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L'Università pubblica ci mancherà

TUTTA LA VITA DAVANTI



Sono uno studente dell’Università di Torino. Il mio primo impatto con la sede centrale delle Facoltà Umanistiche, credo comune a quello di tanti altri ragazzi, ha destato qualche perplessità. Innanzitutto il termine con cui è chiamata, Palazzo Nuovo, sembra una presa in giro, dato che la struttura è vecchia, obsoleta, pare letteralmente cadere a pezzi. Nelle aule la maggior parte dei posti a sedere ha la sedia rotta o non ha il banco, per non parlare del numero di cicche e scritte. L’organizzazione il più delle volte è pessima. Lezioni improvvisamente saltate o rinviate, orari sballati, segreterie aperte col contagocce e poco personale a disposizione. Si paga una retta annuale di circa 1600 euro, aumentata di 400 euro dal 2004 - ancora poco rispetto ad altri Atenei la cui retta è di molto maggiore. Questa in ogni caso credo sia l’immagine che abbiamo della maggior parte delle Università pubbliche italiane. Ma quale il motivo di questa situazione?

In questi anni l’Università è stata presa d’assalto da vari tagli economici. Ai ricercatori sono state “tagliate le gambe”, quelli più fortunati sono andati giustamente all’estero a fare la fortuna di altri Paesi. I professori guadagnano poco in confronto al resto d’Europa, e in più si aggiungono i continui tagli di personale e il blocco delle assunzioni. Direi che siamo alla frutta. Il nostro diritto Costituzionale allo studio è a dir poco minato. Si rischia veramente un tracollo e come se non bastasse siamo nelle mani di Maria Stella Gelmini, il cui unico pensiero sembrano essere le pulizie nelle scuole, mentre il nostro sistema scolastico sta letteralmente andando a “puttane” - come del resto i nostri politici. Le nostre Università pubbliche avrebbero bisogno di un sostanzioso aiuto. E invece arriva come una mannaia la nuova finanziaria del nostro “amato” Ministro Tremonti. Il nuovo provvedimento, appena approvato, taglierà all’Università pubblica mille milioni di euro in cinque anni. Questo cosa significa? Significa la rapida fine delle Università pubbliche e le porte aperte ai privati nei Consigli di Amministrazione - nella stessa finanziaria le scuole vengono addirittura descritte come fondazioni di diritto privato. Questo fatto logicamente influirà in maniera pesante e del tutto negativa sull’autonomia e l’indipendenza degli Atenei.
Il rischio è di innescare un ciclo di crisi senza precedenti. Le Università, per far fronte ai tagli, dovranno immediatamente alzare le tasse d’iscrizione. Nonostante questo far quadrare i conti nei tre anni successivi sarà sempre più difficile. Ci sarà il rischio che gli Atenei non riescano a pagare gli stipendi ai pochi dipendenti che si saranno salvati dall’obbligata riduzione del personale. Una domanda viene spontanea, che futuro aspetta noi studenti? Potremo ancora avere tutti garantito il nostro Diritto allo studio o tornerà ad essere un privilegio elitario? Le premesse non sono un granché.

Commenti

avatar Nibbio
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Come sempre tante belle parole e fatti presentati alla luce "sinistra" di chi cerca di dare un significato politico a qualsiasi cosa, sicuramente chi scrive non ha avuto l'esperienza di prendersi i sassi in testa dal "Collettivo autonomo universitario" che ha deciso di occupare una stanza togliendola alla disponibilità di tutti con i disagi e i costi che questo comporta, non sa che i professori si sono attaccati alla generosa mammella governativa e hanno gestito le università come "territori di conquista" per gestire fondi, potere e ovviamente politica (è inutile che aggiunga che il mondo accademico è stato dagli anni 60 ad oggi completamente occupato dalla sinistra). Vedrete che con meno soldi a disposizione ci saranno meno distribuzioni e si faranno meglio gli interessi degli studenti. Questo ovviamente se toglierete la mortadella dagli occhi...
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avatar anto
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è vero che ci sono tanti difetti nel mondo dell'università, esiste una casta di docenti, di baroni che hanno usato e abusato delluniversità, è vero che c'è stato un potere politico ce si è servito delluniversità ma il risultato qualè? che gli studenti ci hanno rimesso per anni con strutture fatiscenti e docenti impreparati. la soluzione è tagliare qualunque investimento nel pubblico? gia siamo all'ultimo posto in europa per la ricerca, ora vederemo
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avatar Nibbio
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Forse quando i cari baroni (che grazie alla Gelmini avranno un duro colpo) avranno meno soldi da gestire e dovranno tenere in piedi i servizi essenziali, saranno costretti a limitare le spese, licenziare un bel po di parenti e leccaculo per non trovarsi in mezzo a una strada ed allora forse l'Università italiana migliorerà
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avatar Elena
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Questi tagli fatti con la mannaia lasciano perplessi perchè non è in questo modo che si colpisce il vergognoso ed indecente nepotismo che caratterizza i nostri atenei, oltre ad un malfunzionament o cronico .
Io ho sempre ritenuto che le università private fossero garanzia di qualità e merito.
Ho dovuto mio malgrado arrendermi all'evidenza ,ahimé anche loro devono far quadrare i conti che non sempre tornano....
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avatar Nibbio
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No, certo, si colpisce invece mettendo a disposizione dei baroni più fondi da distribuire agli accoliti, dimmi quale soluzione alternativa proponi, avanti, sono curioso...
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avatar Massimo
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Mi sono laureato quasi 20 anni fà (1992) e Palazzo N. era già più che fatiscente e le tasse universitarie sproporzionate già allora rispetto ai servizi,cioè disservizi offerti.
Temo però che l'università privata non sia purtroppo,in questo nostro strano Paese, la Soluzione.
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avatar Cinnamom
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I professori sono pagati poco perché lavorano poco. Ritardi ai ricevimenti, alle lezioni, appelli saltati. Per non parlare del resto dei dipendenti: poca informazione, poca cortesia, poca chiarezza. E il sito di Lettere è un disastro a livello di reperibilità delle informazioni. Se cominciassero a mettere a punto un sistema informatico decente risparmierebber o sulla burocrazia, sulle segreterie, sulla carta e sarebbe un sistema più snello e meno dispendioso. Ovviamente non c'è interesse.
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avatar Elena
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Soluzioni alternative non solo non ne ho , ma fatico a vederle .
Se seguissi ciò in cui credo , sarei per una privatizzazione di tutto il settore pubblico ,non solo dell' università.
Purtroppo però so anche essere realista e so che università private e scuole private con bilanci in rosso non sono certo garanzia di eccellenza come spesso promettono.
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avatar Nibbio
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Quindi la soluzione è lasciare tutto com'è?
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avatar simona
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é vero le premesse non sono un granchè però un pò di tagli ai molti rami secchi che sbarcano il lunario nei nostri atenei ed a spese non guasterebbero!
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avatar Elena
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No , non è certo lasciare tutto com'è , ma so che per le soluzioni ci sono fior di commissioni che dovrebbero magari fare scelte lungimiranti e nell' interesse della formazione degli studenti .e quindi nell' interesse del futuro del Paese e non per accontentare una baronia piuttosto che un'altra.
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