Banner
HOME SPORT

...LA BI-ZONA...

Ibra in Barca ha il mal di mare

NOTIZIE SPORT



Ecco la classifica ufficiale dei tifosi interisti di tutti i tempi:

1°- Massimo Moratti;

2°- Beppe Bergomi;

3°- Peppino Prisco - fuori classifica;

4°- Spillo Altobelli;

5°- Zlatan Ibrahimovic;

6°- Silvio Berlusconi - prima del 20 febbraio 1986 e a partire dalla stagione 2009/10;

Ebbene si, lo Spilungone quinto nella classifica generale dei tifosi della Milano nerazzurra. A confidarlo sarebbe stato proprio lui in un’intervista rilasciata ai taccuini de “I Soliti Sognatori” nel momento del passaggio al Barça. Ecco lo spunto più interessante della conferenza stampa. “Sei felice di indossare il blaugrana del Barcellona?”. Il Pennellone, pensando di recitare ancora al fianco del Dr. House, risponde “Ma lascia stare..”, poi avendo capito di non essere negli studi di Mediaset, ma nella sala stampa del Camp Nou, ascoltiamo dalla sua voce parole che mai e poi mai avremmo sperato di sentire: “Volevo che l’Inter vincesse la Coppa dei Campioni cosi ho deciso di andarmene, Eto’o più 50 milioni era il regalo più grande che potevo fare a Moratti ed ai tifosi - Ibra continua commosso - è solo per questo che me ne sono andato”.

Le parole del bomber svedese fanno il giro del mondo in pochi minuti, sul web i commenti e i giudizi si sprecano. Tra i tanti gruppi creati per l’occasione su Facebook, uno ha sottratto la mia attenzione: “Ibra vera bandiera nerazzurra”. Il sottotitolo recitava: Zlatan = Eto’o + Snejider + Milito + Thiago Motta + 2 magazzinieri + una Jacuzzi per lo spogliatoio di Mourinho + un tintinnio per la sig.ra Moratti. Ibra il martire, viene sopranominato. Moratti non ci crede, pensa che sia una burla e ci rimane male, dopo tutti i pacchi della sua gestione non gli sembra vero che tutto questo ben di Dio gli venga offerto con questa semplicità. Farinos, Sergio Conceicao, Batistuta, Van der Meyde, Cannavaro, Gresko, Davids, Vampeta, Sforza, Luciano, Georgatos, Hakan Sukur, Quaresma, Mancini e Roberto Carlos, questi erano “i suoi giocatori”.

Mourinho si frega le mani, finalmente l’Inter può avere un gioco. Mentre Zlatan al Barça deve fare l’Eto’o, a Milano Eto’o e Milito continuano ad essere loro stessi. La trama dell’Inter è cambiata, organizzata, veloce, si ha l’impressione che i nerazzurri possano far gol in qualsiasi momento della partita vogliano - vedi Milan 0 Inter 4. Il Barcellona è la squadra più forte, lo era con Eto’o, lo è allo stesso modo con Ibrahimovic. Zlatan, abituato ad essere il numero uno, ad essere l’unica donna della compagnia, ad essere il cantante del gruppo rock, ad essere colui a cui tutto è permesso, si ritrova ad essere un mero finalizzatore, deve solo buttarla dentro. Il calcio è di più, Ibra è di più, non voglio vedere Ibrahimovic nei panni di un Inzaghi qualunque, abile a sfruttare esclusivamente gli assist dei compagni o gli errori degli avversari. Mourinho può finalmente fare il suo gioco, Moratti ne ha finalmente azzeccata una, Guardiola ha sempre la squadra più forte, Bergomi continuerà ad esultare come un pazzo ad ogni gol dell’Inter, Berlusconi pure - credetemi, è così. Tutti contenti? Il martire piange. Nerazzurro indossa blaugrana, agli ordini di Messi e Henry.


Read 1 Comments... >>
 

Da quando Baggio non gioca più


“Ah, da quando Baggio non gioca più…” proseguiva Cremonini. I Soliti Sognatori non guardano sempre avanti. Molto spesso i soliti sogni sono ispirati ai ricordi, al tempo passato che sembra sempre più bello del momento in cui si vive. E’ vero, in questo caso rimpiango il passato, gli anni ’90 hanno lasciato il segno. In quegli anni il calcio italiano era l’élite del calcio mondiale, era il centro dello sport, era l’obiettivo di ogni bambino che indossava per la prima volta un paio di scarpe coi tacchetti. Io, juventino, nel ’96 quando Vialli alzava la Coppa dei Campioni avevo poco più che dieci anni e sognavo. Sognavo che un giorno ad alzare la stessa coppa con la stessa maglietta sulle spalle sarei stato proprio io.
Dieci anni dopo fu invece Cannavaro ad alzare un’altra coppa, ancora più importante della precedente. Il sapore è diverso. Ho dieci anni in più, ma non è quella la causa del mio umore distorto, il mio rapporto con il calcio è cambiato repentinamente da poco tempo. I ricordi di Moggi, Bettega, Giraudo, Galliani, Paparesta, Pairetto e tutta la Banda Bassotti sono vivi dentro di me ed anche se la vittoria dei Mondiali è stata entusiasmante, sconvolgente , elettrizzante, tutto ciò che sognavo dal rigore sbagliato da Roberto Baggio a Pasadena, ha un gusto diverso. Agrodolce. Lo scandalo di Calciopoli ha disilluso tutta quella generazione cresciuta a giocare a pallone con il Tango nei campetti e nelle strade vicino casa, quei ragazzini che ogni volta che erano in possesso palla facevano partire automaticamente una sorta di autotelecronaca, diventando il giocatore più forte del momento. Una volta ricordo di aver fatto una rovesciata clamorosa - ero sicuro che fosse clamorosa perche pensavo che un bambino di quasi dieci non potesse fare quel tipo di gesto tecnico (da apprezzare la modestia) -  al campetto vicino casa, e avevo preteso di essere chiamato dagli amici Pasquale Luiso “il Toro di Sora” per tutta la settimana a venire. Bei tempi.
L’IFFHS è l’istituto internazionale di storia e statistica del calcio. Ogni mese stila la classifica di rendimento di tutte le squadre del mondo, basata sui risultati negli ultimi mesi. L’ultimo aggiornamento, ottobre 2009, vede la prima squadra italiana, la Roma, al dodicesimo posto, al sedicesimo la Juve, al diciannovesimo l’Inter. Il Milan non risulta neanche nelle prime venti. Anche se il calcolo è puramente statistico e matematico, e quindi non realmente veritiero, questo è lo specchio della nostra odierna realtà. E’ dal 2003 che a fine anno non si ha una squadra italiana in testa alla classifica, allora c’era il Milan dopo una storica finale di Champions League con la Juve. Posso identificare quel momento come il passaggio di consegne, Milan e Juve lasciano in eredità all’Old Trafford il Gioco Calcio.


