Freddo. La parola del giorno è: freddo
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Strati di vestiti messi a caso coprono me e le mie giornate. Nell’ordine: mutanda a fiori, collant argentato, gambaletti di lana a pois, leggins in jeans. Sopra: reggiseno leopardato, canottiera da muratore, camicia in lana e seta, maglione a righe lungo, piumino doppio strato e sciarpone. Ai piedi quasi sempre i miei stivaloni viola antipioggia e in testa il cappuccio.
Fino a un anno fa la mia tenuta giornaliera era più decorativa, forse perché oggi, dopo aver affrontato un colloquio con me stessa, mi sono resa conto di aver superato la fase adolescenziale. Ora, quando apro il mio vecchio guardaroba, quasi mi vergogno di aver speso tutti i miei risparmi in chili di paillettes, pellicce, lurex, oro/argento/fluo e tutto ciò che è visibile a km di distanza. Forse l’unica cosa che mi mancava era il giubbotto da operatore stradale della notte.
D’inverno non potevo uscire di casa senza gli stivali “orso polare scuoiato”, abbinati di giorno ad un bomber dello stesso pelo bianco e ai paraorecchi da bambina a forma di cuore; di notte quegli stivali erano indossati sotto hot pants dorati e micro top dello stesso colore, decorati da una quantità imbarazzante di monili, tra i quali ricordo: collane a forma di stereo ricoperte di finti swarovski, dadi attaccati alle orecchie, piercings all’ombelico talmente pesanti da farti piegare in avanti e ovviamente lucidalabbra-gioello Dior appeso al collo, della dimensione del mio pugno. Perché non aprire una parentesi anche sulle borse? C’era quella a forma di barboncino rosa, quell’altra farcita di spille e pupazzetti-portachiavi, un paio cucite da me che dopo due passi che le indossavo mi rimanevano in mano.
Forse dimentico qualcosa... a parte la collezione di Super Chicche al completo, formato ciondolo/perizoma/chi più ne ha più ne metta, forse è tutto. Se vi capitasse di aprire il mio armadio portatevi dietro un paio di occhiali da sole: le paillettes potrebbero accecarvi.
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