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L'addio del vero Ronaldo

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Forse è il giocatore più forte al mondo, è di certo quello che muove più denaro e sponsor, Lionel Messi ha vinto l’ultimo Pallone d’Oro solo perché ha vinto la Champions League - ormai è da un po’ di anni che funziona così - ma in realtà lo meritava lui. Parlo di Cristiano Ronaldo, il suo viso domina la scena alla fermata della metrò “Santiago Bernabeu”, fermata gremita di persone quando il Real Madrid scende in campo. Fenomeno in campo e fenomeno mediatico, il più forte di tutti negli anni Zero, insieme a Zizou Zidane. Un romantico, un Sognatore come me però, nel momento in cui sente nominare il nome Ronaldo, deve porre al proprio interlocutore di specificare l’identità per esteso del giocatore. Luis Nazario da Lima Ronaldo, è lui il vero Ronaldo per noi nostalgici.
La parola “Fenomeno” è stata utilizzata nel calcio per identificare proprio il Brasiliano. Chi ama il calcio ama i personaggi come lui. Chi ama il calcio non ha dormito la notte che Ronaldo si frantumò per la seconda volta il ginocchio durante la finale di Coppa Italia 2000 contro la Lazio. Chi ama il calcio nella finale di Coppa del Mondo ’98 tifava Brasile solo perché c’era lui e si preoccupò nel vederlo scendere quella scaletta d’aereo in quel modo, pochi giorni dopo. Chi ama il calcio lo ricorda con affetto e nostalgia. Anche il motore di ricerca Google mi dà ragione, la prima voce che esce scrivendo nella ricerca “Ronaldo” è proprio la sua descrizione su Wikipedia. Google è da Soliti Sognatori, il Fenomeno è da Soliti Sognatori e vuole giocare il suo quinto Mondiale come solo i più grandi e in altri tempi hanno fatto.
Ronaldo ha annunciato che smetterà, che darà l’addio al calcio nel dicembre 2011, all’età di 35 anni, e prima ha promesso di vincere la Coppa Libertadores, uno dei pochi trofei che gli mancano. Sinceramente penso che gli sia andato tutto storto, nonostante i due Mondiali e i due Palloni d’Oro vinti. Il Fenomeno sarebbe potuto diventare il più forte di sempre. Le ginocchia fragili e un carattere a volte troppo debole hanno reso la strada del Brasiliano ardua e in salita. A Madrid lo avevano soprannominato “Gordo”, a Milano è stato visto come un “traditore”. Non è mai stato una bandiera, vero, però a volte certi personaggi vanno capiti e tutelati, sono il patrimonio del calcio. Avendo ormai compreso il ragionamento dei C.T. delle Nazionali - e in particolar modo quello del Brasile - per gente come lui, Ronaldinho, o Cassano, la Nazionale è solo una speranza, un sogno. E per sognare ci siamo noi, continuate a seguirci.

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