Read 0 Comments... >>
 

Da quando Senna non corre più



“Ah, da quando Senna non corre più…” cantava Cesare Cremonini nel suo inno alle cose passate, amate e rimpiante. In Formula 1 si è perso qualcosa in questi anni. Si è persa quella strana, inspiegabile magia che percorreva macchine, personaggi alla loro guida e piste storiche. Ho ancora negli occhi e nel cuore il ricordo di quel maledetto primo maggio 1994. Imola, il Tamburello, quella macchina biancoblugialla che non frena. Come al solito stavo guardando il Gp in compagnia di mio papà, un amante sfrenato dei motori e della Formula 1, che era riuscito a passare a me, che per il mondo dei motori invece provo rispettosa indifferenza, la passione per quello sport-non sport. Quando capimmo e realizzammo il dramma che si stava consumando mio papà si girò verso me e disse “Dopo Senna non ci sarà più nulla”. Ayrton Senna moriva quel tragico pomeriggio, spezzava il cuore ai suoi milioni di fans sparsi per il mondo e in quel modo terribile finiva anche la leggenda che percorreva la Formula 1. Finiva contro quel muretto il periodo dei Prost, dei Mansell, dei Lauda, dei Piquet, e via dicendo. Finivano le rivalità che si tramandano per decenni, i sorpassi da raccontare, finiva la Formula 1 popolare, da batticuore.
Per la Ferrari di lì a poco sarebbe iniziata una stagione vincente, trionfale, ma incarnata dall’algido, cinico Michael Schumacher. Vittorie e record a ripetizione, ma come ci si può innamorare di un personaggio così? In uno sport-non sport in cui contano pistoni, cavalli e alettoni la massa si appassiona davvero solo quando l’umanità e il talento sorpassano l’aspetto tecnico. Quando il personaggio oscura la macchina. Si è gioito, si è esultato per le vittorie di una Ferrari tecnicamente imbattibile, ma il cuore non si è scaldato. E come si sarebbe potuto scaldare per un personaggio la cui unica dichiarazione in italiano in dieci anni è stata “Il cuore per me the heart bellissimo..”. Un personaggio che andò a sbronzarsi nel box McLaren il giorno in cui Irvine, suo compagno di scuderia, perse il Mondiale contro Hakkinen, pilota della McLaren stessa. Un personaggio che amava vincere e che ha vinto più di tutti, ma che non aveva lo status, il carattere, il cuore per entrare davvero nella storia. Un pilota con un’aurea speciale, che avrebbe potuto far scaldare i cuori a lungo, era Jacques Villeneuve - figlio del mai dimenticato Gilles - ma dopo il Mondiale vinto nel 1997 contro Schumacher fu lasciato ai margini, in scuderie poco competitive.
Così è ormai una decina di anni che ascoltiamo discorsi sulla disaffezione del pubblico. Noia dovuta ai pochi sorpassi, si dice sempre. E si cercano le soluzioni, sbagliando, esclusivamente nell’aspetto tecnico ed economico. Cambi di regole continui, giri di testa su kers, classifiche, motori, qualifiche. Demenziali Gp in Malesia, Cina, Dubai, con zero spettatori, a discapito di Gp storici - Imola ad esempio. Così in prima pagina non ci vanno più le storie affascinanti e appassionanti dei campioni, ma gli scandali che ormai si susseguono incessantemente in questo mondo sempre più sporco. Il caso spionaggio McLaren-Ferrari, il caso Briatore-Piquet jr, il ridicolo litigio Montezemolo-Mosley. Purtroppo capi e capetti di questo sport-non sport si ostinano a ignorare che fino a quando il lato umano, il talento, le grandi personalità dei piloti non torneranno in primo piano la Formula 1 continuerà a decadere, perdendo di credibilità e di consenso. Per ora so solo che mio papà ci aveva visto giusto, “Dopo Senna non ci sarà più nulla”.


Read 1 Comments... >>
 
I SOGNI DEL GIORNO

JavaScript disabilitato!
Per visualizzare il contenuto devi abilitare il JavaScript dalle opzioni del tuo browser.

Proiezione del film "War Photographer"

Oggi, Lunedì 20 settembre

Alle ore 21

In Cittadella, Aosta

 

JavaScript disabilitato!
Per visualizzare il contenuto devi abilitare il JavaScript dalle opzioni del tuo browser.


The Cambodian Room

 

Proiettato venerdì al MOUNTAIN PHOTO FESTIVAL

 
Banner
Banner

Banner
Banner
Banner
Gli incontri degli amici di Beppe Grillo
Banner
Banner