gli Articolo 31 nel 1996 cantavano “Siamo nell’anno 2030, loro controllano televisione radio, c’è un Comitato di censura audio, valutano, decidono, quello che sì, quello che no…”. Il paragone regge perfettamente con quello a cui stiamo assistendo ormai da anni nel nostro Paese. Solo che siamo ancora nel 2009, esattamente ventuno anni prima della triste previsione del gruppo Rap. E siamo già stati abituati alle censure televisive - Santoro, Biagi, Guzzanti e Luttazzi su tutti - dato il totale controllo che questo Governo ha sulle televisioni. Ci siamo abituati anche alle censure metodiche nei telegiornali e sui giornali. Ma il fatto che ci siamo abituati non è normale, e non significa che ormai dobbiamo accettare qualsiasi tipo di intervento volto a limitare la nostra libertà di espressione e di informazione. Anche perché procedendo in questo senso il “2030” descritto dagli Articolo 31 sarà molto più vicino di quello che possiamo immaginare.
L’ultimo fatto grave, da sottolineare con forza, è il nuovo decreto di legge benedetto da Maroni - è linkato un video in cui il Ministro parla di Facebook - di cui sta discutendo il Consiglio dei Ministri, che punta a minare l’ultimo baluardo di libertà di espressione e di informazione che noi cittadini possediamo: Internet. L’ultimo spazio rimasto per confrontarci e per far sentire la nostra voce in uno Stato che non ci permette di interagire liberamente e che ci sta trasformando sempre più in spettatori passivi del nostro futuro. Il diritto alla Rete deve essere basato sulla libertà da censure, altrimenti perde di significato la sua funzione di unione e di mezzo di comunicazione. Censurando Internet, ognuno di noi viene censurato. Il decreto, se venisse approvato dal Governo, sarà immediatamente operativo e non farà alcun passaggio in Parlamento per verifiche o correzioni.
Come prima forma di censura il decreto dispone dei filtri per impedire agli Italiani di accedere a siti vietati. Con quale criterio si sceglieranno i siti da vietare non viene però specificato. Cosa ci oscureranno? L’unica specificazione che viene data dal Ministro Maroni è che con questo decreto si vuole bloccare l’istigazione alla violenza. Peccato che chi ci propone la soluzione, cioè il Ministro stesso, sia stato condannato in via definitiva per resistenza a pubblico ufficiale e la sua Lega Nord non rappresenti proprio un esempio di “uso educativo” e virtuoso del Web, dato che propone sadici “giochini” on-line come “Rimbalza il Clandestino”.
La seconda forma di censura propone di creare un organo che valuti ciò che si può o non può scrivere sui social network - come il celebre Facebook, che oggi Schifani ha definito un luogo di aggregazione pericoloso, quasi sovversivo - anche in questo caso con criteri assolutamente astratti, poco chiari. E infine terza forma di censura, le dirette “live in streaming” non potranno andare in onda senza l’autorizzazione del Governo, che se volesse potrebbe esercitare un’ampia limitazione e selezione degli eventi da proporre in Rete. E’ facile capire come questo sia un controllo elevato e assurdo della Rete, che già in questi termini provoca uno stato di semilibertà. Non dimentichiamoci però che una volta passato il decreto sarà semplicissimo inasprire ulteriormente il livello di censura. Quindi evitiamo di cadere in questi finti, ipocriti discorsi riguardanti la tutela della “moralità” del web, quando è chiaro ed evidente che ciò che si vuole bloccare è la crescente e per ora incontrollabile informazione che fortunatamente trova spazio nel Web.

Commenti

avatar marta
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Viviamo in socieà già molto controllate , ora questa proposta fa veramente rabbrividire ..
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