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Calciatori Precari

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Bello, ricco e pieno di donne. Il calciatore, lo stereotipo della felicità moderna, occupa i livelli più alti della nostra società. Da bambini si sogna di diventare Cristiano Ronaldo o Ibrahimovic, si è convinti che sia la vita migliore da vivere. Il calciatore guadagna giocando a pallone, guadagna facilmente e divertendosi. Purtroppo spesso la realtà non è questa. In Italia ci sono 132 squadre professionistiche, ogni squadra ha una rosa composta in media da 24 giocatori. Sono circa 3000 i professionisti del pallone, ragazzi dai 18 ai 40 anni che vivono di calcio, dalla serie A alla Lega Pro - per non parlare degli altrettanti che militano nelle 167 squadre semiprofessionistiche - e all’interno di questa ampia categoria le situazioni sono ben differenti.
La piramide sociale è molto ripida. Si passa velocemente dal benessere esagerato dei grandi campioni delle squadre “big”, stipendi faraonici e fama da divi di Hollywood, ai ragazzi nella perenne ricerca di un contratto per andare avanti con una professione che esclude qualsiasi altra possibilità lavorativa. La vita del calciatore medio rischia di essere uno specchietto per le allodole. Gli stipendi sono in media il triplo, il quadruplo di un operaio semplice, si potrebbe dire “non male”, ma la vita sportiva - e quindi lavorativa - di un giocatore di calcio può durare al massimo vent’anni. E’ abbastanza per mettere le basi di una vita tranquilla e serena? L’obiettivo, una volta finita la carriera in campo, è quello di restare nel mondo del calcio riciclandosi come allenatori o dirigenti, però non c’è spazio per tutti. La maggior parte degli ex calciatori resta a piedi. Una volta trentacinquenni tanti di loro si trovano catapultati nel mondo “reale”. Si può quindi definire il calciatore medio un precario?
Il calcio malato dei giorni nostri prevede che i “top team” possano chiudere bilanci in clamoroso passivo - ad esempio i quasi 150 milioni di euro in rosso dell’Inter - e non pagare nessun dazio, mentre tante piccole realtà restano in costante bilico tra la vita e il fallimento - vedi Venezia, Pisa, Ivrea, Biellese e tante altre squadre che ci hanno “lasciato la pelle”. Coloro che subiscono questa situazione critica sono i giocatori, ragazzi che per mesi non vedono lo stipendio e nella peggiore delle ipotesi non hanno neanche speranza di riceverlo. Il calciatore assapora con gusto i momenti in cui è in campo, i periodi in cui può giocare con continuità, il calciatore è felice quando segna. Ma non sempre basta. Il calcio è una vetrina, non si sa cosa c’è in “bottega” se non ci si entra profondamente all’interno. Solo chi gioca o ha giocato a cacio sa perfettamente a cosa mi sto riferendo. Il calcio non è solo Barcellona e Real Madrid. Il calcio è piccole squadre, piccole società che lottano per andare avanti, il calcio vive grazie a lavoratori che dedicano la propria vita a rincorrere un pallone e che con passione sperano di arrivare in alto. Troppe volte questa speranza non si avvera. Nel calcio il posto fisso è per pochi, per pochi privilegiati.

Commenti

avatar Fra
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Conosco bene questo mondo, tanto sudore, tanto impegno ,sacrifici e troppi sogni infranti. Il calcio non è quello che vediamo in televisine, il calcio sopravvive solo grazie a tutti quei ragazzi che passano la vita sui campi in terra come quello del video.
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avatar Marì
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Bisognerebbe spiegarlo anche a molti genitori che si improvvisano Mister sottraendo al figli il piacere ed il gusto del gioco,con l'obbietivo di farne campioni e campioncini ed esponendoli invece troppo spesso a cocenti delusioni
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